Thermobia domestica – Pesciolino d'argento
Il boccone perfetto per le fondazioni. Thermobia domestica, l'insetto del fuoco che in negozio chiamiamo pesciolino d'argento, è una preda amante del caldo: piccola, morbida e velocissima, non punge, non morde e non sa arrampicarsi sul vetro, così aspetta nell'area di foraggiamento che le operaie la catturino e la portino fino alla loro regina. E custodisce un segreto che le provette apprezzano: i suoi resti si seccano invece di marcire, senza traccia di muffa. In Antomas è la prelibatezza preferita delle nostre Pheidole e la proteina iniziale quotidiana delle nostre Myrmecocystus. E il miglior sostituto della termite per le cacciatrici di termiti. In vendita a grammi. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.
Cibo vivo · Allevamento: semplice con il caldo (2/5)
A cosa serve: preda piccola e morbida, ideale per fondazioni e colonie piccole. Non punge, non morde e non si arrampica né sul vetro né sulla plastica liscia, quindi resta nell'area di foraggiamento, e i suoi resti si seccano senza marcire: niente muffa nelle provette. È la preferita delle nostre Pheidole e Myrmecocystus, e un ottimo sostituto della termite per le specie termitofaghe. Come conservarle: barattolo liscio con coperchio a rete fine, cartone delle uova, fiocchi d'avena e un punto d'acqua; a temperatura ambiente resistono settimane, anche se non si riproducono. Si possono allevare? Sì, ed è semplice con il caldo: a 35–37 °C si riproducono tutto l'anno.
Thermobia domestica (Packard, 1873) è un piccolo insetto senza ali dell'ordine Zygentoma e uno dei cibi vivi più riconoscenti per le tue formiche. In negozio la chiamiamo «pesciolino d'argento», come è conosciuta nell'hobby, anche se a rigore quel nome spetta a Lepisma saccharinum, quello di bagni e armadi. Thermobia è la sua parente amante del caldo: in inglese si chiama firebrat, da cui il nome «insetto del fuoco», l'unico nome comune con un riscontro nella letteratura scientifica. Il nome scientifico viene dal greco thermós, «caldo», e bíos, «vita».
È molto più di un semplice cibo: gli Zygentoma sono il gruppo fratello degli insetti alati, e T. domestica, facilissima da allevare, è la beniamina dei laboratori: con lei si studia, per esempio, l'origine della metamorfosi. In Antomas la vendiamo per un motivo più semplice: le formiche ne vanno matte. Si vende a peso: 1 g corrisponde a circa 80 esemplari, e 3 g a circa 240.
Perché è uno dei migliori cibi vivi per formiche
Quello che segue è l'esperienza di Antomas, che la usa ogni giorno: nessuno studio e nessun forum l'ha confrontata con altre prede. La sua biologia, però, aiuta a spiegarlo.
Provette senza muffa: resti che si seccano invece di marcire
Il grande nemico della provetta è l'avanzo di cibo dimenticato: un pezzo di grillo marcisce in pochi giorni con l'umidità del cotone, si riempie di muffa e costringe a cambiare provetta alla regina proprio quando conviene meno. Con Thermobia succede esattamente il contrario: in Antomas vediamo di continuo che i suoi resti non marciscono e non fanno muffa. Restano secchi e si tolgono quando è il momento. Per questo è un cibo vivo particolarmente adatto alle colonie che vivono ancora in provetta.
Nessuno l'ha studiato, ma la sua biologia offre diverse spiegazioni ragionevoli:
- Beve dall'aria, ma solo da viva. Da viva assorbe vapore acqueo dall'aria quando l'umidità supera il 63 %, con un meccanismo che consuma energia (vedi «Un insetto che beve l'acqua dall'aria»). Da morta non recupera più acqua: la perde soltanto.
- Si secca con poca umidità. Sotto il 43 % di umidità relativa perde acqua anche da viva, quindi un resto lontano dal cotone bagnato si disidrata prima che la muffa abbia il tempo di crescere.
- Corpo piccolo. Circa 12,5 mg in media, molte volte meno di un grillo: più un corpo è piccolo, più superficie ha in proporzione al suo volume, e prima si secca.
- Dieta secca. Si alleva con fiocchi, crusca e farine, non con frutta o verdura, quindi il suo intestino contiene poca acqua e pochi zuccheri da far fermentare.
Sono ipotesi, ma tornano con quello che vediamo. Attenzione però: con la condensa o con il cotone fradicio, qualsiasi resto finisce male.
Il boccone perfetto per le fondazioni
Una regina con le sue prime operaie ha bisogno di proteine, ma non riesce a gestire prede grandi. Nella nostra esperienza, Thermobia è perfetta per le fondazioni per quattro motivi:
- La taglia. Un adulto misura circa 1 cm senza contare antenne e code, e in ogni lotto ci sono esemplari più piccoli: la misura giusta per poche operaie.
- Si trasporta facilmente. È allungata, appiattita e morbida, senza spine né corazza dura, e anche le operaie più piccole la trascinano fino al nido.
- Non punge e non morde. Non ha pungiglione né veleno, e le sue mandibole sono così deboli che raschiano invece di mordere: nessun rischio per la regina né per la covata.
- Non si arrampica sul vetro né sulla plastica liscia. Per questo non riesce a uscire da una vasca da bagno, e proprio per questo resta nell'area di foraggiamento, a portata delle operaie.
Pheidole e Myrmecocystus: quelle che la apprezzano di più
Con due generi, nella nostra esperienza, dà soddisfazioni particolari, sia alla colonia sia a chi la osserva.
Pheidole. Le operaie minori trovano subito la preda e reclutano le compagne, e le maggiori, dalla testa enorme, aiutano a farla a pezzi: una Thermobia ha la taglia giusta per farle lavorare in squadra. Lo vediamo con la nostra Pheidole pallidula, la Pheidole mediterranea, e con le americane Pheidole rhea e Pheidole titanis.
Myrmecocystus. Le formiche del miele partono piano e, all'inizio, hanno bisogno di proteine molto piccole e frequenti. In Antomas, le nostre Myrmecocystus mexicanus, M. placodops, M. mimicus, M. mendax e M. navajo ricevono Thermobia come proteina iniziale quotidiana.
Il miglior sostituto delle termiti in cattività
Alcune formiche sono specialiste di termiti: in natura vivono cacciandole, e in cattività procurarsi termiti e mantenerle è complicato. In Antomas abbiamo verificato che Thermobia è un ottimo sostituto della termite: morbida, della taglia giusta e facile da trasportare, a queste cacciatrici piace moltissimo. Lo vediamo con alcune Leptogenys, un genere in cui diverse specie sono cacciatrici specializzate di termiti, e con Pheidole titanis, che in natura assalta i termitai in gruppo. Va bene anche per Myrmecocystus mimicus, che nel suo habitat conta le termiti tra le sue prede principali.
Come offrirle: vive o appena uccise, e quante
- Vive, per colonie con operaie in abbondanza e per goderti lo spettacolo della caccia: liberale nell'area di foraggiamento, dove restano finché non le trovano.
- Appena uccise, per regine sole, fondazioni e specie poco cacciatrici, perché gli adulti sono velocissimi (vedi «Una velocista con i sensori nella coda»). In Antomas non le congeliamo mai: le uccidiamo subito prima di offrirle, schiacciando loro leggermente la testa, così arrivano fresche e intere. In una provetta di fondazione, mettile lontano dal cotone.
Quante? Come indicazione, quelle che la colonia riesce a mangiare in un giorno:
- Regina sola o con 1–5 operaie: 1 ogni uno o due giorni.
- Colonia piccola, da 10–50 operaie: 2–5 al giorno.
- Colonia media, da 50–200 operaie: 5–15 per pasto.
- Colonia grande: diverse decine, alternandole con prede più grandi.
E non essere tirchio: più proteine ricevono, meglio e più in fretta crescono. Se fai manutenzione ogni giorno e togli gli avanzi, è meglio sovralimentare, perché la colonia capisce di avere più risorse e cresce più velocemente; se non puoi pulire spesso, meglio non esagerare. Con Thermobia, poi, quello che avanza non marcisce.
Valore nutrizionale: cosa si sa e cosa nessuno ha misurato
Partiamo da ciò che manca: nessuno ha pubblicato un'analisi nutrizionale di Thermobia, né di nessun altro Zygentoma. Non esistono dati su proteine, grassi, calcio o aminoacidi, e qualsiasi percentuale tu veda in giro è copiata da un altro insetto.
L'unico dato misurato è l'acqua: negli adulti ben nutriti la sostanza secca è il 33,9 % del peso vivo, cioè circa il 66 % di acqua. Lo stesso studio ha verificato che il digiuno aumenta la quota d'acqua e consuma la sostanza secca (Okasha, 1971): una Thermobia affamata è un boccone più povero. Per confronto, i dati pubblicati di altri insetti da pasto:
| Preda | Sostanza secca (% del peso vivo) | Proteina grezza* | Grassi grezzi* | Rapporto Ca:P |
|---|---|---|---|---|
| Thermobia domestica, adulta | 33,9 % | nessun dato | nessun dato | nessun dato |
| Drosophila melanogaster, adulta | 30,9 % | 68,0 % | 19,0 % | 0,13 |
| Shelfordella lateralis, ninfa piccola | 20,8 % | 76,1 % | 14,5 % | 0,20 |
| Tenebrio molitor, coleottero adulto | 38,8 % | 67,7 % | 17,7 % | 0,07 |
| Acheta domesticus, grillo adulto | 28,4 % | 63,3 % | 17,3 % | molto variabile |
* Sulla sostanza secca. Fonti: Oonincx e Dierenfeld (2012); Okasha (1971) per Thermobia; Barker e collaboratori (1998) e Finke (2002) per il grillo, il cui calcio varia molto da un campione all'altro.
Con il 34 % di sostanza secca, Thermobia è un po' più concentrata del moscerino della frutta o del grillo. E tutte le analisi concordano su un punto: gli insetti da pasto sono poveri di calcio, e metionina e cistina sono gli aminoacidi che scarseggiano per primi (Finke, 2002).
La regola di Antomas: dieta varia. Nessun insetto è completo da solo, quindi non dare sempre Thermobia. Usala come base per le fondazioni e le colonie piccole e, da una settimana all'altra, alternala con altri cibi vivi del negozio in base alla taglia della colonia: grillo (Acheta domesticus), blatta argentina (Blaptica dubia), blatta runner (Shelfordella lateralis), tarma della farina (Tenebrio molitor) e collemboli (Sinella curviseta). Lo stesso vale per gli zuccheri: in Antomas consigliamo il nettare Blue Sugar di Anthouse 4–5 volte a settimana e un altro liquido zuccherino o nettare 1–2 volte, sempre in un abbeveratoio e mai sul cotone.
Biologia dell'«insetto del fuoco»
Adora i 37 °C
Pochi insetti cercano il caldo come Thermobia. La sua origine probabile sono i deserti del Nord Africa e dell'Asia occidentale, e oggi vive in mezzo mondo, ma quasi sempre in ambienti interni caldi: panifici, forni e locali caldaie. In prove di scelta ha preferito i rifugi a 35 °C a quelli a 20 °C, e le femmine tenute a 35 °C hanno deposto molte uova, mentre a 20 o 25 °C non ne hanno deposte (Tremblay e Gries, 2006). Il freddo non la uccide: la mette in risparmio. Secondo i dati di DeVries e Appel (2013), a 20 °C consuma da 4 a 6 volte meno ossigeno che a 37 °C. Non ha alcun riposo invernale: con il caldo si riproduce tutto l'anno.
Un insetto che beve l'acqua dall'aria
È il suo grande superpotere. Con un'umidità relativa del 63 % o più, assorbe attivamente vapore acqueo dall'aria attraverso il retto; sotto il 43 %, perde acqua (Noble-Nesbitt, 1969). Il motore sono delle sacche rettali piene di mitocondri, e la sua cuticola ha uno strato lipidico quasi impermeabile. È l'adattamento perfetto per un insetto del deserto e, probabilmente, parte del segreto dei suoi resti secchi.
Fa la muta per tutta la vita
Quasi tutti gli insetti smettono di fare la muta da adulti. Thermobia continua a mutare per tutta la vita, che dura da due a diversi anni, e accumula tra 45 e 60 stadi. In più, sfrutta le mute per ripararsi: se perde una zampa o un cerco, la muta successiva arriva prima, e con essa le zampe recuperano almeno l'80 % della loro lunghezza, mentre i cerci solo il 20 % (Buck e Edwards, 1990).
Un corteggiamento senza copula: la spermatofora
Come gli altri Zygentoma, Thermobia non si accoppia come la maggior parte degli insetti. Dopo un corteggiamento fatto di contatti con le antenne, il maschio lascia a terra una spermatofora, un pacchettino di sperma, e la femmina la raccoglie: un sistema più antico della copula degli insetti alati. Uno studio giapponese del 2023 ha inoltre verificato che le femmine si accoppiano più volte (Inada e collaboratori, 2023). Non c'è partenogenesi: per allevarle servono maschi e femmine.
Si radunano seguendo l'odore dei loro microbi
Non sono sociali, ma si raggruppano in rifugi condivisi. Nel 2008 lo si attribuì a un feromone dei loro escrementi color ambra; nel 2013 gli stessi ricercatori trovarono la chiave: ad attirarle sono un batterio, Enterobacter cloacae, e un fungo, Mycotypha microspora, che vivono in quegli escrementi e che, inoltre, forniscono nutrienti alle ninfe che li mangiano (Woodbury e Gries, 2013). La cellulosa, invece, la digerisce da sola, con un enzima proprio.
Una velocista con i sensori nella coda
Se hai mai provato ad acchiappare un pesciolino d'argento, sai quanto è veloce. I due cerci e il filamento centrale sono coperti di peli sensoriali collegati a degli interneuroni giganti, che fanno scattare la fuga al minimo sfioramento o spostamento d'aria. Il sistema ha tutti gli elementi di quello di grilli e blatte, ed è stato descritto come un prototipo di difesa contro i predatori terrestri (Edwards e Reddy, 1986). Per una formica, un adulto vivo è una sfida di caccia; le ninfe, più lente, sono prede più facili.
Appena arrivata in Spagna: un panificio industriale di Madrid, 2022
Fino a poco tempo fa non compariva nell'elenco dei lepismatidi domestici della Spagna. La prima segnalazione pubblicata risale a ottobre 2022: 36 esemplari su una trappola adesiva, dentro un quadro elettrico della sala forni di un panificio industriale di Madrid. Nella penisola iberica era nota in precedenza solo da un panificio vicino a Lisbona.
Morfologia e dimensioni
Corpo allungato, appiattito e senza ali, con due lunghe antenne, piccoli occhi composti e tre «code»: due cerci e un filamento centrale. Le scaglie formano una screziatura grigia e bruna, senza la lucentezza argentata di Lepisma; le nostre sono color crema screziate di grigio e nero, con bande arancioni sull'addome. I piccoli nascono bianchi e senza scaglie, che compaiono al quarto stadio. L'apparato boccale è masticatore ma molto debole, e maschi e femmine si distinguono solo dall'estremità dell'addome.
Misure indicative
- Adulto: 10–13 mm, senza antenne né cerci (fino a 15 mm secondo alcuni autori)
- Peso dell'adulto: oltre 7 mg; i fisiologi usano come riferimento un esemplare da 30 mg
- I nostri lotti: circa 12,5 mg in media (80 per grammo), probabilmente subadulti e adulti piccoli
- Acqua corporea: circa il 66 %
- Uovo: circa 1 mm, arancione secondo gli allevatori
- Longevità: da 2 a diversi anni
Come tenerle in casa per qualche giorno o settimana
A temperatura ambiente sopravvivono senza problemi, anche se non si riproducono: sotto i 30 °C circa smettono di riprodursi e il loro metabolismo rallenta (vedi «Adora i 37 °C»).
- Contenitore: un barattolo di plastica liscia con il coperchio aerato da una rete fine.
- Rifugio: un pezzo di cartone delle uova o di carta stropicciata senza inchiostro.
- Cibo: un pizzico di fiocchi d'avena o di mangime in scaglie per pesci, da rinnovare ogni settimana. Se sono ben nutrite, nutrono meglio le tue formiche.
- Acqua: un punto d'acqua in cui non possano annegare, come un batuffolo di cotone umido in un tappo o una piccola provetta d'acqua chiusa con cotone, e senza condensa. Con l'aria secca di casa si disidratano poco a poco: l'acqua è ciò che allunga di più la loro vita.
- Posizione: al buio, tra 20 e 28 °C, e mai sotto i 15 °C circa.
Come allevarle
Se ne usi molte, allevarle conviene e non è difficile: l'unica cosa indispensabile è il caldo. Queste indicazioni vengono dai laboratori e dagli allevatori europei.
Caldo e umidità: 35–37 °C con l'acqua a portata
- Temperatura: 35–37 °C nella zona calda, lo standard dei laboratori, e un'altra zona più temperata, sui 26–30 °C. Sotto i 30 °C circa non si riproducono.
- Riscaldamento controllato: con termostato e sonda dentro il contenitore. Un cavetto riscaldante su una parete laterale, non sul fondo, funziona bene; un tappetino riscaldante senza controllo può surriscaldare.
- Umidità: i laboratori lavorano sopra il 70 %, anche se uno studio classico le ha allevate al 25 %. L'indispensabile è acqua accessibile senza rischio di annegamento, e niente condensa, che annega i piccoli e fa ammuffire il cibo.
Contenitore e rifugi
- Scatola: di plastica liscia, da 5–10 litri, con le aperture di aerazione coperte da una rete finissima, che fermi anche i piccoli appena nati.
- Aerazione giusta: il coperchio ermetico crea condensa, e un coperchio fatto solo di rete secca troppo l'aria. L'ideale è un coperchio con fori coperti da rete.
- Rifugi: cartoni delle uova asciutti, cartone ondulato o carta da filtro piegata.
- Avvio: gli allevatori consigliano di partire con 100–150 esemplari. La coltura impiega qualche mese a prendere il ritmo.
La dieta della coltura
Cibo secco e ricco di amido. I laboratori usano pappa di riso per bambini con crocchette secche per gatti, oppure mangime in scaglie per pesci con fiocchi d'avena; gli allevatori aggiungono crusca o germe di grano, e il lievito di birra va bene come integrazione. Meglio poco e rinnovato spesso. L'acqua, in una fiala chiusa con cotone, mai in una pozza. Togli tutto ciò che ammuffisce e non usare carta stampata né niente che possa contenere insetticidi.
Deposizione e incubazione: uova arancioni in 9–12 giorni
Con il caldo, le femmine iniziano a deporre a 1,5–4,5 mesi di età, in media circa 50 uova per deposizione. Dai loro dei batuffoli di cotone pulito tra i cartoni: è il loro posto preferito. Secondo gli allevatori le uova sono arancioni: col tempo il cotone diventa grigio-arancio, e l'arancione sono le uova. A 37 °C schiudono in 9–12 giorni (Makkinje e collaboratori, 2025; Truman e collaboratori, 2024), e dall'uovo all'adulto passano circa 3 mesi.
Piccoli che non mangiano fino al terzo stadio
I neonati fanno la muta il giorno dopo la schiusa e non iniziano a mangiare fino al terzo stadio (Truman e collaboratori, 2024). Non preoccuparti se non li vedi mangiare, ma metti cibo e acqua fin dalla prima settimana. Dal terzo al quinto stadio, ormai mangiatori e con poche scaglie, hanno la taglia ideale per le fondazioni più piccole.
Raccolta a lotti
- Per età: ogni 1–2 settimane, sposta il cotone con le uova in una scatola a parte a 35–37 °C. In 9–12 giorni avrai un lotto di piccoli tutti della stessa taglia.
- Per prenderle: scuoti un pezzo di cartone delle uova sopra un bicchiere liscio: ci cadono dentro e non riescono a uscire.
- Senza sovrasfruttarle: aspetta che la scatola sia ben popolata e lascia sempre degli adulti riproduttori. Le colture crollano se se ne prelevano troppe o se manca l'acqua.
Fughe: dove si arrampicano e dove no
Non si arrampicano sul vetro né sulla plastica liscia, ma sì su cartone, nastro adesivo e superfici ruvide. Nella coltura, rete fine su tutte le aperture e niente di ruvido che arrivi fino al coperchio. Nel formicaio restano in un'area di foraggiamento di vetro o acrilico, ma si nascondono sulle superfici ruvide, sotto le decorazioni e nel cotone delle provette: offri quelle che verranno mangiate e controlla i nascondigli quando pulisci.
Igiene e sicurezza
È un insetto innocuo; bastano alcune semplici precauzioni:
- Allergie: l'unico allergene registrato negli Zygentoma è una tropomiosina di Lepisma, che agisce per via respiratoria e somiglia a quelle degli acari e dei frutti di mare (Barletta e collaboratori, 2005). Per Thermobia non ne è registrato nessuno. Detto questo, se sei allergico agli acari o ai frutti di mare, usa i guanti, non sollevare la polvere della coltura e lavati le mani alla fine.
- La dispensa è al sicuro: in casa sopravvivono, ma non si riproducono, perché hanno bisogno di oltre 30 °C circa. Comunque tieni la coltura ben chiusa e lontana dalla dispensa e dai libri.
- Non liberarle mai e non buttare uova vive nella spazzatura: congela prima gli scarti.
- Solo da allevamento: non dare alle tue formiche pesciolini d'argento catturati in casa, che possono contenere insetticidi.
Fonti scientifiche
Questa scheda si basa sulla letteratura scientifica su Thermobia domestica e sulla composizione degli insetti da pasto, sulla prima segnalazione della specie in Spagna (Bernal, Molero-Baltanás e Viejo, 2022, Boletín de la SEA 71: 153–154), sulla guida dell'Università della California su pesciolini d'argento e firebrats e sull'esperienza di Antomas e di altri allevatori. Riferimenti principali:
- Tremblay, M. N. & Gries, G. (2006). Abiotic and biotic factors affect microhabitat selection by the firebrat, Thermobia domestica (Packard) (Thysanura: Lepismatidae). Journal of Insect Behavior 19: 321–335. doi:10.1007/s10905-006-9028-1
- DeVries, Z. C. & Appel, A. G. (2013). Standard metabolic rates of Lepisma saccharina and Thermobia domestica: effects of temperature and mass. Journal of Insect Physiology 59: 638–645. doi:10.1016/j.jinsphys.2013.04.002
- Noble-Nesbitt, J. (1969). Water balance in the firebrat, Thermobia domestica (Packard). Exchanges of water with the atmosphere. Journal of Experimental Biology 50: 745–769. doi:10.1242/jeb.50.3.745
- Okasha, A. Y. K. (1971). Water relations in an insect, Thermobia domestica. Journal of Experimental Biology 55: 435–448. doi:10.1242/jeb.55.2.435
- Buck, C. & Edwards, J. S. (1990). The effect of appendage and scale loss on instar duration in adult firebrats, Thermobia domestica (Thysanura). Journal of Experimental Biology 151: 341–347. doi:10.1242/jeb.151.1.341
- Inada, K., Minemura, T., Ohde, T. & Daimon, T. (2023). Mating behaviors and multiple mating in the firebrat, Thermobia domestica (Zygentoma: Lepismatidae). Applied Entomology and Zoology 58: 297–302. doi:10.1007/s13355-023-00826-9
- Woodbury, N. & Gries, G. (2013). Firebrats, Thermobia domestica, aggregate in response to the microbes Enterobacter cloacae and Mycotypha microspora. Entomologia Experimentalis et Applicata 147: 154–159. doi:10.1111/eea.12054
- Woodbury, N. & Gries, G. (2013). How firebrats (Thysanura: Lepismatidae) detect and nutritionally benefit from their microbial symbionts Enterobacter cloacae and Mycotypha microspora. Environmental Entomology 42: 860–867. doi:10.1603/EN13104
- Edwards, J. S. & Reddy, G. R. (1986). Mechanosensory appendages and giant interneurons in the firebrat (Thermobia domestica, Thysanura): a prototype system for terrestrial predator evasion. Journal of Comparative Neurology 243: 535–546. doi:10.1002/cne.902430408
- Truman, J. W., Riddiford, L. M., Konopová, B., Nouzova, M., Noriega, F. G. & Herko, M. (2024). The embryonic role of juvenile hormone in the firebrat, Thermobia domestica, reveals its function before its involvement in metamorphosis. eLife 12: RP92643. doi:10.7554/eLife.92643
- Makkinje, W. P. D., te Lindert-Blommert, E., van Velzen, R. & Schranz, E. (2025). Developmental transcriptomics of the Firebrat: exploring developmental expression patterns and morphology during the embryogenesis of Thermobia domestica. PLoS ONE 20: e0324844. doi:10.1371/journal.pone.0324844
- Oonincx, D. G. A. B. & Dierenfeld, E. S. (2012). An investigation into the chemical composition of alternative invertebrate prey. Zoo Biology 31: 40–54. doi:10.1002/zoo.20382
- Finke, M. D. (2002). Complete nutrient composition of commercially raised invertebrates used as food for insectivores. Zoo Biology 21: 269–285. doi:10.1002/zoo.10031
- Barletta, B. et al. (2005). Immunological characterization of a recombinant tropomyosin from a new indoor source, Lepisma saccharina. Clinical and Experimental Allergy 35: 483–489. doi:10.1111/j.1365-2222.2005.02214.x