Myrmecia cf. exigua
Ci sta sopra un'unghia e, nonostante questo, è una Myrmecia dalla testa ai piedi. Myrmecia exigua è quella che John Clark descrisse nel 1943 come la specie più piccola del genere: una cacciatrice del gruppo urens, delle boscaglie sabbiose dell'Australia meridionale, con occhi che non si perdono un dettaglio, mandibole lunghe quanto la testa e un vero pungiglione. Per decenni è stata la Myrmecia di un solo lago, e ancora oggi resta una rarità che quasi nessuno ha visto in un formicaio. La nostra linea, nera come il carbone e con mandibole arancioni, è un gioiello per allevatori esperti: piccola non vuol dire facile. Regine fondatrici. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.
Difficoltà: 5/5 – Esperto
Quella che il suo descrittore chiamò «la specie più piccola del genere»: una Myrmecia del gruppo urens delle boscaglie e delle brughiere sabbiose dell'Australia meridionale, con operaie di appena 4–4,5 mm nella specie tipo e quasi sconosciuta nell'hobby. La nostra linea è tutta nera, con mandibole arancioni, ed è per questo che la chiamiamo M. cf. exigua. Si vende come regina fondatrice, a fondazione semi-claustrale: buio totale, camera piccola con mini-arena umida da lasciar asciugare, bozzoli all'asciutto e prede minuscole appena uccise. Nido a 22–26 °C, larve mature mai sopra i 28 °C circa, zuccheri ogni giorno e diapausa di circa 3 mesi a 12–16 °C. Piccola non vuol dire facile: ha il pungiglione e scappa da qualsiasi fessura.
Myrmecia exigua (Clark, 1943) è una Myrmecia in miniatura. Quando l'entomologo australiano John Clark la descrisse, la presentò come la specie più piccola del genere, con operaie di 4–4,5 mm: una frazione di quanto misura una M. gulosa o una M. pyriformis. Appartiene al gruppo urens, quello delle Myrmecia piccole, e vive nelle boscaglie e nelle brughiere su suoli sabbiosi dell'Australia meridionale. E conserva tutto ciò che rende rispettabile una Myrmecia: occhi grandi, mandibole lunghe e dentate, caccia solitaria e un pungiglione che funziona.
La linea che alleviamo in Antomas porta un «cf.» nel nome, e in questa scheda ti spieghiamo perché: è tutta nera, con le mandibole arancioni, mentre la exigua descritta da Clark ha il propodeo e il nodo rossi. È una Myrmecia piccola del gruppo urens, rarissima nei formicai europei e senza alcuna pubblicazione sul suo allevamento. Per questo teniamo separato ciò che è documentato su M. exigua, ciò che si sa dell'allevamento delle altre Myrmecia, molto simile in tutto il genere, e ciò che abbiamo imparato in Antomas. La conclusione, anticipata, sta in una frase: piccola non vuol dire facile.
Biologia
La più piccola del genere
Nella sua revisione del 1943, Clark non girò intorno alla questione: di tutte le specie che aveva studiato, exigua era la più piccola. Un'operaia misura 4–4,5 mm di lunghezza, tanto che starebbe da un capo all'altro sull'unghia del mignolo. Le giganti del genere, invece, superano abbondantemente i due centimetri.
Perché M. exigua non è una Myrmecia «a metà». La descrizione originale riporta una testa con una scultura reticolata e rugosa finissima e mandibole lunghe quanto la testa, armate di sei denti grandi e affilati; ciascuno dei primi tre è preceduto da due dentelli. Il nodo del peziolo è a forma di pera e quasi lungo quanto largo, e tutto il corpo porta peli eretti bianco-giallastri su una pubescenza grigia finissima. È una Myrmecia completa, solo in scala ridotta.
Un esemplare della costa meridionale dell'Australia Occidentale, raccolto nel 1985 dal mirmecologo Philip S. Ward, dà un'altra misura utile: una testa larga 1,47 mm, con la mandibola giallo chiaro e «relativamente lunga». All'altro estremo del nostro catalogo c'è M. nigriscapa, una delle grandi del gruppo gulosa.
Descritta come Promyrmecia, accanto a un lago del mallee
Clark non la descrisse come Myrmecia, ma come Promyrmecia exigua. All'epoca molte Myrmecia piccole e medie venivano raggruppate in Promyrmecia, e il suo lavoro del 1943 era proprio una revisione di quel gruppo. Oggi Promyrmecia non è più riconosciuto come genere a sé: tutte le sue specie rientrano in Myrmecia, e il riferimento moderno per identificarle è la revisione con chiave di Ogata e Taylor (1991).
Il materiale tipo è costituito da operaie raccolte da J. E. Dixon a Lake Hattah, un sistema di laghi circondato dal mallee nel nord-ovest semiarido del Victoria. Oggi gli esemplari sono divisi tra il Museums Victoria, l'Australian National Insect Collection (ANIC) e il Museum of Comparative Zoology di Harvard. E il nome le calza a pennello: exiguus, in latino, significa «piccolo, scarso, minuto».
La descrizione si basò solo su operaie: nel 1943 la regina e il maschio erano sconosciuti. Per decenni è stata, in pratica, «la Myrmecia di un solo lago». I segnalamenti pubblici successivi si contano sulle dita di una mano: la costa sud-occidentale del Victoria, la costa meridionale dell'Australia Occidentale e qualche osservazione fotografica nel sud-ovest di quello stato. L'ultima sintesi sulle formiche dell'Australia Occidentale, quella di Heterick (2022), ne estende la presenza a buona parte del sud-ovest dello stato, per cui oggi la si considera molto più diffusa di quanto lasciasse pensare la sua località tipo.
Il gruppo urens: cacciatrici tascabili
Le Myrmecia sono un genere di poco più di novanta specie, tutte australiane tranne una che vive in Nuova Caledonia. Insieme a Nothomyrmecia macrops formano la sottofamiglia Myrmeciinae, un lignaggio antico che conserva molti caratteri considerati ancestrali tra le formiche (Ward e Brady 2003). Per mettere ordine in questa diversità, i tassonomi suddividono le specie in gruppi (Ogata 1991), e M. exigua appartiene al gruppo urens, che prende il nome da M. urens e riunisce alcune delle Myrmecia più piccole del continente.
Hanno in comune un dettaglio anatomico che ti conviene conoscere: la carena occipitale, un sottile bordino che percorre la parte posteriore della testa. È un carattere di quattro gruppi del genere (gulosa, nigrocincta, picta e urens) e manca in altri cinque, tra cui quello delle jack jumpers, il gruppo pilosula (Hasegawa e Crozier 2006). Quel bordino quasi invisibile sarà il pezzo chiave di una piccola storia da detective che ti raccontiamo più avanti.
Il gruppo urens è, inoltre, uno dei più difficili del genere. Nella sua guida alle formiche dell'Australia sud-occidentale, Heterick (2009) avverte che la maggior parte dei suoi nomi non si può attribuire con sicurezza in base alla sola morfologia. E già Clark aveva notato che, in alcune specie del gruppo, il colore del torace e del nodo varia all'interno dello stesso nido, da quasi tutto nero a quasi tutto rosso: un rompicapo per qualsiasi tassonomo.
Boscaglie sabbiose e vegetazione bassa
La sua località tipo è in pieno mallee, il paesaggio di eucalipti dal portamento arbustivo e a più fusti che copre i suoli sabbiosi del sud-est semiarido dell'Australia. È un clima duro: estati caldissime, appena 270 mm circa di pioggia all'anno e inverni freddi, con gelate frequenti e una media giornaliera di circa 10 °C a luglio, il cuore dell'inverno australe.
All'estremo opposto del continente, l'esemplare di Ward è stato raccolto in una boscaglia di brughiera con eucalipti di tipo mallee della costa meridionale dell'Australia Occidentale, e il suo cartellino aggiunge un dettaglio prezioso: foraggiava sulla vegetazione bassa. La sintesi di Heterick descrive lo stesso tipo di paesaggio per le popolazioni del sud-ovest: macchia costiera e brughiera su sabbia, lontano dalle foreste alte e chiuse, con operaie raccolte tra la lettiera e i rametti di casuarina (Allocasuarina) su sabbia bianca. In quella fascia costiera il clima è mediterraneo e più mite, con inverni piovosi e una media giornaliera di circa 14–15 °C a luglio.
Tutto indica una formica di suoli sciolti, lettiera fine e piante basse, con estati calde e secche e inverni freschi. Del suo nido non esiste alcuna descrizione pubblicata, ma il ritratto basta per orientare l'allevamento: substrato fine, camere piccole, un po' di vegetazione secca nell'area di foraggiamento e un inverno vero.
Che cosa significa «cf.»? Perché la nostra linea lo porta
«cf.» è l'abbreviazione del latino confer, «confronta». In tassonomia si scrive tra il genere e la specie quando alcuni esemplari somigliano molto a una specie nota e le vengono attribuiti in via provvisoria, ma qualcosa impedisce di chiudere l'identificazione. Non è un'etichetta di serie B: è il modo onesto di dire «crediamo che sia questa, ma non possiamo ancora metterci la firma».
Nel nostro caso, a impedire la firma è il colore. Ecco come Clark descrisse l'operaia di M. exigua:
- Testa e gastro bruno-nerastri.
- Mandibole gialle.
- Antenne, pronoto, mesonoto e zampe bruni o bruno-rossastri, con i tarsi delle zampe anteriori e medie giallo-rossastri.
- Propodeo e nodo rossi.
La linea di Antomas è tutta nera, con le mandibole arancioni e i tarsi rossastri. Coincidono le mandibole chiare e i tarsi chiari, ma mancano il propodeo e il nodo rossi, e non è mai stata pubblicata una forma nera della specie. Per questo, in Antomas manteniamo il «cf.». Con quello che già sappiamo del gruppo, il colore da solo non basta né per escluderla né per confermarla.
Che cosa servirebbe per toglierlo? Misurare operaie adulte, verificare la carena occipitale e la dentatura delle mandibole, osservare allo stereoscopio il colore del propodeo e del nodo e ottenere foto macro di un'operaia e della regina, che nel 1943 non era nemmeno descritta. Per chi la alleva, il «cf.» non cambia nulla di ciò che conta: è una Myrmecia piccola del gruppo urens, con tutto il carattere del suo genere, che quasi nessuno ha mai avuto in un formicaio.
Una sequenza di DNA finita dove non doveva
Nel 2023 un gruppo internazionale ha pubblicato la filogenesi più completa delle Myrmecia mai realizzata: ha sequenziato un gran numero di regioni del genoma (i cosiddetti elementi ultraconservati, o UCE) di 66 delle 93 specie del genere. Il risultato ha riorganizzato l'albero genealogico e ha mostrato che cinque dei nove gruppi classici non formano rami naturali (Mera-Rodríguez et al. 2023).
L'unico esemplare di M. exigua incluso era proprio quello di Ward. E saltò fuori dove nessuno se lo aspettava: dentro il complesso pilosula, tra le jack jumpers, un gruppo con cui non condivide né l'aspetto né l'anatomia. Il database AntWeb lo segnala come una probabile contaminazione o errore bioinformatico, e il motivo è quel bordino della nuca: l'esemplare ha la carena occipitale, e le jack jumpers no.
È una bella lezione di scienza: il DNA è uno strumento potentissimo, ma un solo campione può sbagliare, e quando contraddice l'anatomia va ricontrollato. Finché non verranno sequenziati altri esemplari, la posizione molecolare di M. exigua resta irrisolta. Non aiuta nemmeno il fatto che lo stesso gruppo urens sia un caso aperto: con due geni nucleari, Hasegawa e Crozier (2006) non sono riusciti a confermare che formi un gruppo naturale.
Una cacciatrice visiva a livello del suolo
Come tutte le Myrmecia, caccia da sola: ogni operaia individua, insegue e sopraffà la preda senza reclutare compagne. E lo fa soprattutto con la vista. Gli occhi delle Myrmecia sono grandi per una formica, e la loro struttura cambia secondo l'orario di caccia di ogni specie: la dimensione dell'occhio e delle sue faccette si adatta al fatto che escano di giorno, al tramonto o di notte (Greiner et al. 2007). Persino all'interno di una stessa specie, operaie, regine alate e maschi hanno occhi diversi, adattati ai propri orari (Narendra et al. 2011).
Su M. exigua non esiste alcuno studio sull'attività, quindi non la classifichiamo né come diurna né come notturna. Non c'è nemmeno un elenco pubblicato delle sue prede. Quello che sappiamo è dove caccia: nella lettiera e sulla vegetazione bassa, il territorio degli artropodi di pochi millimetri. Una cacciatrice di 4 mm ha bisogno di prede su misura, e questo determina la sua alimentazione in cattività.
In casa la vista si nota subito: un'operaia segue con la testa il movimento di una pinzetta anche se misura mezzo centimetro. Per questo consigliamo il buio totale durante la fondazione e, con la colonia avviata, una zona buia nel nido, così che i riferimenti visivi non le stressino.
Un pungiglione in scala
Minuscola, sì; disarmata, no. M. exigua conserva il pungiglione funzionale del suo genere. Il veleno delle Myrmecia ha un doppio uso: in M. gulosa è stata descritta una grande famiglia di peptidi, le aculeatossine, con tossine che paralizzano gli insetti e altre che attivano i nervi del dolore dei mammiferi (Robinson et al. 2018).
Le punture di Myrmecia sono famose, a ragione, per far molto più male di quelle di un'ape o di una vespa, e in Australia sono la prima causa di reazioni allergiche gravi da formiche: in uno studio nazionale, 265 dei 299 casi di anafilassi con la formica identificata (l'89 %) erano dovuti a specie di questo genere (Brown et al. 2011). Sulla puntura di exigua non ci sono dati, e un'operaia così piccola probabilmente inietta meno veleno, ma non è innocua: si maneggia sempre con strumenti, mai a mani nude (vedi «Manipolazione, trasloco e sicurezza»).
Dimensioni e morfologia
Una Myrmecia minuscola e slanciata, con mandibole lunghe, occhi grandi e pungiglione funzionale, senza casta di soldati: tutte le operaie hanno la stessa forma e variano solo un po' di taglia.
- Colorazione di M. exigua in senso stretto (Clark 1943). Testa e gastro bruno-nerastri; mandibole gialle; antenne, pronoto, mesonoto e zampe bruni o bruno-rossastri; tarsi anteriori e medi giallo-rossastri; propodeo e nodo rossi.
- Colorazione della nostra linea. Tutta nera, con le mandibole arancioni e i tarsi rossastri. È il motivo del «cf.» (vedi «Che cosa significa «cf.»? Perché la nostra linea lo porta»).
- Testa. Con una scultura reticolata e rugosa finissima e una carena occipitale, il bordino della nuca tipico del gruppo urens e di altri tre gruppi del genere.
- Mandibole. Lunghe quanto la testa, con sei denti grandi e affilati; ciascuno dei primi tre è preceduto da due dentelli.
- Peziolo. Nodo piriforme, quasi lungo quanto largo.
- Pelosità. Peli eretti bianco-giallastri su tutto il corpo e una pubescenza grigia finissima.
- Gastro. Termina con un pungiglione funzionale.
- Regina e maschio. Sconosciuti quando fu descritta la specie, e senza descrizioni pubblicate che abbiamo potuto verificare.
- Larve. Come in tutto il genere, tessono un bozzolo di seta prima di diventare pupe: è uno dei momenti critici dell'allevamento (vedi «28 °C: il limite delle larve che filano»).
Misure indicative
- Operaia di M. exigua in senso stretto: 4–4,5 mm di lunghezza (Clark 1943)
- Larghezza della testa di un'operaia dell'Australia Occidentale: 1,47 mm (esemplare di Ward)
- Regina: nessuna misura pubblicata
- Maschio: nessuna misura pubblicata
Sono misure della specie descritta, non della nostra linea: prima di pubblicare un numero, preferiamo misurare le nostre operaie e regine.
Allevamento in cattività
Difficoltà: 5/5 – Esperto
Viene da pensare che una Myrmecia di pochi millimetri sia più facile di una gigante. Non è così. In Antomas le diamo un 5/5 – Esperto, come a tutte le Myrmecia delicate, e per diversi motivi:
- Fondazione semi-claustrale. La regina deve uscire a cacciare e a mangiare mentre alleva le prime operaie, e le fondazioni di Myrmecia sono delicate: con le prime operaie, tutto va molto più liscio.
- Un allevamento esigente. Le larve mature hanno bisogno di una temperatura contenuta, di un substrato in cui tessere il bozzolo e di un gradiente di umidità che passa dall'umido all'asciutto.
- Prede su misura. Servono insetti minuscoli, spesso e ben scelti.
- Vista e stress. Sono molto visive e si stressano facilmente, soprattutto durante la fondazione.
- Fughe da fessure piccole. Un'operaia di 4 mm passa da fessure che una Myrmecia grande non proverebbe nemmeno.
- Nessun manuale. Non esiste un solo dato pubblicato sul suo allevamento: lavoriamo con ciò che funziona nel resto del genere.
È una specie che perdona pochi errori, quindi richiede un controllo quotidiano. Se cerchi la tua prima Myrmecia, meglio iniziare da una specie con colonie più generose, come M. pavida o M. nigriceps, quando le avremo disponibili. In cambio, M. cf. exigua occupa pochissimo spazio e si nutre di prede piccole, ed è una Myrmecia che quasi nessuno ha mai allevato.
Parametri consigliati
- Temperatura del nido: 22–26 °C nella stagione attiva, con un gradiente perché possano scegliere. Viene da boscaglie temperate, non dai tropici: niente 28–30 °C costanti.
- Larve mature: mai sopra i 28 °C circa in modo prolungato (vedi il paragrafo successivo).
- Umidità: a gradiente; uova e larve piccole nella zona umida, bozzoli nella zona asciutta e ventilata.
- Acqua: che non manchi mai; la soluzione più pratica è una piccola provetta piena e chiusa con cotone, sistemata nella mini-arena.
- Luce: buio totale durante la fondazione; poi nido buio e area di foraggiamento con un normale ciclo giorno-notte.
- Diapausa: circa 3 mesi a 12–16 °C durante il nostro inverno.
28 °C: il limite delle larve che filano
Se c'è un numero da ricordare di questa scheda, è questo. In Antomas, con tutte le Myrmecia, abbiamo verificato che le larve mature non devono superare i 28 °C circa in modo prolungato. Oltre, compaiono problemi di filatura: larve che non riescono a tessere il bozzolo, bozzoli incompleti o pupe che si formano senza protezione e finiscono per morire. È un'osservazione pratica di allevamento, condivisa da altri allevatori del genere, più che un meccanismo dimostrato in laboratorio.
Il bozzolo è l'ultima grande opera della larva: lo tesse con la seta, appoggiandosi alle particelle che ha intorno. Se fallisce, si perdono settimane di lavoro, e in una fondazione con una mezza dozzina di larve ogni bozzolo conta.
In pratica:
- Se vuoi accelerare lo sviluppo, lavora nella fascia dei 24–26 °C, non più su.
- Se usi il riscaldamento, che sia leggero, su un solo lato e con termostato, così la colonia può allontanare la covata.
- Attenzione all'estate. È il periodo in cui vediamo più problemi. Durante le ondate di caldo, cerca la stanza più fresca della casa, lontano dalle finestre al sole, e spegni qualsiasi fonte di calore.
- Ricorda che in un allestimento piccolo la temperatura cambia molto in fretta: bastano pochi minuti al sole per surriscaldare una camera minuscola.
Umidità: dall'umido all'asciutto, al ritmo delle larve
Le Myrmecia hanno bisogno di umidità a un estremo del loro sviluppo e di asciutto all'altro. Le uova e le larve piccole gradiscono un ambiente umido. I bozzoli, esattamente il contrario: un bozzolo bagnato muore asfissiato, e le operaie finiscono per scartarlo. In Antomas lo risolviamo con un metodo semplice:
- La regina parte in una camera o in una provetta di fondazione piuttosto umida.
- Man mano che le larve crescono, la si lascia asciugare poco a poco, senza aggiungere altra acqua.
- Quando le larve sono pronte a filare, resta l'umidità giusta, e i bozzoli si formano in un ambiente asciutto.
Più avanti puoi anche collegare una camera più asciutta, ma non contare sul fatto che la regina vi trasporti da sola i bozzoli: non sempre lo fa. E, con una specie così piccola, molta attenzione quando aggiungi acqua: in una camera minuscola, qualche goccia di troppo raggiunge subito la covata e la annega.
Substrato dentro il nido. Una camera liscia e spoglia è una cattiva idea per una formica che tesse bozzoli. Metti nel nido una miscela di sabbia fine, un po' di terra minerale e fibra vegetale finissima, come lettiera secca sbriciolata, così che le operaie possano sistemarla intorno alle larve quando iniziano a filare. Adatta la granulometria alla sua taglia: quella che per una gigante è sabbia fine, per un'operaia di 4 mm è ghiaia. Non serve riempire la camera; basta un po' di materiale che possano trasportare.
Formicaio consigliato
Durante la fondazione, la regina vive in una provetta o in una piccola camera collegata a una mini-arena: un'area di foraggiamento molto ridotta, dove puoi lasciarle il cibo senza aprire la sua camera. Più l'insieme è piccolo, più è facile controllare l'umidità, trovare gli avanzi e sorvegliarla senza disturbarla.
Con le prime operaie, in Antomas consigliamo il Qbik Wild One P 1C di Anthouse, con gallerie adatte alla sua taglia. È in gesso, trattiene bene l'umidità e permette di creare il gradiente dall'umido all'asciutto che chiedono le sue larve, oltre ad accogliere substrato dentro le camere:
Non trasferirla in un nido grande prima del tempo: in camere sovradimensionate, una colonia di poche operaie non controlla l'umidità e gli angoli vuoti si riempiono di avanzi. Completa l'allestimento così:
- Area di foraggiamento piccola, con sabbia fine, qualche pietra piatta, un pezzo di corteccia e qualche rametto o pianta secca bassa: in natura foraggia sulla vegetazione bassa, e le piace avere qualcosa su cui salire.
- Riferimenti stabili. Per una formica così visiva, spostare le decorazioni ogni settimana non porta a nulla.
- Una piccola provetta d'acqua con il suo tappo di cotone, perché bevano quando vogliono.
- Un abbeveratoio minuscolo per i liquidi zuccherini, mai su cotone (vedi «Alimentazione»).
- Barriera antifuga e chiusure senza giochi: è la prima cosa da controllare con una specie di questa taglia (vedi «Fughe: il rischio di essere minuscola»).
Fondazione passo dopo passo
Vendiamo questa specie come regina fondatrice. La sua fondazione è semi-claustrale, come in tutto il genere: la regina esce dalla camera per bere, prendere zuccheri e cacciare per nutrire le prime larve, cosa che avevano già descritto Caryl ed Edna Haskins nei loro studi classici sulle Myrmecia (1950). Questi sono i punti che fanno la differenza:
- Buio totale. Copri la camera con un cartoncino o con carta stagnola e sistema l'allestimento in un luogo tranquillo e senza vibrazioni. Con la vista che ha, qualsiasi movimento vicino la stressa, ed è in questa fase che fa più danni.
- Umidità decrescente. Camera piuttosto umida all'inizio, da lasciar asciugare man mano che le larve crescono (vedi «Umidità: dall'umido all'asciutto, al ritmo delle larve»).
- Prede morte o appena uccise. Le regine di Myrmecia sono grandi cacciatrici: percepiscono le vibrazioni e si lanciano su tutto ciò che si muove. Proprio per questo, all'inizio consigliamo di dare la preda morta o appena uccisa, così la regina non si ferisce nella lotta. Per una regina così piccola, prede minuscole: Drosophila, ninfe appena nate di Thermobia o microgrilli.
- Attenzione alla schiusa. È il momento più delicato. Se nascono le prime larve e non c'è cibo, la regina può mangiarsele; a un allevatore di un'altra Myrmecia sono bastate circa 12 ore senza prede per perdere così una larva. Da quando vedi le larve, cibo ogni giorno.
- Controllo quotidiano. Guarda ogni giorno dall'esterno, con una luce tenue e senza spostare l'allestimento: cibo, avanzi, umidità e stato della covata. È il modo per accorgerti in tempo degli errori che questa specie perdona così male.
Perdite normali. Nelle Myrmecia è normale perdere qualche bozzolo, nell'ordine di 1 o 2 su dieci, e la regina non è una buona balia: le sue cure alla covata sono primitive, e a volte la abbandona o la maltratta. Non allarmarti per una perdita isolata; se si perdono molti bozzoli, controlla umidità e temperatura.
Quanto ci vuole? Su M. exigua non ci sono dati. In altre Myrmecia, con il caldo, gli allevatori parlano di 6–10 settimane dall'uovo all'operaia, e le specie piccole sono di solito tra le più rapide del genere. Ma le regine di Myrmecia depongono a ondate e fanno lunghe pause: ragiona in mesi, non in settimane. Con le prime operaie, che si occupano della covata e della caccia, tutto sarà più facile.
Alimentazione
Zuccheri, tutti i giorni e variati. In Antomas consigliamo di alternare il nettare Blue Sugar di Anthouse con acqua e zucchero o con miele la maggior parte dei giorni, e di offrire ogni tanto un pezzettino molto piccolo di frutta matura, come banana, mela o uva. Togli la frutta prima che fermenti. I liquidi, sempre in un abbeveratoio e mai su cotone, che ammuffisce e rovina subito il liquido: con una colonia minuscola basta una goccia «stesa» su una superficie liscia, come un pezzetto di carta stagnola o il tappo di un piccolo abbeveratoio.
Proteine, in base alle larve. La quantità di proteine dipende dalla covata: quando ci sono larve, ne chiedono molte; quando non ci sono, l'interesse cala. E la taglia della preda cresce con quella delle larve. Per una Myrmecia di queste dimensioni, queste sono le prede che funzionano meglio:
- Thermobia domestica: le sue ninfe piccole sono una preda perfetta per fondazioni e colonie piccole.
- Drosophila, il moscerino della frutta, intero e appena ucciso.
- Microgrilli di Acheta domesticus, appena nati.
- Ninfe piccolissime di blatta runner o di blatta argentina, per quando la colonia cresce.
Cambia insetto da una settimana all'altra, così non mangiano sempre la stessa cosa. E, se fai manutenzione ogni giorno e togli gli avanzi, è meglio sovralimentare: la colonia capisce di avere risorse in abbondanza e alleva più covata e più in fretta. Se non riesci a pulire ogni giorno, non esagerare: in un allestimento così piccolo, il cibo avanzato porta subito muffa e acari. Con la colonia avviata, qualche piccola preda viva ti permetterà di goderti la sua caccia.
Acqua: la piccola provetta con cotone nella mini-arena, sempre con una riserva.
Diapausa
Vive in climi con un inverno vero: nella sua località tipo la media giornaliera di luglio si aggira sui 10 °C, con gelate, e sulla costa sud-occidentale dell'Australia sui 14–15 °C. Dentro il nido, sottoterra, la temperatura è un po' attenuata. Con questi dati, in Antomas consigliamo una diapausa di circa 3 mesi a 12–16 °C, durante il nostro inverno:
- Abbassa la temperatura poco a poco, nell'arco di una o due settimane, e rialzala allo stesso modo alla fine.
- Non portarla alle temperature della diapausa europea, di 5–8 °C: è un inverno fresco, non gelido.
- Durante la diapausa, acqua sempre disponibile, un po' di liquido zuccherino e proteine solo se le accettano o se ci sono ancora larve.
Non sappiamo con quale covata questa specie passi l'inverno: in altre Myrmecia, alcune lo fanno con larve grandi e altre senza covata. In diverse specie del genere, gli allevatori raccontano di regine che hanno smesso di deporre per mesi e che hanno ricominciato dopo una pausa al fresco: l'inverno non è un capriccio, ma parte del loro ciclo. Alla fine della diapausa, torna alle proteine appena vedi attività.
Fughe: il rischio di essere minuscola
Con una Myrmecia grande, ciò che preoccupa è il coperchio. Con una di 4 mm, preoccupa tutto il resto: le griglie di ventilazione, le giunzioni tra i moduli, i tappi delle provette, lo spazio lasciato da un cotone poco pressato o il gioco di un raccordo. Prima di inserire la regina:
- Controlla ogni giunzione dell'allestimento. Se ci passa la punta di uno spillo, ci può passare un'operaia.
- Rete fine su tutte le ventilazioni, con maglie nettamente più strette della larghezza della sua testa.
- Barriera antifuga in una fascia ampia nella parte alta delle pareti dell'area di foraggiamento: PTFE liquido oppure olio di paraffina. Il PTFE perde efficacia con molta umidità, quindi controllalo spesso e rinnovalo quando accumula polvere o sporco.
- Coperchio ben aderente, come seconda linea di difesa.
- Niente che faccia da ponte: né rametti né foglie appoggiati vicino alla barriera.
Il momento più a rischio è proprio quando dai da mangiare: è allora che l'allestimento è più aperto e le operaie più attive. Lavora sopra un vassoio di colore chiaro, per vedere subito qualsiasi fuggitiva, apri il minimo indispensabile e richiudi appena finito. Non c'è nessun dato che questa specie salti; anche così, muoviti piano, perché è veloce.
Comportamento in cattività
Osservarle senza timore, con la colonia avviata. In Antomas pensiamo che le formiche siano fatte per essere godute, osservate e per imparare da loro, non per tenerle nascoste. Il buio totale è per la fondazione; quando ci sono già operaie, basta lasciare loro la zona buia nel nido e l'area di foraggiamento illuminata, e osservarle con delicatezza, intervenendo e stressandole il meno possibile. Con il tempo si abituano alla tua presenza.
Segnali d'allarme:
- Larve che spariscono poco dopo la nascita: manca cibo.
- Larve che si impupano senza bozzolo: troppo caldo o mancanza di substrato nella camera.
- Bozzoli scuriti o abbandonati: troppa umidità.
- Muffa o acari nella mini-arena: avanzi dimenticati o umidità di troppo.
Manipolazione, trasloco e sicurezza
Trasloco per rovesciamento. Quando arriva il momento di passare la colonia al Qbik Wild, in Antomas lo facciamo per rovesciamento: apriamo la provetta o la camera di fondazione dentro l'area di foraggiamento del nuovo nido, vicino all'ingresso, e rovesciamo con delicatezza regina, operaie e covata, aiutando le ritardatarie con un pennello finissimo. Prepara prima il formicaio, con la barriera già messa, la provetta d'acqua collegata e la zona del nido al buio perché lo occupino subito, e lavora sopra un vassoio.
Mai a mani nude. Ha un pungiglione funzionale, e le punture di Myrmecia fanno molto più male di quelle di un'ape o di una vespa e possono causare reazioni allergiche gravi. Usa sempre pinzette lunghe e sottili per togliere gli avanzi, sistemare il cibo o spostare qualsiasi cosa nell'allestimento. Non la consigliamo a chi è allergico alle punture di imenotteri, né in case dove ci sono bambini piccoli o animali domestici che possano raggiungere l'allestimento.
Non unire regine né colonie diverse, e non tenerle insieme ad altre specie. E, come qualsiasi specie esotica, non va mai liberata in natura.
Cosa non fare
- Pensare che, essendo piccola, sia una Myrmecia facile.
- Lasciare che le larve mature superino i 28 °C circa in modo prolungato, soprattutto d'estate.
- Tenere umidi i bozzoli o continuare ad aggiungere acqua in una camera minuscola.
- Metterla in una camera liscia e spoglia, senza substrato fine per filare.
- Dare alla regina fondatrice una preda viva grande.
- Lasciarla senza cibo quando le uova si schiudono.
- Allestire la fondazione alla luce o in una zona di passaggio.
- Lasciare fessure, giunzioni allentate, griglie senza rete fine o la barriera senza rinnovarla.
- Trasferirla in un nido troppo grande per la sua taglia.
- Mettere i liquidi zuccherini su cotone o lasciare avanzi di cibo nella mini-arena.
- Saltare la diapausa o farla fredda, come quella di una formica europea.
- Maneggiarla a mani nude.
Fonti scientifiche
Scheda redatta a partire dalla descrizione originale della specie, dalla bibliografia sul genere Myrmecia, dai dati museali, dal clima del suo areale e dall'esperienza di Antomas e di altri allevatori. Riferimenti principali:
- Clark, J. (1943). A revision of the genus Promyrmecia Emery (Formicidae). Memoirs of the National Museum of Victoria 13: 83–149. doi:10.24199/j.mmv.1943.13.05
- Ogata, K. & Taylor, R. W. (1991). Ants of the genus Myrmecia Fabricius: a preliminary review and key to the named species (Hymenoptera: Formicidae: Myrmeciinae). Journal of Natural History 25: 1623–1673. doi:10.1080/00222939100771021
- Ogata, K. (1991). Ants of the genus Myrmecia Fabricius: a review of the species groups and their phylogenetic relationships (Hymenoptera: Formicidae: Myrmeciinae). Systematic Entomology 16: 353–381. doi:10.1111/j.1365-3113.1991.tb00694.x
- Ward, P. S. & Brady, S. G. (2003). Phylogeny and biogeography of the ant subfamily Myrmeciinae (Hymenoptera: Formicidae). Invertebrate Systematics 17: 361–386. doi:10.1071/IS02046
- Hasegawa, E. & Crozier, R. H. (2006). Phylogenetic relationships among species groups of the ant genus Myrmecia. Molecular Phylogenetics and Evolution 38: 575–582. doi:10.1016/j.ympev.2005.09.021
- Mera-Rodríguez, D., Jourdan, H., Ward, P. S., Shattuck, S., Cover, S. P., Wilson, E. O. & Rabeling, C. (2023). Biogeography and evolution of social parasitism in Australian Myrmecia bulldog ants revealed by phylogenomics. Molecular Phylogenetics and Evolution 186: 107825. doi:10.1016/j.ympev.2023.107825
- Heterick, B. E. (2009). A guide to the ants of South-western Australia. Records of the Western Australian Museum, Supplement 76: 7–206. doi:10.18195/issn.0313-122x.76.2009.007-206
- Heterick, B. E. (2022). A guide to the ants of Western Australia. Part II: Distribution and biology. Records of the Western Australian Museum, Supplement 86: 247–510. doi:10.18195/issn.0313-122x.86.2022.247-510
- Haskins, C. P. & Haskins, E. F. (1950). Notes on the biology and social behavior of the archaic ponerine ants of the genera Myrmecia and Promyrmecia. Annals of the Entomological Society of America 43: 461–491. doi:10.1093/aesa/43.4.461
- Greiner, B., Narendra, A., Reid, S. F., Dacke, M., Ribi, W. A. & Zeil, J. (2007). Eye structure correlates with distinct foraging-bout timing in primitive ants. Current Biology 17: R879–R880. doi:10.1016/j.cub.2007.08.015
- Narendra, A., Reid, S. F., Greiner, B., Peters, R. A., Hemmi, J. M., Ribi, W. A. & Zeil, J. (2011). Caste-specific visual adaptations to distinct daily activity schedules in Australian Myrmecia ants. Proceedings of the Royal Society B 278: 1141–1149. doi:10.1098/rspb.2010.1378
- Robinson, S. D. et al. (2018). A comprehensive portrait of the venom of the giant red bull ant, Myrmecia gulosa, reveals a hyperdiverse hymenopteran toxin gene family. Science Advances 4: eaau4640. doi:10.1126/sciadv.aau4640
- Brown, S. G. A. et al. (2011). Causes of ant sting anaphylaxis in Australia: the Australian Ant Venom Allergy Study. Medical Journal of Australia 195: 69–73. doi:10.5694/j.1326-5377.2011.tb03209.x
- Difficoltà
- Avanzato
