Acquista Harpegnathos venator, il cecchino | Antomas
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Harpegnathos venator

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Un cecchino dalle mandibole a falce. Harpegnathos venator resta immobile all'agguato in cima a un rametto, agita il gastro come chi prende la mira e si lancia sulla preda per paralizzarla con un veleno che dosa senza ucciderla. Le sue principesse non lasciano casa: si accoppiano dentro il nido e regnano insieme, più regine sorelle sotto lo stesso tetto, con operaie fecondate, le gamergate, come riserva. Costruisce nidi a due piani collegati da un imbuto e tappezzati di bozzoli. Una cacciatrice visiva dell'Asia meridionale e sud-orientale, paziente e affascinante, per allevatori con un po' di esperienza. Colonie con regina. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.


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Difficoltà: 3/5 – Intermedio

Cacciatrice all'agguato dalle mandibole a falce, originaria dell'Asia meridionale e sud-orientale. Colonie con regina, spesso più di una: vere regine alate; le gamergate (operaie fecondate che depongono uova) esistono, ma sono rare. 24–26 °C, 60–80 % di umidità, solo prede vive e niente diapausa.

Harpegnathos venator (Smith, 1858) è una ponerina grande e quasi nera dell'Asia meridionale e sud-orientale, armata di mandibole lunghe e ricurve a forma di falce: lo stesso nome del genere significa «mandibola a falce». È una delle cacciatrici solitarie più specializzate del mondo delle formiche: ha una vista eccezionale per una formica, individua la preda con gli occhi, la apposta immobile e le balza addosso per paralizzarla con un veleno che non uccide. Il nome scientifico dice tutto: venator in latino significa «cacciatore».

Vive dall'India settentrionale alla Cina meridionale, in colonie piccole, di poche decine di operaie, e, dopo la parente indiana H. saltator, è probabilmente la Harpegnathos più studiata. La sua vita sociale sorprende: le colonie hanno spesso più regine, sorelle che si accoppiano dentro il nido e restano a casa, e, ogni tanto, qualche gamergate, un'operaia fecondata che depone uova. Le colonie di Antomas provengono da diverse zone del suo areale: Vietnam, Thailandia e Cina.

Visto che molti arrivano a questa scheda chiedendosi chi deponga le uova in una colonia di Harpegnathos, partiamo proprio da qui.

Biologia

Regine, gamergate o regine ergatoidi?

È la domanda che ci fanno più spesso su questa specie, e nell'hobby girano tutte e tre le risposte. In breve: in H. venator a riprodursi sono soprattutto vere regine alate, spesso più di una per colonia; le gamergate esistono, ma sono rare; e di regine ergatoidi non ce n'è nessuna. Andiamo con ordine.

Regine vere. La regina di H. venator nasce con le ali e con tutte le strutture del torace necessarie per volare. A Hong Kong, Crosland trovò in estate regine vergini appena sfarfallate, tutte con le ali complete e nessuna con ali ridotte, e concluse che si tratta di regine, non di regine ergatoidi. Dopo l'accoppiamento perdono le ali, e a quel punto somigliano moltissimo a un'operaia (vedi «Una regina quasi identica all'operaia»).

Che cos'è una gamergate? Una gamergate è un'operaia fecondata che depone uova e fa da riproduttrice della colonia. Non ha ali e non le ha mai avute, non ha il corpo di una regina e, vista da fuori, è un'operaia come le altre; la differenza è dentro: si è accoppiata e le sue ovaie funzionano. La parola viene dal greco gámos, «matrimonio», ed ergátēs, «operaia»: letteralmente, «operaia sposata». L'ha proposta il mirmecologo William L. Brown ed è stata pubblicata per la prima volta da Peeters e Crewe nel 1984; quattro anni dopo, Peeters e Crozier la difesero con un argomento che riassume tutto: non tutte le femmine fecondate che depongono uova sono «regine».

Gamergate in H. venator: sì, ma poche. Uno studio sul campo in Thailandia, pubblicato nel 2022, ha trovato operaie fecondate in molte colonie con regina, ma pochissime deponevano uova. Solo il 14 % delle colonie era senza regina, e anche lì deponeva solo una piccola parte delle operaie fecondate: la specie si riproduce soprattutto tramite regine fecondate, e le gamergate sono il sistema di riserva. Lo studio dello stesso gruppo sulle uova trofiche le cita espressamente tra le femmine che si riproducono.

La regina ergatoide è un'altra cosa. È una regina permanentemente priva di ali: una casta regina, con un proprio sviluppo larvale, spesso più ovarioli delle operaie e un aspetto intermedio tra operaia e regina («ergatoide» significa «dall'aspetto di operaia»), che in molte specie sostituisce le regine alate. Non va confusa con una regina alata che ha perso le ali, né con un'intercasta, una forma intermedia anomala che compare sporadicamente e quasi mai si riproduce. In H. venator non si conoscono regine ergatoidi: le sue regine nascono alate.

Tre formiche, tre sistemi. Nella parente indiana H. saltator, le colonie con regina ne hanno una sola, le gamergate sono frequenti e, nell'India meridionale, circa metà delle colonie studiate funzionava senza regina, solo con gamergate. Nelle Diacamma, invece, la casta regina non esiste e si riproducono solo le gamergate. H. venator sta all'estremo opposto: regine, molte volte più di una, e gamergate di riserva.

Perché c'è tanta confusione? Perché a occhio nudo una regina senza ali, una gamergate e un'operaia di H. venator si somigliano molto: la regina pesa appena 1,4 volte un'operaia. Perché la terminologia è cambiata negli anni, e nell'hobby «gamergate» e «regina ergatoide» sono stati usati quasi come sinonimi. E perché è facile attribuire a tutto il genere il sistema di H. saltator, il più famoso; non a caso, alcuni negozi europei precisano di vendere colonie con «regina vera, non gamergate». Le colonie di Antomas hanno la regina: una, due o quattro, a seconda dell'opzione che scegli.

Le principesse non lasciano casa

In molte formiche, le principesse (le giovani regine ancora vergini) escono dal nido per il volo nuziale, si accoppiano lontano da casa e fondano una colonia tutta loro. In H. venator, molte non se ne vanno. In Thailandia, l'85 % delle colonie aveva regine fecondate senza ali; in più della metà ce n'erano diverse, e quasi tutte deponevano. Molte di queste regine erano chiaramente giovani, e in molte colonie convivevano anche regine senza ali ancora vergini. Tutto fa pensare a figlie che restano nel nido della madre, ciò che gli specialisti chiamano poliginia secondaria, e non a regine che fondano insieme. A Hong Kong, 5 delle 26 colonie scavate da Crosland avevano due regine.

E con chi si accoppiano? In laboratorio si è visto che regine alate e operaie si accoppiano dentro il nido con maschi fratelli, e che poi le regine perdono le ali e restano. Un'altra stranezza osservata in laboratorio: le regine appena sfarfallate vengono spesso attaccate dalle operaie, ma col tempo si tolgono le ali e finiscono per cacciare e accudire la covata come se fossero operaie.

Perché restare? L'ipotesi dei ricercatori ha a che fare con lo spazio. H. venator nidifica su scarpate di terra nuda, e in Thailandia pochissimi dei siti apparentemente adatti erano occupati, come se i buoni posti per nidificare scarseggiassero. Con pochi posti dove stabilirsi, conviene ereditare il nido. H. saltator, che vive in pianure soggette a inondazioni, un habitat instabile, avrebbe invece tutto da guadagnare dalla dispersione in volo. Questo non vuol dire che H. venator non voli: Crosland vide alati di entrambi i sessi a seconda della stagione. Quello che nessuno ha studiato è la fondazione di una colonia da parte di una regina sola: i negozi parlano di fondazione semi-claustrale, con la regina che esce a cacciare, ma mancano dati scientifici, e la fondazione da parte di più regine insieme non è documentata.

Uova trofiche: un menù riservato ai reali

Le formiche non depongono uova solo per allevare la covata: molte specie depongono anche uova trofiche, uova «da mangiare», che non si sviluppano e servono da cibo. In H. venator, uno studio del 2022 ha visto che a deporle sono le femmine che non si riproducono: operaie vergini, regine vergini e operaie fecondate che non depongono uova fertili. E ha scoperto una curiosità: a mangiarle erano sempre le regine fecondate o le gamergate. Un menù esclusivo per i reali.

Non è certo un banchetto: ogni femmina depone in media un uovo trofico ogni due giorni e cinque ore e mezza (0,0187 uova per individuo all'ora), e le riproduttrici si nutrono sia di prede sia di uova trofiche. Il loro valore nutritivo sembra modesto, ed è stato proposto che la loro vera funzione sia tenere in esercizio le ovaie delle deponenti di riserva (è un'ipotesi). Torna con quanto osservato in laboratorio: quando si toglie la regina, le femmine che deponevano uova trofiche passano subito a deporre uova riproduttive. Una colonia pronta a coprire qualsiasi perdita.

Una regina quasi identica all'operaia

In molte formiche, la regina è molto più grande e pesante delle operaie. In H. venator, no. Crosland pesò, a secco, 10 regine e 100 operaie di Hong Kong: la regina pesa in media 16,5 mg e l'operaia 11,5 mg, cioè appena 1,4 volte di più. Per Crosland, questo dimorfismo minimo tra regina e operaia è un carattere primitivo.

A separarle è piuttosto il torace: quello della regina, fatto per volare, è largo circa 2,25 mm, quello dell'operaia circa 1,67 mm, senza sovrapposizione tra i due intervalli. Bingham la descrisse nel 1903 come molto simile all'operaia, con torace e gastro più robusti, gli ocelli (i piccoli occhi semplici) al centro della fronte e il gastro con punti lunghi e allungati. Per questo, nella tua colonia, la regina si riconosce dal torace più largo e dalle cicatrici delle ali, più che dalle dimensioni.

Un nido a due piani collegati da un imbuto

Crosland scavò 26 nidi a Hong Kong tra il 1992 e il 1993, e seguivano tutti lo stesso schema: due camere a forma di disco, leggermente bombate al centro, una sopra l'altra (solo una colonia, di 59 operaie, aveva una terza camera irregolare). L'unico collegamento tra le due è un imbuto di circa 2 cm di diametro, con un'apertura di appena 5–8 mm, che sbocca a circa 2 cm dal pavimento della camera inferiore, con il bordo rivolto verso l'alto. Operaie e regine passano quasi tutto il tempo nella camera superiore, raggruppate in piccole «alcove».

L'ingresso è altrettanto particolare: un camino di circa 3 cm di diametro che sporge di 1–4 cm dalla scarpata, con un'apertura centrale stretta e aperta tutto l'anno (l'ingresso che si chiude di notte è quello di H. saltator). A che serve un imbuto così? Crosland ipotizza che la camera superiore aiuti a sfuggire agli artropodi predatori che si infilano nel nido, e c'è chi ha persino supposto che le formiche raggiungano l'apertura dell'imbuto con un salto, cosa che nessuno ha verificato.

In Thailandia lo schema si ripete: ingresso a camino, con un imbuto di circa 3 cm, e due o tre camere, spesso una sopra l'altra. Un progetto da architetto che la specie replica in luoghi separati da migliaia di chilometri.

Camere tappezzate di bozzoli e una discarica in cantina

All'interno, i nidi thailandesi erano ancora più curati: camere dal pavimento piatto e liscio, con pavimento e pareti «tappezzati» di frammenti di bozzoli, e, sotto, una camera più piccola, dal fondo irregolare, che faceva da discarica. È lo stesso trucco noto in H. saltator, che riveste le pareti con strisce di bozzoli vuoti e altri resti, forse per mantenere il nido asciutto (è un'ipotesi), e che porta anch'essa i rifiuti in una camera a parte.

In casa non serve riprodurre questa architettura: in laboratorio vivono senza problemi in nidi di gesso, e le loro larve hanno bisogno, questo sì, di un po' di substrato fine per il bozzolo (vedi «Formicai consigliati»). Quello che conviene copiare è l'ordine: rifiuti lontano dalla covata, e rimossi spesso.

Un cecchino che agita il gastro

In Antomas lo vediamo ogni giorno: negli istanti che precedono l'attacco, l'operaia fa un movimento frenetico del gastro, come un cecchino che prende la mira prima di sparare. La sua caccia all'agguato ricorda più quella di un predatore vertebrato che quella di una formica qualsiasi.

Nel 2021 un gruppo di ricerca cinese ha descritto la sua caccia passo per passo, e quel gesto è la prima fase:

  1. L'operaia resta ferma, agitando il gastro, davanti alla preda.
  2. Salta e la afferra con le mandibole.
  3. Piega il corpo a C e la punge con il pungiglione.
  4. Dopo circa 10 s smette di pungere e porta la preda al nido.

A volte cambia tattica: agita il gastro, tocca la preda con le antenne e decide se attaccare o andarsene. Caccia soprattutto da sola, anche se, quando le prede abbondano, si è osservata qualche semplice caccia collettiva. A cosa serva esattamente il movimento del gastro resta poco chiaro. Non si sa nemmeno a che ore cacci in natura: le prove sono state fatte al mattino, e il «crepuscolare» che si legge su alcuni negozi non ha basi scientifiche.

Veleno su misura: dosano la puntura

Il veleno di H. venator paralizza senza uccidere: gli scarafaggi punti restavano completamente immobili. Ma non pungono sempre allo stesso modo. Nie e colleghi hanno visto che pungono più a lungo le prede più attive e più grandi, e che, in un'osservazione di 48 h, gli scarafaggi punti per 13–20 s impiegavano più tempo a riprendersi di quelli punti per 0–9 s.

La loro interpretazione: le operaie dosano il veleno in base alla preda, senza sprecarne una goccia, e forse così riescono a conservare prede vive, paralizzate e «fresche», per la colonia (è un'inferenza degli autori). Torna con quello che vediamo in Antomas: la preda non muore, e la colonia ha cibo fresco più a lungo.

Prede morte? No, grazie

Lo stesso studio ha offerto alle operaie scarafaggi uccisi con acqua bollente: non li hanno attaccati. E agli scarafaggi senza zampe, che non potevano muoversi, hanno dato solo punture brevissime. A risvegliare l'istinto predatorio è il movimento. Per questo preferivano ninfe piccole o medie e molto attive, di circa 0,6 e 1,2 cm, agli adulti grandi, di circa 2 cm.

Un dettaglio che ci piace molto: una delle prede con cui hanno avuto più contatti è stata Blatta lateralis, la blatta runner, che molti allevatori conoscono come Shelfordella lateralis ed è la nostra preferita per nutrirle (vedi «Alimentazione»). L'altra era la cavalletta del riso, Oxya chinensis; e quelle che portavano più spesso al nido erano blatte e grilli.

È la base scientifica di quello che in Antomas diciamo da sempre: dare solo prede morte di solito è inutile, se non dannoso, per la colonia, perché spesso non le riconoscono nemmeno come cibo.

Harpegnathos venator (Anthouse)

Harpegnathos venator in un video di Anthouse.

Mandibole a doppia fila che ispirano pinze robotiche

Le mandibole di H. venator sono lunghe, ricurve come una falce e, viste da vicino, un piccolo capolavoro di ingegneria. Un gruppo di ingegneri cinesi le ha studiate nel 2020 e nel 2021: hanno una doppia fila di denti nella parte centrale e sulla punta, che trattiene la preda con presa salda e stabile, e, alla base, una concavità liscia con cui trasportano le uova senza danneggiarle; inoltre possono ruotare su due assi perpendicolari. Gli autori le presentano come una specializzazione di design e le propongono come modello per costruire pinze robotiche.

Nell'esperienza di Antomas, le stesse mandibole che bloccano un grillo che scalcia permettono anche una manipolazione precisa di uova e larve dentro il nido. E, anche se sembrano d'intralcio, non impediscono loro di bere: bevono senza problemi dal cotone umido di una provetta d'acqua.

«The Jumping Ant» di Hong Kong: timida e senza fretta

A Hong Kong, un libro del 1982 sugli insetti della regione la presentava come «The Jumping Ant», cioè la formica che salta. E salta, sì, ma non come ci si aspetterebbe. Bingham scrisse nel 1903 che le Harpegnathos fanno salti sorprendenti quando si spaventano, ma che di norma non saltano per spostarsi. Nella parente H. saltator sono stati misurati salti di circa 2 cm in altezza e 10 cm in lunghezza, spinti contemporaneamente dalle zampe medie e posteriori; su H. venator non esistono studi sul salto.

Nell'esperienza di Antomas, fanno fatica a saltare verso l'alto: la loro strategia è arrampicarsi su una parete o su un rametto e piombare sulla preda dall'alto, come un predatore in imboscata. Per questo conviene mettere rametti o decorazioni nell'area di foraggiamento: è il loro modo preferito di cacciare e uno spettacolo bellissimo da osservare.

E il carattere? Crosland descrisse le operaie come notevolmente timide e dal ritmo tranquillo. Niente a che vedere con l'immagine di una predatrice feroce: è una cacciatrice paziente, che osserva a lungo prima di agire.

Un nome con una storia: da Drepanognathus a Harpegnathos

Frederick Smith la descrisse nel 1858 come Drepanognathus venator, a partire da un'operaia del British Museum etichettata «Madras» (oggi Chennai) e donata da una certa «Mrs Capt. Hamilton». Smith creò il genere Drepanognathus perché credeva che il nome Harpegnathos fosse già occupato, cosa che non era necessaria. Per mezzo secolo la specie è passata da un genere all'altro: Roger ed Emery la spostarono in Harpegnathos, Mayr e Dalla Torre la riportarono in Drepanognathus, e Bingham la chiamava ancora così nel 1903. Ecco perché l'autore è tra parentesi: (Smith, 1858). E la località tipo conserva il suo piccolo mistero: Bingham la annotò con un punto interrogativo, perché tutte le altre sue segnalazioni erano dell'India settentrionale e della Birmania.

Ha due sottospecie descritte, nessuna delle quali revisionata con metodi moderni:

  • H. venator rugosus (Mayr, 1862), descritta a partire da una regina di Hong Kong raccolta durante la spedizione austriaca della fregata Novara.
  • H. venator chapmani Donisthorpe, 1937, del monte Makiling (Luzon, Filippine): una «varietà nera» basata su un esemplare che Wheeler e Chapman avevano erroneamente identificato come rugosus nel 1925, e il cui olotipo non è stato possibile rintracciare.

Non si sa a quale sottospecie appartengano le colonie in commercio, vendute tutte come H. venator (quelle di Hong Kong rientrerebbero, in linea di principio, in rugosus).

E i nomi? Harpegnathos unisce il greco hárpē, «falce», e gnáthos, «mandibola»: «mandibola a falce», per quelle mandibole lunghe e ricurve. In cinese è chiamata 猎镰猛蚁, più o meno «ponerina cacciatrice a falce», e in giapponese il genere è クワガタハリアリ, la «ponerina cervo volante», per le mandibole che ricordano quelle di questo coleottero.

Dall'India alla Cina meridionale: una formica delle scarpate

H. venator ha una distribuzione ampia: India settentrionale (Dehradun, Sikkim, Assam), Nepal, Bangladesh, Birmania, Thailandia, Laos, Vietnam e Cina meridionale, dallo Yunnan a Hong Kong e Macao, passando per Guangxi, Guangdong, Fujian e Hainan. Le segnalazioni di Malesia, Singapore o Borneo sono dubbie (potrebbe trattarsi di altre specie del genere), e nelle Filippine è stata segnalata solo la sottospecie chapmani. Delle circa 300 osservazioni raccolte in GBIF, più della metà provengono da Hong Kong.

Il suo habitat è molto preciso: scarpate di terra nuda. A Hong Kong, Crosland trovò i nidi su ripide scarpate d'argilla lungo i sentieri, in mezz'ombra, in un bosco misto rimboschito dal 1945, con un po' di muschio e felci. In Thailandia, sulle scarpate di sbancamento lungo le strade. In Vietnam, dove è considerata rara, ai margini del bosco e in boschi radi, con un nido accanto a una strada sterrata. E in Birmania, Bingham la segnalò a Maymyo, a circa 900 m di quota.

Le colonie sono piccole: a Hong Kong, da 8 a 72 operaie, con una media di 35; le colonie del Guangxi studiate in laboratorio avevano una regina, 15–30 operaie e 4–8 larve. Le cifre di «200–400 operaie» riportate da alcuni negozi non hanno basi scientifiche. Il genere conta nove specie, dall'India alle Filippine e a Giava; in Antomas abbiamo anche la parente indiana, H. saltator, e la filippina H. honestoi.

Il clima di casa sua: monsone d'estate, inverno a seconda dell'origine

Il suo areale è ampio, e così il suo clima: va dalla Cina meridionale e Hong Kong al Vietnam settentrionale e centrale e alla Thailandia settentrionale. Le normali climatiche ufficiali di Hong Kong, Canton, Nanning, Qinzhou, Hanoi, Huế e Chiang Mai lo descrivono così:

  • Estate (maggio–settembre). Molto simile in tutto l'areale: medie di 27–29 °C e massime di 31–35 °C, con il monsone, che porta molta pioggia e un'umidità elevata. A Hong Kong cadono circa 2.430 mm l'anno, più della metà tra giugno e agosto, con un'umidità relativa dell'81–83 % in piena estate.
  • Inverno (dicembre–febbraio), a seconda dell'origine. Nella Cina meridionale, a Hong Kong e ad Hanoi ci sono da 3 a 5 mesi con medie sotto i 20 °C, e gennai con 13–16 °C di media, con notti di 10–15 °C. A Chiang Mai (Thailandia settentrionale) e Huế (Vietnam centrale), invece, un vero inverno non c'è: la media non scende sotto i 20–22 °C circa, e rinfrescano solo le notti, fino a 16–18 °C; a Chiang Mai, inoltre, l'inverno è secco.
  • Primavera e autunno. Aprile e ottobre, con medie di circa 23–26 °C in quasi tutto l'areale, sono i mesi più vicini ai 24–26 °C che consigliamo in casa.

La durata del giorno cambia poco: circa 11 h in inverno e circa 13 h in estate.

E il nido attenua ancora di più questo clima. A Hong Kong, Crosland trovò i nidi su scarpate d'argilla nella mezz'ombra del bosco, e in Thailandia su scarpate stradali; in quella terra, che trattiene l'umidità del monsone, il caldo estivo e il fresco invernale arrivano smorzati (è un'interpretazione: la temperatura all'interno dei nidi non è stata misurata). Per questo in casa le si addicono tanto un nido di gesso umido e temperature stabili.

Dimensioni e morfologia

Ponerina grande e slanciata, con lunghe mandibole a falce, occhi grandi, torace allungato e zampe lunghe.

  • Colorazione. Secondo Bingham (1903), l'operaia è nera, con mandibole, clipeo, carene antennali e zampe giallo-brunastre, antenne castane e l'estremità del gastro rossastra. Dal vivo, le lunghe mandibole spiccano con una tonalità bruno-ferruginosa sul corpo nero.
  • Scultura. Capo e torace con punteggiatura grossolana e fitta, come un setaccio; gastro con punteggiatura reticolata fine, opaco; peli chiari, corti, eretti e radi.
  • Rispetto alle parenti. H. saltator ha capo, torace e peziolo rossastri e il gastro nero, liscio e lucido; H. honestoi ha capo e parte anteriore del torace arancioni e il capo striato. H. venator è quasi interamente nera, con il capo punteggiato e il gastro opaco.
  • Mandibole. Lunghe, ricurve e a forma di falce, con doppia fila di denti e una concavità alla base per trasportare le uova (vedi «Mandibole a doppia fila che ispirano pinze robotiche»).
  • Occhi. Grandi, agli angoli anteriori del capo: è una cacciatrice che si orienta con la vista, e il suo sistema visivo è eccezionale per una formica.
  • Pungiglione. Funzionale, con un veleno che paralizza la preda senza ucciderla.
  • Regina. Nasce alata, con il torace completo di una volatrice, e perde le ali dopo l'accoppiamento. È molto simile all'operaia, un po' più grande, con torace e gastro più robusti e gli ocelli al centro della fronte, e pesa appena 1,4 volte un'operaia. Si riconosce dal torace più largo e dalle cicatrici delle ali.
  • Gamergate. Da fuori, un'operaia: non ha caratteri che la distinguano.
  • Maschio. Più piccolo, alato, con mandibole larghe alla base e appuntite verso l'estremità, non a falce; capo rettangolare e più largo che lungo (in H. saltator è più lungo che largo); occhi più piccoli di quelli della regina; torace e peziolo bruno-nerastri, capo e gastro giallo-rossastri.
  • Sviluppo. Come in molte ponerine, le larve mangiano direttamente dalla preda e, prima di impuparsi, tessono un bozzolo, per il quale hanno bisogno di materiale fine; le operaie le aiutano ricoprendole di particelle. Secondo gli allevatori, dall'uovo all'operaia passano circa 2,5–3,5 mesi.

Misure indicative

  • Operaie: 15–18 mm (Bingham indica 16–18 mm)
  • Gamergate: come le operaie
  • Regina: 18–20 mm
  • Maschio: circa 10 mm
  • Larghezza del torace: regina 2,25 mm (2,20–2,35); operaia 1,67 mm (1,45–1,90)
  • Peso secco: regina 16,5 mg (15,5–17,0); operaia 11,5 mg (8,0–14,5)

Le lunghezze sono misure storiche (Bingham, 1903); larghezze e pesi sono di Crosland (1995), su 10 regine e 100 operaie di Hong Kong. Non esiste una morfometria moderna della specie.

Allevamento in cattività

Difficoltà: 3/5 – Intermedio

I parametri sono semplici: circa 25 °C stabili e un nido di gesso umido, come nel laboratorio che l'ha studiata. La vera difficoltà sta in tre cose: un'umidità sempre alta, stabile e senza ristagni; una fornitura costante e abbondante di prede vive, perché mangia solo proteine; e la pazienza, perché cresce lentamente e le sue colonie sono piccole per natura. I negozi la classificano di solito come «avanzata», e qualcuno come una delle ponerine più difficili da far partire; in Antomas la collochiamo a un livello intermedio: con una colonia già formata e le indicazioni di questa scheda, è una specie che dà grandi soddisfazioni.

E ne vale davvero la pena. Operaie grandi e nere, con mandibole a falce, che ti seguono con lo sguardo, salgono in cima a un rametto, restano immobili all'agguato, agitano il gastro e si lanciano sulla preda. E, dentro il nido, una società unica: più regine sorelle sotto lo stesso tetto, uova trofiche riservate ai reali e, chissà, qualche gamergate. Una specie piccola nei numeri ed enorme nel comportamento.

Parametri consigliati

  • Temperatura: 24–26 °C, stabile. Il laboratorio che l'ha studiata la teneva a 24 ± 2 °C, e gli allevatori stanno di solito tra 24 e 28 °C. Nel suo areale le estati hanno medie di circa 27–29 °C, e in parte di esso l'inverno è fresco (vedi «Il clima di casa sua»); in Antomas la teniamo a temperatura costante tutto l'anno, a 24–26 °C.
  • Umidità del nido: 60–80 %, sempre alta e stabile (in laboratorio, il 70 %).
  • Area di foraggiamento: un po' più asciutta del nido, illuminata e con acqua sempre a disposizione (una provetta con acqua e cotone).
  • Tipo di nido: di materiali naturali che trattengano e distribuiscano l'umidità, meglio se di gesso. Non è una specie per nidi asciutti né per nidi in acrilico senza un buon sistema di idratazione.
  • Luce: basta lasciare loro una zona buia nel nido e l'area di foraggiamento illuminata; in laboratorio si è usato un ciclo di 14 h di luce e 10 h di buio.
  • Diapausa: non la fa (vedi «Diapausa»).

Questa specie ha bisogno di umidità sempre alta, e stabile, perché è sensibile agli sbalzi: lasciarla disidratare è un errore piuttosto grave. Un nido che si secca mentre le larve crescono in fretta provoca mute fallite e larve morte; uno troppo bagnato inzuppa i bozzoli, che non arrivano a schiudersi, e porta muffa e acari. La regola dei laboratori che allevano Harpegnathos: gesso umido, «che al tatto non sembri polveroso», ma ancora in grado di assorbire tutta l'acqua che si aggiunge, bagnato con acqua deionizzata (in casa, distillata), perché i sali riducono l'assorbimento del gesso. Una buona ventilazione aiuta a evitare gli acari.

Formicai consigliati

In Antomas consigliamo la linea Qbik Wild di Anthouse, in gesso, e in particolare la versione ibrida: un serbatoio inferiore di evaporazione, separato dalle gallerie, trasmette l'umidità attraverso una rete (con carbone attivo perché l'acqua non ristagni), ed è completata da un abbeveratoio laterale a provetta. Il formato giusto è il Duo: il Qbik Wild Duo P 2C Ibrido, pensato per formiche grandi.

In alternativa, la stessa linea con sistema a evaporazione (l'acqua non tocca mai le camere) o con il sistema normale (provetta d'acqua ricaricabile):

Completa l'allestimento con questi cinque accorgimenti:

  • Area di foraggiamento ampia, possibilmente con coperchio ventilato: con questa specie, una buona zona di caccia conta più delle dimensioni del nido. Come riferimento, in laboratorio una scatola di 20 × 12 × 7 cm bastava per una colonia di 15–30 operaie.
  • Rametti o decorazioni nell'area di foraggiamento: adorano salirci sopra, o sulle pareti, per saltare sulla preda dall'alto. È il loro modo preferito di cacciare e un comportamento bellissimo da osservare.
  • Substrato fine nell'area di foraggiamento e nel nido (fibra di cocco, segatura o terra fine, meglio se sterilizzati qualche giorno in congelatore): le larve ne hanno bisogno per tessere il bozzolo, e le operaie le aiutano ricoprendole di particelle.
  • Acqua sempre a disposizione: per le specie con mandibole lunghe come questa, in Antomas consigliamo una provetta con acqua e cotone nell'area di foraggiamento; bevono dal cotone senza problemi.
  • Camere ampie, e niente provette come alloggio: con le loro lunghe mandibole fanno fatica a girarsi negli spazi stretti. In natura vivono in camere larghe, a forma di disco.

Colonie con una, due o quattro regine

In Antomas vendiamo colonie di H. venator con una, due o quattro regine, a seconda dell'opzione che scegli. Avere più regine è la norma in questa specie: in Thailandia, più della metà delle colonie con regina ne aveva diverse, quasi tutte deponenti. Le colonie con più regine arrivano, in genere, già formate così. Non è però possibile garantire che tutte le regine siano fertili e deponenti, ed è anche questo naturale: in natura molte colonie hanno, accanto alle regine fecondate, qualche regina senza ali ancora vergine (vedi «Le principesse non lasciano casa»), e non tutte le regine fecondate depongono per forza. L'importante è che la colonia abbia regine che depongono, e lo vedrai dalla covata. E una regola senza eccezioni: non si possono unire regine né colonie. Non provarci, nemmeno con regine della stessa specie acquistate separatamente.

Non stupirti se vedi una regina fuori dalla camera o addirittura a caccia: in laboratorio si è visto che le giovani regine, una volta perse le ali, a volte lavorano come operaie. Per riconoscerle, guarda il torace, più largo, e le cicatrici delle ali.

Gamergate in casa. Possono comparire, anche se meno che in H. saltator: in natura ci sono operaie fecondate in molte colonie con regina, ma quasi mai depongono finché ci sono regine che lo fanno. Se un giorno ne comparisse una, staresti assistendo a qualcosa che in questa specie è considerato raro.

Se la colonia resta senza regine, non avere fretta: aspetta di vedere se qualche operaia fecondata prende il testimone, o se nascono maschi che fecondino qualche operaia. In laboratorio, quando si toglie la regina, le femmine che deponevano uova trofiche passano subito a deporre uova riproduttive. Solo se non ci sono operaie fecondate né nascono maschi, le nuove deponenti darebbero soltanto maschi, perché dalle uova non fecondate nascono sempre maschi (è una deduzione). E se hai dubbi, scrivici: ti aiutiamo volentieri.

Arrivo. Sistema la colonia in un luogo tranquillo e a temperatura stabile, con la sua zona buia nel nido, e offrile subito acqua: dopo il viaggio di solito arrivano assetate. I primi giorni sono i più delicati: possono essere spaventate e ammassate, ma con la loro ottima vista si adattano presto. Rimuovi le operaie morte durante il viaggio. Per trasferirla nel formicaio, in Antomas lo facciamo per rovesciamento: rovesciamo la colonia nel nuovo formicaio.

Pazienza. Dall'uovo all'operaia passano circa 2,5–3,5 mesi, e in natura le colonie contano in media circa 35 operaie. Con cibo abbondante possono crescere di più, ma non aspettarti in poco tempo un formicaio con centinaia di operaie: il suo fascino sta nella qualità, non nella quantità.

Alimentazione

Questa specie mangia solo proteine: niente zucchero né nettare. La maggior parte degli allevatori concorda sul fatto che non accetta acqua zuccherata né miele.

In Antomas consigliamo di nutrirla almeno 3–4 volte alla settimana, soprattutto con prede vive: grilli, blatte e mosche di una taglia che possano sopraffare, meglio ninfe piccole o medie e attive, di circa 0,5–1,2 cm. La nostra preferita è la blatta runner (Shelfordella lateralis), con meno rischio di acari, a cui questa specie è sensibile; è anche una delle prede con cui le operaie hanno avuto più contatti nello studio sulla sua caccia. Gli allevatori usano anche ragni saltatori, termiti alate, falene o larve di mosca. Cambia tipo di insetto da una settimana all'altra, così non mangiano sempre la stessa cosa.

Perché vive? Il suo veleno paralizza senza uccidere, e la preda resta «fresca» più a lungo. Inoltre, le prede morte non suscitano quasi nessun interesse: sul campo non hanno attaccato nemmeno blatte appena uccise. Dare solo prede morte di solito è inutile, se non dannoso, per la colonia, e in più ti perderesti il meglio: la caccia.

Mangiano molto. Quando ha fame, la colonia si mangia la propria covata: è una delle cause di insuccesso più comuni. Come riferimento, per la parente H. saltator un allevatore raccontava che 40 operaie mangiavano più di 20 grilli alla settimana e che con meno non allevavano covata. Regola la quantità sulla covata: più larve, più prede.

Più mangiano, meglio e più in fretta crescono. È la filosofia di Antomas: se fai manutenzione ogni giorno e togli gli avanzi, è meglio sovralimentare, perché le formiche capiscono di avere più risorse e crescono più in fretta e in numero maggiore. Se non riesci a pulire spesso, meglio non sovralimentare: il cibo avanzato marcisce e porta muffa e acari.

Lascia la preda alla portata delle larve. Come in molte ponerine, le operaie non nutrono le larve bocca a bocca: le larve mangiano direttamente dalla preda, e sono così mobili da farla a pezzi da sole. Una larva ben nutrita è tondeggiante e di un bianco grigiastro lucido; una denutrita è piccola, raggrinzita e giallastra.

Attenzione ai grilli trattati con insetticidi o acaricidi: possono uccidere la colonia. Compra da un fornitore di fiducia; un trucco da allevatore: se nella scatola dei grilli ci sono ragni vivi, probabilmente non sono trattati. Togli gli avanzi a ogni pasto, prima che facciano muffa e acari, e non far mai mancare l'acqua nella provetta con il cotone.

Diapausa

Non fa diapausa. Gli allevatori concordano sul fatto che non ne ha bisogno, e non conosciamo studi che indichino il contrario. Il suo areale è ampio: in una parte l'inverno è fresco (nella Cina meridionale, a Hong Kong e nel Vietnam settentrionale gennaio ha medie di circa 13–16 °C), mentre in un'altra, come la Thailandia settentrionale o il Vietnam centrale, l'inverno quasi non c'è; le estati, invece, hanno medie di circa 27–29 °C in tutto l'areale. In Antomas la teniamo attiva e a temperatura costante tutto l'anno, a 24–26 °C, senza alcun calo invernale. Evita però gli sbalzi di temperatura.

Comportamento in cattività

È una formica molto visiva: un allevatore racconta che le sue operaie lo seguivano con lo sguardo per la stanza. E il suo modo di cacciare è uno spettacolo: nell'esperienza di Antomas, di solito salgono sulle pareti dell'area di foraggiamento o su un rametto e saltano sulla preda dall'alto, dopo essere rimaste immobili ad agitare il gastro. Sono ottime arrampicatrici: per questo conviene mettere rametti o decorazioni nell'area di foraggiamento.

Il temperamento è tranquillo: timida e dal ritmo calmo, come la descrisse Crosland, un po' spaventata all'inizio con l'allevatore e, nell'esperienza di Antomas, con colonie piccole e poco gerarchizzate. Le colonie con più regine convivono normalmente: è il loro modo naturale di vivere.

Come osservarle senza disturbarle. In Antomas pensiamo che le formiche siano fatte per essere godute, osservate e per imparare da loro, non per tenerle nascoste. Con specie dalla vista così buona è ancora più facile, perché si abituano alla tua presenza. Basta lasciare loro la zona buia nel nido e l'area di foraggiamento illuminata, e osservarle con delicatezza, intervenendo e stressandole il meno possibile.

Segnali d'allarme: se la covata sparisce, quasi sempre manca cibo; se le larve appaiono piccole, raggrinzite e giallastre, anche; e se la colonia si ammassa in un angolo e smette di allevare covata, controlla temperatura e umidità.

Fughe e barriere

Nell'esperienza di Antomas, sono ottime arrampicatrici, ma non sono fuggitive. Si arrampicano quasi ovunque, anche sul vetro, ma non cercano vie d'uscita, e fanno fatica a saltare verso l'alto.

Per questo, in Antomas consigliamo un coperchio ventilato, se possibile, e non serve altra barriera. Controlla però tappi, giunzioni e raccordi: qualsiasi fessura è una via d'uscita per una formica che si arrampica così bene.

Manipolazione e sicurezza

Ha un pungiglione funzionale e può pungere le persone. In pratica, niente panico: nell'esperienza di Antomas, una Harpegnathos non ci ha mai fatto male; in alcune persone la puntura ha arrossato e gonfiato un po' la zona, e niente di più. Detto questo, in Antomas consigliamo di maneggiarla sempre con strumenti entomologici (pinzette morbide o pennello), mai a mani nude, e di fare attenzione se sei allergico alle punture di imenotteri. Lavora con calma, soprattutto durante la pulizia o il rovesciamento, per non perdere né ferire nessuna regina. È una specie esotica: non va mai liberata in natura.

Cosa non fare

  • Offrirle zucchero, nettare o miele: mangia solo proteine.
  • Nutrirla solo con prede morte: spesso non le riconosce nemmeno come cibo.
  • Darle poco cibo: la fame finisce in cannibalismo della covata.
  • Darle sempre lo stesso insetto, o grilli che potrebbero essere trattati con insetticidi o acaricidi.
  • Lasciare avanzi di prede nel nido o nell'area di foraggiamento.
  • Lasciarla disidratare: ha bisogno di umidità sempre alta e di acqua sempre a disposizione.
  • Inzuppare il gesso o bagnare i bozzoli, o cambiare all'improvviso temperatura o umidità.
  • Allestirla senza substrato fine: le larve ne hanno bisogno per il bozzolo.
  • Alloggiarla in provetta: con le sue lunghe mandibole fa fatica a girarsi.
  • Lasciare l'area di foraggiamento vuota, senza rametti né decorazioni da cui lanciarsi a caccia.
  • Maneggiarla a mani nude.
  • Unire regine o colonie: non si può.
  • Farle fare la diapausa.
  • Tenerla nascosta: è fatta per essere osservata e goduta; fallo con delicatezza, intervenendo il meno possibile.

Fonti scientifiche

Questa scheda è stata redatta a partire dalla letteratura scientifica su Harpegnathos venator e sul suo genere e dall'esperienza di Antomas e di altri allevatori. Riferimenti principali:

  1. Peeters, C. & Crewe, R. M. (1984). Insemination controls the reproductive division of labour in a ponerine ant. Naturwissenschaften 71: 50–51. doi:10.1007/BF00365989
  2. Peeters, C. & Crozier, R. H. (1988). Caste and reproduction in ants: not all mated egg-layers are «queens». Psyche 95: 283–288. doi:10.1155/1988/52368
  3. Peeters, C. (1991). Ergatoid queens and intercastes in ants: two distinct adult forms which look morphologically intermediate between workers and winged queens. Insectes Sociaux 38: 1–15. doi:10.1007/BF01242708
  4. Baroni Urbani, C. et al. (1994). A novel mechanism for jumping in the Indian ant Harpegnathos saltator (Jerdon) (Formicidae, Ponerinae). Experientia 50: 63–71. doi:10.1007/BF01992052
  5. Peeters, C., Hölldobler, B., Moffett, M. & Musthak Ali, T. M. (1994). «Wall-papering» and elaborate nest architecture in the ponerine ant Harpegnathos saltator. Insectes Sociaux 41: 211–218. doi:10.1007/BF01240479
  6. Crosland, M. W. J. (1995). Nest and colony structure in the primitive ant, Harpegnathos venator (Smith). The Pan-Pacific Entomologist 71: 18–23. Testo completo su archive.org
  7. Peeters, C. & Hölldobler, B. (1995). Reproductive cooperation between queens and their mated workers: the complex life history of an ant with a valuable nest. PNAS 92: 10977–10979. doi:10.1073/pnas.92.24.10977
  8. Schmidt, C. A. & Shattuck, S. O. (2014). The higher classification of the ant subfamily Ponerinae (Hymenoptera: Formicidae), with a review of ponerine ecology and behavior. Zootaxa 3817: 1–242. doi:10.11646/zootaxa.3817.1.1
  9. Eguchi, K., Bui, T. V. & Yamane, S. (2014). Generic synopsis of the Formicidae of Vietnam (Insecta: Hymenoptera), Part II. Zootaxa 3860: 1–46. doi:10.11646/zootaxa.3860.1.1
  10. General, D. E. M. (2016). A review of the ant genus Harpegnathos Jerdon, 1851 (Hymenoptera: Formicidae) in the Philippines, with the description of two new species. Halteres 7: 99–105. doi:10.5281/zenodo.54873
  11. Zhang, W. et al. (2020). Multifunctional mandibles of ants: variation in gripping behavior facilitated by specific microstructures and kinematics. Journal of Insect Physiology 120: 103993. doi:10.1016/j.jinsphys.2019.103993
  12. Zhang, W. et al. (2021). Double-rowed teeth: design specialization of the H. venator ants for enhanced tribological stability. Bioinspiration & Biomimetics 16: 055003. doi:10.1088/1748-3190/ac124a
  13. Nie, L. et al. (2021). Prey status affects paralysis investment in the ponerine ant Harpegnathos venator. Insects 13: 26. doi:10.3390/insects13010026
  14. Aupanun, S., Jaitrong, W., Suttiprapan, P., Peeters, C. & Ito, F. (2022). Nest architecture, worker reproduction, and polygyny in the ponerine ant Harpegnathos venator. Insectes Sociaux 69: 185–195. doi:10.1007/s00040-022-00857-5
  15. Aupanun, S. et al. (2022). Trophic eggs in three ponerine ant species: Harpegnathos venator, Odontomachus simillimus and Odontoponera denticulata. Asian Myrmecology 15: e015001. doi:10.20362/am.015001
Difficoltà
Intermedio
4 Recensioni

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Di Gonzalo il 14/10/2026

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Di Judit il 18/09/2026

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