Acquista Anochetus princeps, mandibole a scatto | Antomas
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Anochetus cf. princeps

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Una trappola vivente. Anochetus princeps apre le mandibole oltre 180°, le blocca con un chiavistello e carica una molla con il proprio muscolo: quando una preda sfiora i suoi peli sensoriali, il colpo arriva in meno di 2,5 millesimi di secondo. Grande, slanciata, di un arancione caramellato ed elegante come poche, caccia in solitaria sul suolo delle foreste del sud-est asiatico, cattura mosconi con un solo colpo, si catapulta all'indietro con uno scatto delle mandibole e, se la minacci, si finge morta. Cugina stretta delle Odontomachus e un gioiello rarissimo nell'hobby, per allevatori con esperienza. Colonie e regine. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.

Colonia

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Difficoltà: 4/5 – Avanzato

Formica dalle mandibole a scatto del sud-est asiatico, grande, slanciata e di un arancione caramellato, che apre le mandibole oltre 180° e le richiude in pochi millesimi di secondo. Colonie con regina. 24–27 °C costanti tutto l'anno, niente diapausa, nido molto umido (70–90 %) con fibra di cocco e prede abbondanti e varie. Punto chiave: mai sopra i 28 °C, perché le larve fanno fatica a tessere il bozzolo.

Anochetus princeps Emery, 1884 è una formica dalle mandibole a scatto del sud-est asiatico: una ponerina cacciatrice che perlustra il suolo della foresta con le mandibole spalancate, spesso a un angolo di oltre 180°, e le richiude di colpo, in meno di 2,5 millesimi di secondo, quando una preda sfiora i suoi peli sensoriali. Vive nelle foreste umide dell'Indocina e delle grandi isole della Sonda, dal Myanmar e dalle isole Andamane fino a Giava, Borneo e Sulawesi, dove nidifica nel legno marcio e nelle scarpate d'argilla.

È una delle Anochetus grandi, con operaie di oltre 8 mm, e, soprattutto, una delle più eleganti: corpo snello, di un arancione caramellato, vita lunga e mandibole lunghe e dritte che, aperte, sembrano una tagliola. In Antomas la descriviamo così: «piuttosto grandi e, soprattutto, molto, molto slanciate e belle». Il nome le si addice: in latino princeps significa «il primo» o «il principe». E, come molte formiche del sud-est asiatico, nasconde un piccolo mistero tassonomico. Partiamo proprio da lì.

Biologia

Un principe di Giava che forse nasconde un'altra specie

L'italiano Carlo Emery descrisse la specie nel 1884, all'interno di una chiave, a partire da una sola operaia di Giava; anni dopo precisò la località: Tjibodas. Da allora ha ricevuto altri quattro nomi, oggi sinonimi: A. princeps var. laeta Forel, 1910, di Sumatra; A. jacobsoni Forel, 1911, e A. serratus Stitz, 1925, di Giava, e A. jacobsoni var. taipingensis Forel, 1913, di Taiping, nella Malesia peninsulare. Il mirmecologo William L. Brown li riunì tutti sotto A. princeps nel 1964.

Appartiene al gruppo di specie A. rugosus, definito da Brown nel 1978: formiche di taglia media o grande, con il margine interno della mandibola dentellato in serie. Ne fanno parte A. princeps, A. rugosus e A. muzziolii, e nel 2017 si è aggiunta A. mixtus.

Per questo, nel nome del nostro prodotto troverai l'abbreviazione «cf.», dal latino confer, «confronta». I tassonomi la usano quando un esemplare corrisponde a una specie, ma l'identificazione non si può considerare chiusa. Qui le ragioni per essere prudenti non mancano. Già nel 1964 Brown avvertiva che alcune popolazioni isolate di A. princeps potevano rivelarsi specie distinte, e nel 2012 l'entomologo Herbert Zettel si spinse oltre: parte del materiale del sud-est asiatico continentale potrebbe appartenere a una specie non ancora descritta, perché varia parecchio nella scultura del pronoto e nella forma del capo.

Inoltre, nella regione vivono specie molto simili, come A. mixtus Radchenko, 1993, dello stesso gruppo, nota dell'Indocina e della Cina meridionale. Le sue operaie misurano 8,4–8,8 mm, quasi come quelle di A. princeps, ed è la specie con cui si confonde più facilmente. Un indizio per distinguerle: A. mixtus ha la fronte chiaramente striata, mentre in A. princeps spiccano il pronoto liscio e lucido, il mesosoma slanciato e un peziolo con un peduncolo lungo. E il gruppo continua a riservare sorprese: nel 2019 è stata descritta in Tibet A. medogensis, una nuova specie «simile ad A. princeps».

Quindi la formica che avrai in casa corrisponde ad A. princeps, ma potrebbe essere una popolazione che la scienza finirà per separare come specie a sé. Nel resto della scheda la chiamiamo semplicemente A. princeps o «la nostra Anochetus».

Una trappola con chiavistello, molla e grilletto

Le sue mandibole sono una delle armi più sofisticate del mondo degli insetti. Funzionano come una catapulta: i muscoli accumulano energia per alcuni secondi e la liberano in meno di un millesimo di secondo. Il meccanismo ha tre pezzi, come una trappola per topi:

  • Il chiavistello. Quando le mandibole si aprono, un muscolo porta la base di ciascuna fino a una piccola tacca dell'articolazione, dove resta agganciata anche se l'enorme muscolo che le chiude si contrae con tutta la sua forza.
  • La molla. Quella contrazione carica energia in una «molla», probabilmente parti di cuticola molto indurite della mandibola e del capo, anche se non è ancora stata identificata con certezza.
  • Il grilletto. Un muscolo minuscolo, quello di scatto, sfila la mandibola dalla tacca e la libera, e le mandibole si chiudono di colpo. Confrontando Anochetus e Odontomachus, Wulfila Gronenberg e Birgit Ehmer conclusero nel 1996 che questo muscolo deriva dallo stesso muscolo adduttore.

Sono due muscoli opposti: quello che carica la molla è a contrazione lenta, quello di scatto a contrazione rapida. Uno mette la forza, l'altro la velocità.

E chi preme il grilletto? Alcuni peli di innesco speciali. Quando una preda li tocca, il segnale viaggia lungo neuroni sensoriali e motori giganti, come quelli scoperti per primi in Odontomachus, e l'intero riflesso dura circa 5 millesimi di secondo. Curiosamente, i peli non sono indispensabili: le operaie ci toccano le compagne senza far scattare la trappola, e probabilmente servono a misurare la distanza dal bersaglio.

Ci sono due dettagli tipici del genere. In Anochetus, l'apertura massima delle mandibole supera di solito i 180°, e i muscoli si attaccano al tendine tramite fibrille, mentre in Odontomachus lo fanno direttamente.

Più veloce di un battito di ciglia, ma i record sono della cugina

Quanto è veloce il colpo? In Anochetus, i primi studi indicavano una durata inferiore a 2,5 millesimi di secondo, ma erano fatti con telecamere da circa 400 fotogrammi al secondo, che potevano dare solo valori minimi. La prima misura del genere con telecamere ad alta velocità è arrivata nel 2018, su quattro specie: due, A. targionii e A. paripungens, colpiscono in modo molto simile a Odontomachus, con una velocità di rotazione massima media di circa 37.000 radianti al secondo, mentre le altre due, A. horridus e A. emarginatus, sono parecchio più lente, con circa 13.000. Il colpo di A. princeps non è stato misurato.

Le cifre da record che girano sono della cugina, Odontomachus, ed è giusto dirlo. In O. bauri, filmata a 50.000 fotogrammi al secondo, il colpo completo dura in media 0,13 millesimi di secondo (il più rapido 0,06), e la punta della mandibola raggiunge una velocità media di 38 m/s, con un massimo di 64,3 m/s, oltre 230 km/h. La forza dell'impatto può superare 300 volte il peso della formica. È uno dei movimenti animali più veloci mai misurati. In otto specie di Odontomachus, la velocità massima media va da 36 a 49 m/s, e le specie grandi colpiscono più lentamente, ma con più forza.

Questa invenzione non è esclusiva della sua stirpe: le mandibole a scatto si sono evolute almeno quattro volte nelle formiche, in tre sottofamiglie: una nelle ponerine (Anochetus e Odontomachus), una nelle formicine (Myrmoteras) e due o più nelle mirmicine (le dacetine).

Mandibole a «coltello da pane» e un corpo da ballerina

Se guardi da vicino un'operaia, vedrai che le sue mandibole non sono semplici pinze. Sono lunghe e lineari e nascono molto vicine, accanto alla linea mediana del capo. In A. princeps, inoltre, il fusto ha la forma di un coltello da pane: un unico margine interno affilato e dentellato, come una sega. È il carattere con cui la riconosce la chiave di Zettel (2012), che la separa dalle altre Anochetus delle Filippine: oltre 8 mm e una mandibola «a forma di coltello da pane, con un solo margine interno affilato e dentellato». In punta, ogni mandibola termina con un dente apicale dorsale, uno ventrale e, tra i due, un dente intercalare ben sviluppato.

E poi c'è il corpo. La scienza conferma quello che vediamo in casa: il disco del pronoto è liscio e lucido, il mesosoma (il «torace») è relativamente slanciato e il peziolo, la vita che unisce il torace all'addome, ha un peduncolo anteriore piuttosto lungo. Il mesosoma slanciato è comune nel genere, ma in una specie di queste dimensioni risalta in modo particolare. Per farsi un'idea della scala: nel genere ci sono specie di appena 4,35 mm, come A. graeffei, e giganti di 9,4 mm, come A. werneri; la nostra, con oltre 8 mm, è tra le grandi.

Catapultata all'indietro da un colpo di mandibole

Un colpo così potente ha un curioso effetto collaterale: se la mandibola urta qualcosa di più grande della formica stessa, o il suolo, il rinculo la lancia in aria. Il mirmecologo William M. Wheeler descrisse questo salto all'indietro all'inizio del Novecento e lo chiamò «retrosaliency», e in seguito è stato documentato in altre stirpi con mandibole a scatto, tra cui Anochetus. Nel genere è stato descritto che possono «rimbalzare» con le mandibole per allontanarsi dal pericolo.

Incidente o strategia? Si pensava che fosse soprattutto un effetto accidentale, ma in Odontomachus si distinguono due salti: uno orizzontale, quando colpiscono un intruso, e uno verticale, di fuga, quando colpiscono il suolo, che sembra intenzionale e difensivo. E funziona: di fronte alle larve di formicaleone, O. brunneus è sfuggita saltando con le mandibole nel 15 % degli incontri, e con le mandibole bloccate fuggiva meno.

In Anochetus nessuno ha ancora misurato questi salti. Quello che possiamo raccontarti è la nostra esperienza: le nostre operaie saltano con le mandibole quando qualcosa le sorprende e vengono catapultate all'indietro. È spettacolare, e conviene tenerne conto quando apri l'area di foraggiamento (vedi «Fughe e barriere»).

Meglio fingersi morta che combattere

Con un'arma del genere, ci si aspetterebbe una formica aggressiva. E invece no. Già nel 1978 Brown osservò che le Anochetus tendono a fingersi morte quando vengono disturbate, a differenza delle Odontomachus, che tendono ad attaccare e a pungere gli intrusi. È quella che i biologi chiamano tanatosi: la formica resta immobile, come senza vita, finché il pericolo non è passato.

Il suo repertorio difensivo è quanto mai vario: restare ferma, saltare all'indietro con un colpo di mandibole e, se non c'è altra via, pungere. Invece le operaie «portinaie» di alcune Odontomachus, che aspettano all'ingresso del nido con la trappola armata per cacciare a colpi gli intrusi, non sono state documentate in Anochetus.

Un consiglio pratico che nasce da qui: se durante la pulizia o un trasloco vedi un'operaia immobile, non darla subito per morta. Aspetta qualche minuto: molto probabilmente sta solo fingendo.

Una cacciatrice solitaria con la trappola armata

Le formiche dalle mandibole a scatto cacciano in solitaria: a parte Daceton, non reclutano le compagne. Le operaie perlustrano il suolo della foresta, la lettiera e il legno marcio con le mandibole aperte e il grilletto pronto. Quando individuano una preda con le antenne, la portano a tiro dei peli di innesco e colpiscono, spesso più volte; se la preda resiste, la pungono, e poi la portano al nido. In genere aspettano che la preda tocchi i peli di innesco, in un misto di ricerca e agguato, e l'uso del pungiglione dipende dalle dimensioni: più l'operaia è piccola rispetto alla preda, più punge.

Perché tanta velocità? Potrebbe sembrare che serva a catturare prede sfuggenti, ma uno studio sulla caccia di O. bauri a Panama indicava altro: nelle Odontomachus e Anochetus più specializzate, la velocità di chiusura serve più a generare potenza che a catturare prede in fuga. Più che un laccio, è una martellata.

Su cosa mangino in natura si sa pochissimo. Alcune specie si sono specializzate, come A. traegordhi, che caccia termiti negli stessi tronchi marci in cui nidifica, ma in laboratorio il genere accetta molti artropodi diversi: termiti, moscerini della frutta e collemboli.

Nell'esperienza di Antomas, A. princeps è una cacciatrice davvero brava, e per niente specialista: caccia mosche e mosconi, Drosophila, Thermobia (pesciolini d'argento), minigrilli e piccole blatte. Vederla avvicinarsi a un moscone con la trappola aperta e catturarlo con un solo colpo è uno dei momenti più belli dell'allevare questa specie.

Il suo veleno, invece, è quasi un mistero: nel genere è stato studiato pochissimo. In una specie americana, A. emarginatus, nel 2016 è stato isolato dal veleno un peptide dalla struttura «unica».

Cugina, non madre, di Odontomachus

Anochetus e Odontomachus sono le due formiche dalle mandibole a scatto delle ponerine, e sono sempre state studiate insieme. Esistono circa 110 specie viventi di Anochetus e 69 di Odontomachus, e si conoscono nove Anochetus fossili, per lo più nell'ambra dominicana. Le Odontomachus sono in media più grandi, le Anochetus più piccole e discrete, anche se la nostra è tra le grandi.

Per decenni si è pensato che Odontomachus fosse nato all'interno di Anochetus. Lo propose Brown nel 1978, sulla base dei genitali dei maschi e della forma del peziolo, e cromosomi e muscolatura sembravano dargli ragione. Le filogenesi molecolari hanno cambiato tutto:

  • 2016. Uno studio sul DNA ha trovato un forte sostegno all'idea che ciascun genere sia un gruppo naturale, separato dall'altro, e che le mandibole a scatto si siano evolute da un antenato a mandibole corte. Il gruppo è comparso circa 52,5 milioni di anni fa, all'inizio dell'Eocene, in Sudamerica o nel sud-est asiatico.
  • 2021. Un'analisi mondiale, con 44 specie di Anochetus e 38 di Odontomachus, lo ha confermato: i due generi si sono separati nell'Eocene.

Quindi Anochetus non è la «madre» di Odontomachus, ma il suo genere fratello: due rami che evolvono separatamente da decine di milioni di anni. Detto questo, Anochetus conserva alcuni caratteri più antichi, come le dimensioni ridotte e i muscoli della mandibola attaccati tramite fibrille.

Legno marcio e scarpate d'argilla, fino a 1.500 m

Brown la descrisse nel 1978 come una specie diffusa nelle zone boscose del sud-est asiatico e delle grandi isole della Sonda. Oggi è segnalata dalle isole Andamane, dal Myanmar e dall'Indocina, passando per la penisola malese, fino a Sumatra, Giava, Borneo, Filippine e Sulawesi.

È una formica della foresta umida. A Luzon è stata raccolta tra 150 e 500 m di quota, ma Brown cita una raccolta nel Borneo a circa 1.500 m, una delle più alte del genere. I suoi nidi sono stati trovati nel legno marcio del suolo della foresta, in un tronco marcio e in una scarpata d'argilla. A Sulawesi è comparsa a meno di 100 m dai nidi di un'altra specie del genere, A. gladiator, anch'essa nel legno marcio.

Torna con quello che si sa del genere: nidi piccoli nel suolo, nel legno marcio e, nella foresta pluviale, molto spesso sotto un tronco caduto, con gallerie che penetrano nel legno. Tutto fa pensare che A. princeps sia una formica criptica della lettiera e del legno marcio, che vive in un mondo umido, buio e a temperatura stabile. È una deduzione, ma spiega molto bene ciò di cui ha bisogno in casa.

Il clima di casa sua: caldo fuori, fresco sul suolo

Nelle foreste tropicali del sud-est asiatico, il clima dipende soprattutto dalla quota:

  • Pianura. Caldo tutto l'anno, con medie mensili di circa 27–29,5 °C e massime di 32–35 °C, una stagione più secca e una di piogge monsoniche, con un'umidità dell'aria dell'80–85 % nei mesi piovosi.
  • Montagna. Verso i 1.500 m, dove è stata trovata anche la specie, il clima è temperato e molto stabile, con medie di circa 16–19,5 °C, meno di 4 °C di differenza tra il mese più freddo e il più caldo e un'umidità intorno al 90 % nella stagione delle piogge.
  • Durata del giorno. Cambia poco nel corso dell'anno: tra circa 11 e 13 ore.

Ma una colonia di A. princeps non vive all'aria aperta, bensì sul suolo della foresta, sotto la lettiera e dentro il legno marcio, e lì il clima è un altro. Un grande studio del 2024 ha mostrato che, vicino al suolo, il sottobosco tropicale è in media 1,6 °C più fresco che in campo aperto, con un'escursione giornaliera minore. Nel Borneo, dove vive anche la nostra specie, la media giornaliera del sottobosco è di 23,9 °C (25,3 °C di giorno e 22,9 °C di notte), e il sud-est asiatico è la regione tropicale più stabile nel corso dell'anno. E nella foresta di Panama, accanto ai nidi di un'altra ponerina dalle mandibole a scatto, O. bauri, il suolo era a 24,2–27,5 °C mentre l'aria oscillava tra 24 e 30 °C, con un'umidità del 78–97 %.

La conclusione per l'allevamento è chiara. Il caldo di 32–35 °C dei pomeriggi di pianura non arriva al nido, e buona parte del suo areale, a Giava, Sumatra e nel Borneo, si trova vicino all'equatore, dove l'inverno non esiste. Nulla indica che Anochetus abbia bisogno della diapausa, e gli allevatori concordano sul fatto che non la fa. Quello che accomuna quasi tutti i luoghi in cui vive è la stabilità. Per questo, in Antomas la teniamo a 24–27 °C costanti tutto l'anno, senza calo invernale, e mai sopra i 28 °C.

Colonie piccole, una sola regina

Come molte ponerine, Anochetus conserva caratteri antichi delle formiche, come le colonie piccole e la caccia in solitaria. Le sue colonie contano di solito meno di 100 operaie, contro le diverse centinaia di Odontomachus; l'eccezione nota è l'africana A. faurei, con circa 400.

Le regine del genere sono varie: in alcune specie sono ergatoidi, senza ali e dall'aspetto di operaia; in altre sono alate, e in alcune ci sono entrambi i tipi. Nel gruppo A. rugosus, a cui appartiene la nostra specie, sono state trovate regine dealate, che avevano le ali e se le sono tolte dopo l'accoppiamento: Brown trovò nel Borneo un nido di A. rugosus sotto la corteccia di un ceppo marcio, con una regina dealata, 5–6 operaie e pochissima covata. I negozi descrivono le Anochetus asiatiche come monogine, con una sola regina per colonia.

Sulla regina e sulle colonie di A. princeps non è stato pubblicato nulla. Nell'esperienza di Antomas, la regina è alata, come quelle del suo gruppo, e si toglie le ali dopo il volo nuziale. Le sue colonie crescono con moderazione, e in casa una colonia di 200–300 operaie è già di buone dimensioni, sopra la media del genere. Come fondi non è stato studiato. In molte ponerine la fondazione è semi-claustrale: la regina esce a cacciare per nutrire le prime larve, come documentò Caryl Haskins nel 1941 in Bothroponera soror. Per Anochetus, le fonti degli allevatori non sono d'accordo. In Antomas vendiamo colonie con regina, già avviate, così ti risparmi questa fase delicata.

Larve che hanno bisogno di terra per tessere il bozzolo

Come quasi tutte le ponerine, A. princeps si impupa dentro un bozzolo di seta. Già nel 1915 Wheeler fece notare che il bozzolo è presente in tutte le ponerine conosciute, con una sola eccezione, una piccola formica africana. E nello stesso lavoro lasciò scritta un'osservazione fondamentale per qualsiasi allevatore: le larve di formica non riescono a tessere il bozzolo se non sono avvolte, temporaneamente, da particelle a cui fissare il filo delle loro ghiandole della seta. Per questo le operaie interrano le larve mature o le ricoprono di terra o di detriti.

In molte ponerine, inoltre, le larve mangiano direttamente dalla preda che portano loro le operaie o la regina. Gli allevatori di Odontomachus sanno che le larve che non riescono a filare muoiono o finiscono mangiate dalla colonia, e lo attribuiscono alla mancanza di substrato, alle superfici lisce (provette, acrilico, stampa 3D) e alla mancanza di umidità. In Antomas aggiungiamo il fattore più insidioso nelle nostre case: il caldo (vedi «Il punto chiave: sopra i 28 °C le larve non filano bene»).

Dimensioni e morfologia

Ponerina grande per il suo genere, snella, con mandibole lunghe e lineari e una vita dal peduncolo lungo.

  • Colorazione. Non esiste alcuna descrizione scientifica pubblicata del colore dell'operaia. Nell'esperienza di Antomas, le operaie sono piuttosto arancioni, di una tonalità caramellata: un colore caldo che le fa riconoscere al primo sguardo.
  • Mandibole. Lunghe e lineari, a «coltello da pane», con tre denti in punta e i peli di innesco della trappola (vedi «Mandibole a “coltello da pane”»).
  • Mesosoma e peziolo. Pronoto liscio e lucido, mesosoma slanciato con il bordo anteriore del mesonoto rialzato, e peziolo dal peduncolo lungo e dall'apice smussato o strettamente arrotondato, senza spine descritte.
  • Pungiglione. Funzionale: lo usano per finire le prede che resistono.
  • Rispetto alle parenti. A. mixtus ha la fronte chiaramente striata, e A. rugosus il capo striato in gran parte.
  • Regina. Non ci sono dati pubblicati sulla regina di A. princeps. Nell'esperienza di Antomas, è alata e si toglie le ali dopo il volo nuziale, come le regine dealate note nel suo gruppo di specie. Non abbiamo una misura affidabile.
  • Maschio. Alato e più piccolo, con ocelli grandi, occhi molto sporgenti e mandibole minuscole, ognuna con una cavità biancastra che potrebbe servire a rilasciare feromoni. È di color cannella caldo, con la parte superiore del capo e del torace un po' più scura, e zampe e apparato boccale giallo pallido.
  • Sviluppo. Si impupano dentro un bozzolo, per il quale hanno bisogno di substrato. Non ci sono dati pubblicati sui tempi di sviluppo di questa specie.

Misure indicative

  • Operaie: oltre 8 mm
  • Regina: nessuna misura pubblicata
  • Maschio: circa 5,6 mm, con un'ala anteriore di 4,8 mm

La misura dell'operaia viene dalla chiave di Zettel (2012); quella del maschio da Brown (1978), su un esemplare del Borneo. Come riferimento, A. mixtus, dello stesso gruppo, misura 8,4–8,8 mm. Non esiste una morfometria moderna della specie.

Allevamento in cattività

Difficoltà: 4/5 – Avanzato

Non è una specie difficile per capriccio, ma per un margine stretto. Le sue esigenze si riassumono in tre: una temperatura stabile che non superi mai i 28 °C, un nido molto umido con substrato di fibra di cocco e prede abbondanti e varie. La sfida è la prima: in molte case del sud Europa, l'estate tiene le stanze sopra i 28 °C per settimane e, nell'esperienza di Antomas, a quelle temperature le larve fanno fatica a tessere il bozzolo. Aggiungi che di dati di allevamento pubblicati sulla specie ce ne sono pochissimi e che saltano con le mandibole, e avrai una formica per allevatori con un po' di esperienza. I negozi mettono di solito altre Anochetus asiatiche, più piccole, a un livello intermedio; in Antomas collochiamo la nostra ad avanzato.

E ne vale davvero la pena. Poche formiche offrono tanto spettacolo in così poco spazio: operaie grandi e slanciate che pattugliano con le mandibole aperte oltre 180°, catturano mosconi con un solo colpo, si catapultano via con un colpo di mandibole e, se le disturbi, si fingono morte. È una specie rarissima in commercio e quasi per niente documentata nell'hobby. E, nell'esperienza di Antomas, con il nido molto umido e senza superare i 28 °C, si allevano molto bene in cattività.

Parametri consigliati

  • Temperatura: 24–27 °C, costante tutto l'anno. Mai sopra i 28 °C. È l'intervallo del suolo della foresta dove vivono queste ponerine (vedi «Il clima di casa sua»). Anche i negozi non superano i 28 °C con altre Anochetus asiatiche.
  • Umidità del nido: molto alta, stabile e senza ristagni: come riferimento, un 70–90 %. In natura, accanto ai nidi delle ponerine di foresta, è del 78–97 %.
  • Substrato: fibra di cocco dentro il nido, sempre umida (vedi «Formicai consigliati»).
  • Area di foraggiamento: pulita e più asciutta del nido, con il coperchio chiuso, una barriera d'olio e acqua sempre a disposizione in una provetta con cotone.
  • Luce: basta lasciare loro una zona buia nel nido e l'area di foraggiamento illuminata, con un normale ciclo giorno-notte; nel loro areale il giorno dura circa 11–13 ore tutto l'anno.
  • Diapausa: non la fa (vedi «Diapausa»).

È una specie da umidità alta, e lasciar seccare il nido è un errore grave. Gli allevatori di altre Anochetus avvertono che un nido secco stressa la colonia e frena lo sviluppo della covata, e, senza umidità, la fibra di cocco non serve per filare. Umidità alta non vuol dire inzuppare: l'acqua stagnante e l'aria ferma portano muffa. Una ventilazione leggera e la pulizia degli avanzi sono la miglior prevenzione.

Il punto chiave: sopra i 28 °C le larve non filano bene

È il punto più importante di questa scheda. Nell'esperienza di Antomas, come in molte specie ipogee e ponerine, sopra i 28 °C le larve di A. princeps fanno fatica a tessere il bozzolo. È un'osservazione nostra e di altri allevatori, non un dato di laboratorio: non conosciamo nessuno studio che l'abbia misurato nelle ponerine.

Torna, questo sì, con il microclima di casa sua: il suolo della foresta accanto ai nidi di una ponerina di foresta era a 24,2–27,5 °C, e il sottobosco del Borneo resta in media sui 23,9 °C. Inoltre, uno studio su 17 specie di formiche ha verificato che le specie le cui operaie sopportano più caldo hanno bisogno di più caldo anche per allevare la covata, e viceversa. Una formica del suolo della foresta, poco esposta al caldo, rientrerebbe nel secondo gruppo (quest'ultima è una nostra deduzione).

Come si nota: larve già grandi che non riescono ad avvolgersi nel bozzolo e che finiscono per morire o essere divorate dalla colonia. Se lo vedi, controlla prima la temperatura, poi l'umidità e il substrato.

Come evitarlo:

  • Scegli bene il posto: la stanza più fresca della casa, lontano da finestre, sole diretto e termosifoni.
  • Metti un termometro accanto al nido e controllalo soprattutto nei pomeriggi d'estate.
  • D'estate, niente riscaldamento artificiale. Se in casa superi i 28 °C per settimane, ti servirà una stanza climatizzata.
  • D'inverno, calore leggero. Se la casa scende sotto i 24 °C, usa una fonte di calore leggera, con termostato, su un lato del nido, così la colonia può scegliere; mai sotto tutto il nido.
  • Umidità e fibra di cocco, sempre. Il caldo è il fattore più insidioso, ma non l'unico (vedi «Larve che hanno bisogno di terra per tessere il bozzolo»).

Formicai consigliati

In Antomas consigliamo la linea Qbik Wild di Anthouse, in gesso, nella versione ibrida, quella che mantiene meglio un nido molto umido e stabile: sotto le gallerie ha un serbatoio di evaporazione, separato da esse, che trasmette l'umidità attraverso una rete con carbone attivo, perché l'acqua non ristagni, ed è completata da un abbeveratoio laterale a provetta. Il formato adatto alle nostre colonie è il Qbik Wild Duo P 2C Ibrido.

Dentro il nido serve un ingrediente indispensabile: la fibra di cocco. Mettine uno strato sottile nelle camere e tienilo umido. Ha due funzioni:

  • Per filare. Le larve hanno bisogno di particelle a cui fissare il filo del bozzolo, e le operaie le ricoprono di queste. Gli allevatori di Odontomachus concordano sul fatto che la fibra di cocco umida funziona benissimo, e quella secca no.
  • Per l'umidità. Trattiene l'acqua e la distribuisce nella camera, come il suolo della foresta.

Controlla che nelle camere della covata ci sia sempre fibra: a volte le operaie la portano fuori dal nido, e le larve restano senza materiale. Se succede, aggiungine un po'. Usa fibra di cocco senza concimi né additivi.

Completa l'allestimento con questi accorgimenti:

  • Coperchio chiuso sull'area di foraggiamento e una barriera d'olio sul bordo (vedi «Fughe e barriere»).
  • Area di foraggiamento pulita e più asciutta del nido, senza avanzi che facciano muffa o che servano da ponte per scavalcare la barriera.
  • Acqua sempre a disposizione: per le specie con mandibole lunghe come questa, in Antomas consigliamo una provetta con acqua e cotone nell'area di foraggiamento; bevono dal cotone senza problemi.
  • Un abbeveratoio per lo zucchero occasionale; mai il cotone (vedi «Alimentazione»).

Arrivo e trasferimento

In Antomas vendiamo colonie con regina, operaie e covata. Quando ricevi la tua, lasciala riposare in un posto tranquillo, a 24–27 °C, e controlla che abbia acqua. Per trasferirla nel formicaio, lo facciamo per rovesciamento: apriamo la provetta dentro l'area di foraggiamento, accanto all'ingresso del nido, e rovesciamo la colonia (operaie, regina e covata) con qualche colpetto leggero, aiutando le ritardatarie con un pennello. Tre consigli per questa specie:

  • Con il coperchio a portata di mano: qualche operaia può catapultarsi fuori con un colpo di mandibole.
  • Pazienza con le «morte»: se qualcuna resta immobile, probabilmente sta fingendo.
  • La fibra di cocco già pronta: che il nido abbia già il suo substrato umido quando arrivano.

Fallo con calma e senza paura: in poche ore avranno occupato il nido. E abbi pazienza: crescono con moderazione, e una colonia di 200–300 operaie è già di buone dimensioni. Il suo fascino sta nella qualità, non nella quantità.

Alimentazione

A. princeps è prima di tutto una cacciatrice, e la sua dieta sono le proteine. In Antomas la nutriamo con mosche, mosconi, Drosophila, Thermobia (pesciolini d'argento), minigrilli e piccole blatte, possibilmente vivi: così vedi in azione la trappola, che è la grande attrattiva della specie. I negozi aggiungono che approfittano anche di prede appena morte.

  • Dimensioni della preda. Che riescano a sopraffarla: per una colonia piccola, prede piccole (Drosophila, minigrilli, Thermobia); quando cresce, mosconi e piccole blatte.
  • Vicino alla covata. Le larve mangiano direttamente dalla preda che le operaie portano nel nido. Se una preda grande resta nell'area di foraggiamento, offrila a pezzetti.
  • Cambia tipo di insetto da una settimana all'altra, così non mangiano sempre la stessa cosa.
  • Insetti di fiducia. Comprali da un fornitore affidabile: quelli trattati con insetticidi o acaricidi possono uccidere la colonia.

Più mangiano, meglio e più in fretta crescono. È la filosofia di Antomas: se fai manutenzione ogni giorno e togli gli avanzi, è meglio sovralimentare, perché la colonia capisce di avere più risorse e cresce più in fretta e in numero maggiore. Se non riesci a pulire spesso, meglio non sovralimentare: il cibo avanzato marcisce e porta muffa e acari. Togli gli avanzi entro 24 ore. E non lasciarle per diversi giorni senza proteine: un allevatore di un'altra Anochetus ha perso quasi tutta la covata dopo qualche giorno senza poterla nutrire.

Zucchero, solo come integrazione occasionale. Non è la base della sua dieta e non deve mai sostituire le proteine. Ogni tanto puoi offrire loro una goccia di un nettare come il nettare Blue Sugar di Anthouse, sempre in un abbeveratoio e mai sul cotone, perché il cotone ammuffisce e rovina subito il liquido. Usa un abbeveratoio tradizionale o fatto in casa, dove la goccia resti «stesa» e accessibile.

Acqua: sempre, nella provetta con il cotone. È l'unica cosa che non deve mai mancare.

Diapausa

Non fa diapausa: in buona parte del suo areale l'inverno non esiste, e sul suolo della foresta gli sbalzi di temperatura arrivano molto attenuati (vedi «Il clima di casa sua»). Gli allevatori concordano sul fatto che non ne ha bisogno, e qualche negozio avverte che raffreddarla di proposito può danneggiarla. In Antomas la teniamo attiva tutto l'anno, a 24–27 °C costanti, senza calo invernale. Evita però gli sbalzi bruschi.

Comportamento in cattività

Cacciatrici pazienti. Vedrai le operaie pattugliare l'area di foraggiamento con le mandibole aperte, esplorare con le antenne e, all'improvviso, il colpo: ogni pasto è una piccola battuta di caccia.

Discrete. Un allevatore di un'altra Anochetus raccontava che le sue operaie tendevano a nascondersi. Se le disturbi, di solito si fingono morte o si catapultano via con un colpo di mandibole, più che attaccare.

Osservare senza paura. In Antomas pensiamo che le formiche siano fatte per essere godute, osservate e per imparare da loro, non per tenerle nascoste. Basta lasciare loro la zona buia nel nido e l'area di foraggiamento illuminata, e osservarle con delicatezza, intervenendo e stressandole il meno possibile. Si abituano alla tua presenza.

Segnali d'allarme:

  • Larve grandi che non filano il bozzolo: controlla la temperatura (mai oltre i 28 °C), l'umidità e la fibra di cocco.
  • Covata che sparisce: quasi sempre manca cibo.
  • Muffa nel nido: avanzi di cibo dimenticati o acqua stagnante.
  • Operaie ammassate vicino all'acqua o regina fuori dal nido: controlla l'umidità del nido.

Fughe e barriere

Nell'esperienza di Antomas, saltano con le mandibole, ma si arrampicano così così. Questo semplifica le cose: una barriera d'olio sul bordo dell'area di foraggiamento funziona bene con loro. Completala con il coperchio chiuso e un'area di foraggiamento pulita, senza avanzi né decorazioni che tocchino la barriera e facciano da ponte.

Il salto è la loro arma migliore per scappare: un'operaia che si spaventa può catapultarsi all'indietro con un colpo di mandibole e, con il coperchio aperto, finire fuori. Quando apri il coperchio per nutrirle o pulire, fallo con calma e richiudilo alla fine. Controlla anche tappi, giunzioni e raccordi.

Manipolazione e sicurezza

Hanno un pungiglione funzionale e possono pungere. Nel genere, la puntura è descritta come leggermente dolorosa (così la definisce un negozio per A. graeffei, aggiungendo che non sono aggressive con le persone). Inoltre possono darti un colpo di mandibole, lo stesso con cui cacciano. In Antomas consigliamo di maneggiarle sempre con strumenti entomologici (un pennello morbido o pinzette morbide), mai a mani nude, e di fare attenzione se sei allergico alle punture di imenotteri. Lavora con calma per non perdere né ferire la regina. È una specie esotica: non va mai liberata in natura.

Cosa non fare

  • Lasciare che la temperatura superi i 28 °C: le larve fanno fatica a tessere il bozzolo.
  • Lasciar seccare il nido: ha bisogno di umidità alta in ogni momento.
  • Dimenticare la fibra di cocco, o lasciare che le operaie svuotino di substrato le camere della covata.
  • Inzuppare il nido o lasciare l'aria ferma: porta muffa.
  • Essere scarsi con le proteine, dare sempre lo stesso insetto o lasciare avanzi per più di 24 ore.
  • Sostituire le proteine con lo zucchero, o metterlo sul cotone: solo ogni tanto e in abbeveratoio.
  • Farle fare la diapausa o abbassarle la temperatura d'inverno.
  • Lasciare il coperchio aperto o l'area di foraggiamento sporca: il salto e gli avanzi sono le loro vie di fuga.
  • Dare per morta un'operaia immobile senza aspettare qualche minuto.
  • Maneggiarle a mani nude.
  • Tenerle nascoste: sono fatte per essere osservate e godute; fallo con delicatezza, intervenendo il meno possibile.

Fonti scientifiche

Questa scheda è stata redatta a partire dalla letteratura scientifica su Anochetus princeps e sulle formiche dalle mandibole a scatto, dai dati climatici del suo areale d'origine e dall'esperienza di Antomas e di altri allevatori. Riferimenti principali:

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