Acquista Myrmecia nigrocincta – colonie e regine | Antomas
Acquista Myrmecia nigrocincta – colonie e regine | Antomas

Myrmecia nigrocincta

Ultimi pezzi
169,99 €
IVA inclusa

C’è chi tende agguati e c’è chi salta. Myrmecia nigrocincta, la jumper ant dell’Australia orientale, stacca da terra in venti millisecondi con le zampe medie e posteriori e piomba sulla preda a dieci centimetri di distanza. Mandibole gialle, torace rosso cinto da una fascia nera, occhi da 2.500 faccette a cui non sfugge un movimento e una regina che non vola: fonda il suo regno a piedi. Caccia in pieno giorno, sotto gli occhi di chi sa guardare. Per noi è più semplice delle giganti del genere, ma ha carattere: ci vuole mano. Una formica per allevatori che vogliono vederla in azione. Regine fondatrici con covata. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.

Colonia

Paga en 3 plazos, sin intereses. 0%TAE. 

 

Difficoltà: 4/5 – Avanzato

La jumper ant dell’Australia orientale: una formica di taglia media e slanciata, con mandibole gialle e torace rosso cinto da una fascia nera, che salta davvero, da 7,5 a 10 cm. Da Antomas la consideriamo più semplice di M. nigriscapa, ma delicata: ci vuole mano. Regine fondatrici con covata, a fondazione semiclaustrale: provetta di partenza umida da lasciar asciugare, substrato con fibre, buio totale e prede morte all’inizio. Nido a 22–26 °C, larve mai sopra i 28 °C circa, zuccheri ogni giorno e proteine in base alle larve. Pausa invernale facoltativa di circa 3 mesi. Salta e si arrampica: barriera larga di PTFE e coperchio a rete. Puntura molto dolorosa: non adatta a persone allergiche né a case con bambini piccoli o animali domestici.

Myrmecia nigrocincta Smith, 1858 è una formica dell’Australia orientale, quella che gli australiani chiamano jumper ant. È una Myrmecia di taglia media, circa 11–15 mm, dal corpo sottile e dalle zampe lunghe, con capo e gastro neri, il torace rosso attraversato da una fascia nera e mandibole gialle che spiccano sul capo scuro. E ha un talento che pochissime formiche condividono: salta. Si dà la spinta con le zampe medie e posteriori insieme, stacca da terra in circa 20 millisecondi e atterra a 7,5–10 cm di distanza.

È diurna, caccia a vista e vive in colonie di qualche centinaio di operaie con una sola regina, che per di più non sa volare. Qui distinguiamo ciò che è documentato sulla specie, ciò che si sa del genere e ciò che applichiamo da Antomas, dove la riassumiamo così: «più semplice di nigriscapa, ma anche più piccola» e «piuttosto delicata: ci vuole mano». Se hai già allevato formiche semiclaustrali e cerchi una Myrmecia di carattere, che lavora di giorno e si lascia osservare, questa è la formica che fa per te.

Biologia

«Cinta di nero»: un’operaia senza località al British Museum

Frederick Smith la descrisse nel 1858, nel catalogo delle formiche del British Museum, a partire dall’operaia. Il cartellino non riportava altro che «Australia» e un numero, «56/43», probabilmente di registro del museo. L’esemplare è ancora conservato al Natural History Museum di Londra, con il codice CASENT0902805, e la sua foto compare nella filogenesi del genere di Mera-Rodríguez e collaboratori (2023). Le altre caste e la larva arrivarono dopo: la regina fu descritta da Julius Roger nel 1861, il maschio da Gustav Mayr nel 1876 e la larva da George e Jeanette Wheeler nel 1971.

Il nome viene dal latino niger, «nero», e cinctus, «cinto» o «circondato da una cintura». Smith non spiegò perché lo avesse scelto, ma basta guardarla: il mesonoto, la parte centrale del torace, è nero e resta incastrato tra il pronoto e il propodeo, che sono rossi. È come se portasse una cintura nera a metà del corpo, ed è da qui che viene il suo nome scientifico.

Un lignaggio di sole tre specie

Le Myrmecia contano circa 93 specie, tutte australiane tranne una della Nuova Caledonia, e i tassonomi le suddividono in gruppi di specie affini. M. nigrocincta dà il nome a uno dei più piccoli, il gruppo nigrocincta, definito da Kazuo Ogata nel 1991. Secondo la chiave di Ogata e Taylor e le sintesi sul genere, ne fanno parte tre specie, tutte dell’Australia orientale: la stessa M. nigrocincta, M. flammicollis e M. petiolata, queste ultime due del nord del Queensland.

Ogata lo distinse per una combinazione di dettagli visibili solo con la lente:

  • Un solco genale, una piccola scanalatura tra il clipeo e l’occhio, che nel genere possiede soltanto questo gruppo.
  • Una carena occipitale, un sottile bordo rilevato sulla nuca.
  • Mandibole con i denti in un’unica fila, senza il dente supplementare inferiore delle grandi specie del gruppo gulosa.
  • Scapi e zampe lunghi e un corpo di taglia media e slanciato.

La genetica gli ha dato ragione. Hasegawa e Crozier (2006), con due geni nucleari, hanno ritrovato il gruppo come un ramo naturale, e la filogenomica di Mera-Rodríguez e collaboratori (2023), con centinaia di regioni del genoma, ha mostrato che è uno dei pochi gruppi classici rimasti intatti: cinque dei nove non hanno retto all’analisi. E c’è un dettaglio sorprendente: pur saltando, M. nigrocincta non è strettamente imparentata con le jack jumpers del gruppo pilosula, le formiche saltatrici più conosciute dell’Australia, che stanno su un altro ramo dell’albero.

Dai tropici del Queensland al sud del Victoria

È una formica dell’Australia orientale. L’Atlas of Living Australia raccoglie quasi 3.700 segnalazioni: circa 2.160 nel Nuovo Galles del Sud, circa 1.500 nel Queensland e appena una manciata nel Victoria, nell’Australia Meridionale e nel Territorio della Capitale. Nessuna in Australia Occidentale né nel Territorio del Nord. Il suo areale si estende dai 16° di latitudine sud, nei tropici umidi del nord del Queensland, fino ai 38°, nel sud del Victoria, ma il grosso delle segnalazioni si concentra nella fascia costiera e subcostiera del sud-est del Queensland e del Nuovo Galles del Sud, dal clima subtropicale e temperato umido.

Per anni alcune schede, compresa la nostra, l’hanno collocata nell’ovest del paese e in climi tropicali. È un errore, probabilmente dovuto alla confusione con M. ludlowi, la jumper ant dell’Australia Occidentale, che appartiene al gruppo pilosula. Vive nei boschi di eucalipto e nella foresta sclerofilla, ai margini della foresta pluviale e anche nella boscaglia che circonda le città della costa: i naturalisti la fotografano nei parchi periurbani e persino nei campus universitari, e gli studi sulla vista che citiamo più avanti sono stati condotti con operaie raccolte in uno di questi.

Un calendario al contrario del nostro

In quasi tutto il suo areale il clima è mite: estati con massime medie di 25–30 °C e inverni costieri con medie giornaliere di 12–17 °C e senza gelate, tranne sulle montagne dell’entroterra, dove invece gela. Le segnalazioni dei naturalisti tracciano bene il suo anno. Il picco di attività arriva a settembre, all’inizio della primavera australe, e resta alto fino all’estate; a giugno, luglio e agosto, l’inverno australe, si fa solo un’osservazione su dieci, e la pausa è più marcata nel sud che nel nord tropicale, dove l’inverno quasi non esiste. Ed è strettamente diurna: in un campione di osservazioni con orario, tutte cadono tra le otto del mattino e le sei di sera, e nessuna è notturna.

Per allevarla in Europa, la chiave è nel titolo: le sue stagioni vanno al contrario delle nostre. Il suo inverno è la nostra estate, e nei primi mesi una colonia può andare fuori sincronia rispetto al nostro calendario (vedi «Pausa invernale e orologio australe»).

Una formica che salta davvero

Molte schede lo ripetono, e in questo caso è vero ed è stato misurato. Aibekova e collaboratori (2023) hanno filmato i suoi salti con telecamere ad alta velocità e ne hanno scansionato l’anatomia:

  • Stacco in circa 20 millisecondi, a una velocità di 0,44 m/s.
  • Zampe medie e posteriori insieme: le medie lasciano il suolo un istante prima delle posteriori.
  • Zampe da saltatrice: la posteriore misura il 122% della lunghezza del corpo, contro l’83% di Nothomyrmecia macrops, la sua parente più stretta al di fuori del genere, che non salta.
  • Muscoli da atleta: i muscoli depressori del trocantere, che estendono la zampa nel salto, sono 4,5 volte più grandi nelle zampe medie e 6,5 volte nelle posteriori rispetto a Nothomyrmecia.

Il salto raggiunge i 7,5–10 cm, secondo l’opera classica di John Clark (1951), e le serve per lanciarsi su una preda o su un intruso. È una rarità: il salto in avanti con le zampe si è evoluto solo in quattro generi di formiche molto lontani tra loro, Myrmecia, Harpegnathos, Odontomachus e la sudamericana Gigantiops destructor. E all’interno di Myrmecia il salto è più diffuso di quanto si pensasse: in una tesi recente della Macquarie University, su otto specie di quattro gruppi, cinque hanno saltato.

Circa 2.500 faccette per occhio

È una cacciatrice diurna e visiva. Ogni operaia esce da sola, perlustra la vegetazione bassa e i tronchi, individua la preda con la vista, la afferra con le mandibole e la finisce con il pungiglione, senza reclutare compagne. I suoi occhi sono stati studiati direttamente. Palavalli-Nettimi e collaboratori (2019) hanno misurato con l’elettroretinografia la risoluzione e la sensibilità al contrasto di quattro formiche diurne, tra cui M. nigrocincta, e Ogawa e collaboratori (2023) hanno poi raccolto in una sintesi i dati della specie:

  • Circa 2.480 faccette in ciascun occhio composto.
  • Faccette di 20,5 µm di diametro.
  • Acuità di 0,52 cicli per grado, cioè la capacità di distinguere i dettagli fini, e massima sensibilità al contrasto con gli oggetti grandi e sfumati.

In altre parole: non legge le scritte in piccolo, ma coglie molto bene le forme grandi e i cambi di luce, come una sagoma che passa. A casa lo noterai: nell’esperienza di Antomas, basta passare accanto all’allestimento perché si stressino. Non è cattivo carattere, è il suo modo di guardare il mondo, ed è il motivo per cui la fondazione si fa al buio (vedi «Vista, stress e osservazione»).

Il torace che ha fatto da modello

Quando un gruppo di morfologi ha voluto descrivere, muscolo per muscolo, il torace di una formica di lignaggio antico, ha scelto M. nigrocincta. Liu e collaboratori (2019) l’hanno scansionata con la microtomografia a raggi X e hanno ricostruito in 3D lo scheletro e la muscolatura del mesosoma dell’operaia, per usarla come riferimento nello studio di come quella parte del corpo si sia trasformata nel corso dell’evoluzione delle formiche. È un onore discreto, ma ha senso: le Myrmecia conservano molti tratti considerati ancestrali tra le formiche, e il genere attuale ha, secondo la filogenesi del 2023, circa 29 milioni di anni.

Una regina che non vola

La regina di M. nigrocincta è brachittera: ha ali corte, che non le servono per volare, come avevano già annotato William Morton Wheeler nel 1933 e Clark nel 1951. Per questo non c’è un volo nuziale delle regine come nella maggior parte delle formiche. Molto probabilmente si accoppiano vicino al nido d’origine, con maschi alati che invece volano, e la regina si allontana a piedi per fondare la propria colonia. Le segnalazioni di maschi alati si concentrano alla fine dell’inverno e nella primavera australe, da agosto a ottobre, e un naturalista ne ha fotografati una ventina in volo a mezzogiorno, a settembre.

La fondazione è semiclaustrale, come in quasi tutto il genere: la regina non vive solo delle sue riserve, ma esce a bere, a prendere zuccheri e a cacciare per le prime larve, come descrissero già Caryl ed Edna Haskins (1950) nei loro studi classici su questo genere. Le regine di Myrmecia sono cacciatrici risolute: avvertono le vibrazioni e si lanciano su tutto ciò che si muove. In cattività questo comporta dei rischi (vedi «Fondazione: la regina con covata»).

570 operaie sottoterra

Non esistono censimenti pubblicati delle sue colonie. L’unico dato di campo con base scientifica è uno scavo del 2007 nel nord del Nuovo Galles del Sud: una regina, 570 operaie, 75 bozzoli, larve e uova (C. Peeters, dati inediti riportati su AntWiki). Alcune sintesi, senza una fonte primaria chiara, parlano di colonie da 400 a 1.200 individui, con una sola regina.

Il nido si trova nel terreno, spesso sabbioso, accanto a un cespo d’erba, a un arbusto o alla base di un albero. Secondo i naturalisti australiani, a volte è sormontato da un piccolo cumulo mimetizzato con rametti, foglie e ghiaia.

Larve di buon appetito

In questo genere la covata si alleva all’antica: le larve non ricevono il cibo bocca a bocca, ma mangiano direttamente dai pezzi di insetto che le operaie lasciano loro accanto. Una larva matura di M. nigrocincta misura quasi un centimetro, circa 9,7 mm secondo la descrizione di Wheeler e Wheeler (1971), e mangia in proporzione: un allevatore australiano ha raccontato che, con la colonia in piena primavera, le larve finivano un grillo intero, esoscheletro compreso, in 6–8 ore.

Per tessere il bozzolo, ogni larva ha bisogno di particelle intorno a sé a cui ancorare la seta, ed è per questo che il substrato del nido è così importante in cattività (vedi «Substrato con fibre: il materiale del bozzolo»). E la regina, come diciamo da Antomas, è «un po’ inutile» con la covata: le sue cure sono primitive, a volte la trascura o la maltratta, e se le prime larve nascono senza cibo a portata può mangiarsele.

Un veleno con una firma tutta sua

Come tutte le Myrmecia, ha un pungiglione funzionante, e il suo veleno ha una personalità propria. Street e collaboratori (1994) hanno analizzato sei veleni del genere, tra cui il suo, e in ciascuno hanno trovato da quattro a sei proteine in grado di provocare allergia. Il grande studio australiano sull’anafilassi da formiche (Brown e collaboratori, 2011) ha fornito un altro dato curioso: tra le persone allergiche a M. nigrocincta, un terzo reagiva solo al suo veleno e non a quello di altre specie del genere, per cui il trattamento usato per l’allergia alle jack jumpers per loro non funziona. I casi si concentravano sulla costa nord del Nuovo Galles del Sud e nel sud-est del Queensland, il cuore del suo areale.

Non è un motivo per averne paura, ma lo è per trattarla con rispetto: si maneggia sempre con gli attrezzi, mai con le mani (vedi «Manipolazione e sicurezza»).

Quello che ancora non sappiamo

Per essere una delle specie più comuni del genere nell’Australia orientale, restano molte domande aperte: il suo numero di cromosomi (il cariotipo è stato pubblicato nel 1977, ma non abbiamo potuto consultarlo), quanto vive una regina o com’è fatto il suo nido all’interno. Ogni colonia che cresce in un formicaio aggiunge qualcosa che non è ancora stato scritto.

Dimensioni e morfologia

Una Myrmecia di taglia media e slanciata, con zampe e scapi lunghi, mandibole lunghe e dentate e un pungiglione funzionante. Non ci sono soldati: le operaie variano un po’ di taglia, ma hanno tutte la stessa forma, e la regina somiglia a una grossa operaia con il torace più voluminoso e ali corte che non le servono per volare.

  • Colorazione. Capo, gastro e zampe neri o bruno scuro; pronoto, propodeo, peziolo e postpeziolo rossi o rosso-giallastri, e tra loro il mesonoto nero, la «cintura» del nome.
  • Mandibole. Giallo chiaro, in forte contrasto con il capo scuro. È il tratto che la distingue dalla sua parente più stretta, M. flammicollis, dalle mandibole nerastre. Portano quattro o cinque denti grandi, oltre a quello apicale, in un’unica fila.
  • Capo. Con sottili striature longitudinali, occhi grandi, carena occipitale e il solco genale tipico del suo gruppo.
  • Torace. Con striature sottili e trasversali; i nodi del peziolo e del postpeziolo sono lisci e lucidi.
  • Zampe. Lunghe e sottili, con speroni sulle tibie medie e posteriori.
  • Gastro. Lucido, con una pubescenza grigia e setosa e alcuni peli lunghi e chiari sulla punta, dove si trova il pungiglione.
  • Covata. Le larve tessono il bozzolo; una pupa nuda è segno che qualcosa non è andato (vedi «Caldo: il limite dei 28 °C»).

In un diario di allevamento australiano, le operaie appena sfarfallate erano di un arancione brillante e si scurivano nel giro di pochi giorni. Alcune sintesi parlano di mandibole scure a seconda della zona, ma la chiave di identificazione è chiara: in M. nigrocincta sono gialle.

Misure approssimative

  • Operaie: circa 11–15 mm (10,6 mm l’esemplare tipo; 12,25 mm di media in uno studio di laboratorio)
  • Regina: circa 17–19 mm
  • Maschio: circa 16–17 mm
  • Larva matura: circa 9,7 mm

L’esemplare tipo misura «5 linee» nella descrizione di Smith (1858), circa 10,6 mm, e Aibekova e collaboratori (2023) hanno misurato 12,25 mm di media. Le altre cifre sono quelle delle sintesi, basate su Clark (1951), il cui originale non abbiamo potuto consultare; quella della larva è di Wheeler e Wheeler (1971).

Allevamento in cattività

Difficoltà: 4/5 – Avanzato

Non è la specie più facile del genere, ma nemmeno la più esigente. La paragoniamo a M. nigriscapa, la gigante a cui abbiamo dato 5/5: nigrocincta è «più semplice», la diapausa non è così determinante e, essendo più piccola, si sviluppa più in fretta delle grandi. Ciononostante le diamo 4/5 – Avanzato perché:

  • Perdona pochi errori. È una specie delicata, e senza un controllo quotidiano è molto difficile che vada avanti.
  • Fondazione delicata. La regina è semiclaustrale e accudisce male la covata; le prime operaie sono il punto di svolta.
  • Bozzoli esigenti. Le larve hanno bisogno di substrato per filare, di un’umidità che cala al ritmo giusto e di niente caldo eccessivo.
  • Vista e stress. Qualsiasi movimento vicino la agita, soprattutto durante la fondazione.
  • Salta, si arrampica e punge. Serve un allestimento senza spiragli e una manipolazione con gli attrezzi.

Se cerchi la tua prima formica di questo genere e vuoi andare sul sicuro, ti consigliamo di aspettare che siano disponibili M. pavida o M. nigriceps, più generose. Se hai già mano con le formiche semiclaustrali, M. nigrocincta è una formica che si lascia osservare: attiva di giorno, veloce e con quel salto che non si dimentica.

Parametri consigliati

  • Temperatura del nido: 22–26 °C nella stagione attiva, con un lato un po’ più caldo che non superi i 27 °C.
  • Larve mature: mai sopra i 28 °C circa in modo prolungato.
  • Area di foraggiamento: temperatura ambiente; con la colonia avviata, un’estremità lontana dal nido può arrivare di giorno a 28–30 °C, con un calo notturno di qualche grado, come nel suo clima.
  • Umidità: a gradiente; umida per le uova e le larve piccole, asciutta e ventilata per i bozzoli. L’area di foraggiamento, più asciutta.
  • Substrato: sempre all’interno del nido, con fibre vegetali.
  • Acqua: sempre disponibile, in una provetta con acqua e cotone nell’area di foraggiamento.
  • Luce: buio totale durante la fondazione; poi nido buio e area di foraggiamento con luce diurna, 12–14 ore nella stagione attiva.
  • Pausa invernale: facoltativa, di circa 3 mesi a 15–18 °C.

Caldo: il limite dei 28 °C

È l’indicazione sul caldo che applichiamo a tutto il genere: quando le larve mature passano giorni sopra i 28 °C circa, muoiono o hanno difficoltà a filare, ed è nell’estate europea che vediamo più problemi. È un’indicazione pratica di allevamento, non un meccanismo dimostrato in laboratorio.

In M. nigrocincta c’è una sfumatura curiosa: in un diario di allevamento australiano, due larve si sono impupate senza bozzolo pur avendo substrato, e una di quelle pupe nude è diventata un’operaia. Se ne vedi una, non darla per persa: lasciala in una zona asciutta e pulita del nido e controlla la temperatura e il substrato. In pratica:

  • Lavora nella fascia dei 22–26 °C e non cercare di accelerare la colonia con più caldo.
  • Se usi una fonte di calore, che sia dolce, su un solo lato e con termostato, mai sotto la camera della covata.
  • D’estate, l’angolo più fresco della casa, lontano dal sole e dagli apparecchi che scaldano; se serve, con l’aria condizionata.
  • Con questa specie, un termometro accanto al nido non è facoltativo.

Umidità in due tempi

Le uova e le larve piccole di Myrmecia apprezzano l’umidità; i bozzoli la sopportano male. Un bozzolo fradicio soffoca, e le operaie finiscono per portarlo fuori dalla camera. La nostra regola risolve la questione con un metodo che non richiede apparecchi:

  • Partenza umida. La regina inizia in una provetta o in un modulo di partenza ben idratato.
  • Asciugatura progressiva. Mentre le larve ingrassano, non si aggiunge altra acqua: la riserva si consuma da sola.
  • Filatura all’asciutto. Quando le larve cercano un posto per tessere, l’ambiente è già sceso all’umidità giusta.

Attenzione: asciugare non vuol dire disseccare. La specie vive in una fascia costiera umida, e in un altro diario di allevamento le larve morivano perché il nido perdeva acqua troppo in fretta; le operaie hanno portato la covata sulla sabbia bagnata appena l’hanno trovata. Se la provetta resta senza riserva prima del tempo, rabbocca l’acqua con un contagocce e lontano dalla covata, perché anche un eccesso che arrivi alle larve le uccide. Collegare accanto un modulo asciutto sembra logico, ma dipende dal fatto che la regina sposti i bozzoli, e non sempre lo fa. Con le operaie la distribuzione si semplifica: una zona un po’ umida, un’altra asciutta e ventilata, e loro mettono ogni cosa al suo posto.

Substrato con fibre: il materiale del bozzolo

Una larva di Myrmecia non tesse il bozzolo nel vuoto: ha bisogno di granelli e fibre intorno a sé per ancorare la seta. Per questo insistiamo su una buona miscela di substrato all’interno del nido. Ecco cosa proponiamo da Antomas:

  • Nella provetta di fondazione: uno strato sottile di sabbia e terra setacciata con un po’ di fibra vegetale sminuzzata.
  • Nel formicaio: piccoli mucchietti di terra setacciata, sabbia a grana fine e media, un pizzico di argilla e fibra di cocco o lettiera di foglie secche tritata, distribuiti nelle camere senza riempirle. Non deve essere polvere: la regina e le operaie devono poterlo prendere con le mandibole.
  • Rifornimento: quando vedi le camere ripulite dal materiale, aggiungine un po’. Le operaie lo trasportano e lo ammucchiano accanto alle larve che stanno per filare.

Formicaio consigliato

Con questa specie, sempre formicai Qbik Wild di Anthouse, in gesso, che trattengono l’umidità e la distribuiscono: mai un modello della gamma Alpha, perché ha bisogno di un nido che conservi l’umidità. L’allestimento cresce con la colonia, e a ogni passo vale la stessa idea: umidità dove c’è la covata piccola e asciutto dove le larve filano.

1. Fondazione: Qbik Wild One P 1C. Piccolo, facile da tenere al buio e umido all’inizio, collegato a una mini-arena, una minuscola area di foraggiamento dove lasciare il cibo senza aprire la camera della regina. Se preferisci partire ancora più in piccolo, va bene anche il Qbik Wild Fundación.

2. Ampliamenti: Qbik Wild Duo P 2C Híbrido. Nell’esperienza di Antomas, i modelli ibridi funzionano molto bene per ampliare, anche quando la colonia è già grande.

3. Colonia grande: Qbik Wild NoNa a gallerie grandi. Per le colonie grandi, i Qbik Wild NoNa con più gallerie grandi; né il Diáfano né quelli con gallerie molto intricate.

Non avere fretta: in un nido troppo grande, una colonia piccola non riesce a controllare l’umidità e gli angoli vuoti finiscono per diventare discariche. Completa l’allestimento con:

  • Un’area di foraggiamento ampia e alta, con sabbia, pietre piatte e qualche ramo o pezzo di corteccia: in natura caccia sulla vegetazione bassa e sui tronchi, e le piace avere dove arrampicarsi. I rami, lontano dalla barriera.
  • Coperchio a rete ben aderente e barriera larga (vedi «Fughe: una formica che salta e si arrampica»).
  • Provetta d’acqua con cotone e abbeveratoio per gli zuccheri, mai il cotone.
  • Termometro accanto al nido.

Fondazione: la regina con covata

Da Antomas vendiamo regine fondatrici con covata: arrivano con uova, larve o bozzoli già avviati. La fondazione è semiclaustrale, quindi la regina ha bisogno di acqua, zucchero e prede fin dal primo giorno. Ecco cosa fa la differenza:

  • Buio totale. Copri la provetta e la sua mini-arena con un cartoncino opaco o con carta stagnola e sistemale in un posto tranquillo, senza vibrazioni né passaggio di persone o animali. In questa fase, qualsiasi riferimento visivo la mette in agitazione.
  • Controllo quotidiano e breve. Acqua, zucchero, cibo e avanzi, guardando da fuori e senza muovere la provetta.
  • Prede morte o appena soppresse. Le regine di Myrmecia percepiscono le vibrazioni e si avventano su tutto ciò che si muove, ma una preda viva che si difende può ferirle. Soprattutto con questa specie, preferiamo darla morta all’inizio.
  • La schiusa, il momento critico. Quando nascono le prime larve, cibo ogni giorno: se manca, la regina può mangiarsele.
  • Deposizioni piccole. Durante la fondazione la regina depone in piccole serie, da due a cinque uova secondo un diario di allevamento, ed è normale che passino settimane senza deposizioni tra una serie e l’altra.
  • Perdite normali. Nelle Myrmecia è normale perdere qualche bozzolo, uno o due su dieci. Se se ne perdono molti, controlla l’umidità e la temperatura.

Quanto ci vuole? Secondo le date di un diario di allevamento australiano, con una colonia grande in piena primavera, circa 12 settimane dall’uovo all’operaia, di cui cinque o sei nel bozzolo; con una regina da sola, la prima serie può richiedere diversi mesi. Con le prime operaie, che cacciano e accudiscono la covata, tutto fila molto più liscio.

Arrivo e trasloco per rovesciamento

Quando la ricevi, lasciala in un posto buio e tranquillo a 22–26 °C, controlla che la provetta abbia acqua e non cambiarle provetta. Quando sarà il momento di trasferirla nel formicaio, da Antomas lo facciamo per rovesciamento, e con una specie che salta conviene prepararlo bene:

  • Tutto pronto prima: il Qbik Wild con il suo substrato, la provetta d’acqua collegata, la barriera applicata e la zona del nido al buio.
  • Dentro una scatola o una vaschetta grande con una sua barriera, nel caso qualche operaia salti fuori.
  • Rovesciamento delicato della regina, delle operaie e della covata accanto all’ingresso del nido, aiutando le ritardatarie con pinze lunghe o un pennello grosso, mai con le dita.
  • Calma dopo: copri e lascia la colonia tranquilla per un paio di giorni.

Per gli ampliamenti successivi il metodo è lo stesso. Alcuni negozi consigliano di aspettare di avere 10–15 operaie per passare a un nido più grande; da Antomas preferiamo guardare la colonia: quando la provetta diventa piccola, sporca o resta senz’acqua, è il momento.

Alimentazione

Zuccheri tutti i giorni, variando. Le operaie adulte vivono di zuccheri, e la nostra regola è non dare loro sempre la stessa cosa. Da Antomas consigliamo il nettare Blue Sugar di Anthouse 4–5 giorni a settimana e acqua e zucchero o acqua e miele negli altri; in uno di quei giorni aggiungi un pezzettino molto piccolo di frutta matura, come banana, mela o uva, e toglilo prima che fermenti. Al nettare si può aggiungere un po’ di proteine. Gli zuccheri liquidi, sempre nell’abbeveratoio e mai sul cotone, che ammuffisce e guasta il liquido in fretta: un abbeveratoio tradizionale o fatto in casa, dove la goccia resti ben stesa e a portata.

Proteine in base alle larve. Senza larve, la colonia si interessa appena alle prede; con le larve, le chiede ogni giorno, e la quantità e la dimensione delle prede crescono insieme a loro. La base, sempre insetti veri: «niente sostituti come proteina principale», riassume un allevatore esperto di Myrmecia.

  • Fondazione: prede piccole, morte o appena soppresse. I pesciolini d’argento, Thermobia domestica, hanno la misura giusta per una regina e le sue prime larve; vanno bene anche Drosophila e grilli appena nati, che in un diario di allevamento la regina lasciava direttamente sulla covata.
  • Colonia giovane: grilli piccoli, mosche, ninfe di blatta runner e larve della farina aperte a metà: intere si induriscono e le lasciano.
  • Colonia grande: grilli medi, mosche grandi e ninfe di blatta argentina, e di tanto in tanto una piccola preda viva per vederle saltarle addosso.

Cambia insetto ogni settimana e nutri in abbondanza: è la filosofia di Antomas. Con una manutenzione quotidiana e togliendo gli avanzi, è meglio sovralimentare, perché la colonia capisce di avere risorse in abbondanza e cresce più in fretta e di più. Se non puoi pulire spesso, non esagerare: gli avanzi portano muffa e acari. Usa insetti di un fornitore affidabile, senza insetticidi, e lasciali nell’area di foraggiamento, vicino all’ingresso del nido.

Pausa invernale e orologio australe

La nostra esperienza è chiara: in M. nigrocincta la diapausa non è così vitale come in altre Myrmecia, anche se si può fare una pausa di circa 3 mesi. È in linea con il suo clima: inverni costieri miti, senza gelate, e tra giugno e agosto si fa solo un’osservazione su dieci di tutto l’anno, soprattutto nel sud del suo areale. Da Antomas proponiamo una pausa di circa 3 mesi a 15–18 °C durante il nostro inverno:

  • Abbassa la temperatura poco a poco, in una o due settimane, e rialzala allo stesso modo alla fine.
  • Non portarla sotto i 12 °C circa: è un inverno fresco, non il freddo della diapausa di una specie europea.
  • Durante la pausa, acqua sempre, un po’ di zucchero e proteine solo se le accettano o se ci sono ancora larve in crescita.
  • Con il caldo riprende la deposizione e, con le larve, il cibo quotidiano.

La prima estate può confondere. Nei primi mesi la colonia può seguire l’orologio dell’emisfero australe, dove l’inverno va da giugno ad agosto. È possibile che tra giugno e settembre la regina rallenti la deposizione o che la colonia mangi meno anche se fa caldo. Non raffreddarla d’estate e non pensare che sia malata: continua a offrire cibo, fai in modo che il nido non superi i 27 °C e lascia che si adatti poco a poco al nostro calendario.

Vista, stress e osservazione

Nella nostra esperienza è una specie che si stressa «solo a passarle accanto», ed è logico: ci vede molto bene e reagisce persino a un’ombra. Per questo la fondazione si fa al buio. Con la colonia avviata, invece, vale la regola di Antomas: le formiche sono fatte per goderle, osservarle e imparare da loro, non per tenerle nascoste. Basta lasciare il nido al buio e l’area di foraggiamento illuminata, e osservarle con delicatezza, stressandole il meno possibile: col tempo si abituano alla tua presenza, e vederle cacciare di giorno è uno dei grandi piaceri di questa specie. Impara a leggerle e controlla la colonia ogni giorno.

Segnali d’allarme:

  • Pupe nude o bozzoli non chiusi: caldo o mancanza di substrato.
  • Bozzoli con muffa o portati nell’area di foraggiamento: troppa umidità.
  • Larve che si raggrinziscono o spariscono: mancanza di acqua o di cibo.
  • Operaie morte dopo un trasloco o uno spavento: stress; lascia loro calma e spazio.
  • Operaie che pattugliano senza sosta il bordo dell’area di foraggiamento: controlla la barriera.

Fughe: una formica che salta e si arrampica

Un’operaia che salta 7,5–10 cm e che, secondo un allevatore australiano, si arrampica sulle superfici lisce molto meglio di M. forficata richiede un allestimento pensato apposta per lei. Un allevatore ha visto persino alcune Myrmecia attraversare di corsa una barriera d’olio, con lo slancio dell’attacco. Ecco cosa consigliamo:

  • Coperchio a rete metallica ben aderente, senza giochi.
  • Barriera larga di PTFE nella parte alta delle pareti dell’area di foraggiamento, rinnovata spesso: perde efficacia con l’umidità e la polvere. L’olio, solo come rinforzo.
  • Pareti con margine, in modo che il salto non arrivi al bordo, e niente che faccia da ponte: né rami né avanzi appoggiati vicino alla barriera.
  • Raccordi e tappi ben saldi: un tappo di cotone che salta mentre colleghi una provetta è una fuga di massa.
  • Attenzione quando dai da mangiare: è il momento in cui avvengono più fughe. Cibo già pronto, aprire il minimo indispensabile e richiudere subito; meglio ancora, una provetta o uno sportellino per nutrirle senza aprire il coperchio.

Manipolazione e sicurezza

La sua puntura fa molto più male di quella di un’ape o di una vespa, e siccome il pungiglione non resta conficcato, può pungere più volte. Un allevatore australiano ha raccontato che il dolore gli è durato giorni. Senza allarmismi, ma con rispetto:

  • Mai con le mani: pinze lunghe, movimenti lenti e niente lavori sopra l’ingresso del nido.
  • Non la consigliamo a persone allergiche alle punture di imenotteri, né in case con bambini piccoli o animali domestici.
  • Non unire regine né colonie, e non liberarla mai: è una specie esotica.

Cosa non fare

  • Tenere le larve mature sopra i 28 °C circa per giorni, o dare calore per accelerare la colonia.
  • Sistemarla in un nido senza substrato.
  • Bagnare i bozzoli o continuare ad aggiungere acqua alla provetta mentre le larve crescono.
  • Lasciare che il nido si secchi del tutto con le larve dentro.
  • Lasciare la regina senza proteine quando schiudono le uova, o darle prede vive durante la fondazione.
  • Fondare con la luce o in una zona di passaggio.
  • Raffreddarla durante la nostra estate perché la regina rallenta la deposizione.
  • Trasferirla in un nido grande prima del tempo.
  • Mettere lo zucchero sul cotone o dare sempre lo stesso insetto.
  • Affidarsi a una barriera d’olio senza coperchio, o aprire l’area di foraggiamento senza avere il cibo pronto.
  • Maneggiarla con le mani o tenerla in una casa con bambini piccoli o animali domestici.

Fonti scientifiche

Questa scheda si basa sulla bibliografia su Myrmecia nigrocincta, sul suo gruppo di specie e sul genere, sui dati di distribuzione e sul clima del suo areale, e sull’esperienza di Antomas e di altri allevatori. Riferimenti principali:

  1. Ogata, K. (1991). Ants of the genus Myrmecia Fabricius: a review of the species groups and their phylogenetic relationships (Hymenoptera: Formicidae: Myrmeciinae). Systematic Entomology 16: 353–381. doi:10.1111/j.1365-3113.1991.tb00694.x
  2. Ogata, K. & Taylor, R. W. (1991). Ants of the genus Myrmecia Fabricius: a preliminary review and key to the named species (Hymenoptera: Formicidae: Myrmeciinae). Journal of Natural History 25: 1623–1673. doi:10.1080/00222939100771021
  3. Hasegawa, E. & Crozier, R. H. (2006). Phylogenetic relationships among species groups of the ant genus Myrmecia. Molecular Phylogenetics and Evolution 38: 575–582. doi:10.1016/j.ympev.2005.09.021
  4. Mera-Rodríguez, D., Jourdan, H., Ward, P. S., Shattuck, S., Cover, S. P., Wilson, E. O. & Rabeling, C. (2023). Biogeography and evolution of social parasitism in Australian Myrmecia bulldog ants revealed by phylogenomics. Molecular Phylogenetics and Evolution 186: 107825. doi:10.1016/j.ympev.2023.107825
  5. Aibekova, L., Keller, R. A., Katzke, J., Allman, D. M., Hita-Garcia, F., Labonte, D., Narendra, A. & Economo, E. P. (2023). Parallel and divergent morphological adaptations underlying the evolution of jumping ability in ants. Integrative Organismal Biology 5: obad026. doi:10.1093/iob/obad026
  6. Palavalli-Nettimi, R., Ogawa, Y., Ryan, L. A., Hart, N. S. & Narendra, A. (2019). Miniaturisation reduces contrast sensitivity and spatial resolving power in ants. Journal of Experimental Biology 222: jeb203018. doi:10.1242/jeb.203018
  7. Ogawa, Y., Jones, L., Ryan, L. A., Robson, S. K. A., Hart, N. S. & Narendra, A. (2023). Physiological properties of the visual system in the Green Weaver ant, Oecophylla smaragdina. Journal of Comparative Physiology A 209: 489–498. doi:10.1007/s00359-023-01629-7
  8. Liu, S.-P., Richter, A., Stoessel, A. & Beutel, R. G. (2019). The mesosomal anatomy of Myrmecia nigrocincta workers and evolutionary transformations in Formicidae (Hymenoptera). Arthropod Systematics & Phylogeny 77: 1–19. doi:10.26049/ASP77-1-2019-01
  9. Haskins, C. P. & Haskins, E. F. (1950). Notes on the biology and social behavior of the archaic ponerine ants of the genera Myrmecia and Promyrmecia. Annals of the Entomological Society of America 43: 461–491. doi:10.1093/aesa/43.4.461
  10. Imai, H. T., Crozier, R. H. & Taylor, R. W. (1977). Karyotype evolution in Australian ants. Chromosoma 59: 341–393. doi:10.1007/BF00327974
  11. Street, M. D., Donovan, G. R., Baldo, B. A. & Sutherland, S. (1994). Immediate allergic reactions to Myrmecia ant stings: immunochemical analysis of Myrmecia venoms. Clinical & Experimental Allergy 24: 590–597. doi:10.1111/j.1365-2222.1994.tb00957.x
  12. Brown, S. G. A., van Eeden, P., Wiese, M. D., Mullins, R. J., Solley, G. O., Puy, R., Taylor, R. W. & Heddle, R. J. (2011). Causes of ant sting anaphylaxis in Australia: the Australian Ant Venom Allergy Study. Medical Journal of Australia 195: 69–73. doi:10.5694/j.1326-5377.2011.tb03209.x
Difficoltà
Con esperienza
Nessuna recensione

16 altri prodotti della stessa categoria:

I clienti che hanno acquistato questo prodotto hanno comprato anche:

I clienti che hanno acquistato questo prodotto hanno comprato anche: