Acquista Camponotus nicobarensis | Colonie | Antomas
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Camponotus nicobarensis

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Guerriere della notte asiatica con un'arma segreta. Il veleno di Camponotus nicobarensis non è solo acido formico: è un cocktail di peptidi che protegge le sue pupe dalla muffa, una scoperta scientifica del 2026. Formica carpentiera bruno-rossastra dell'Asia tropicale, con major e minor, capace di tenere testa alla temibile formica di fuoco e di costruire il suo impero a una velocità sorprendente per una Camponotus. Senza diapausa, vorace e generosa di soddisfazioni, è una delle migliori Camponotus per iniziare. Colonie e regine, anche in gruppi di più regine. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.

Colonia

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Difficoltà: 1/5 – Principiante

Camponotus di taglia media dell'Asia tropicale: bruno-rossastra, polimorfica e notturna, con un veleno antifungino che la scienza ha appena scoperto. Per noi è una delle migliori Camponotus per iniziare. Regine con covata, anche in gruppi da 2, 3 o 5 regine, a fondazione claustrale. Qbik Alpha o Qbik Wild, 24–28 °C, umidità da bassa a moderata con gradiente, zucchero sempre disponibile e tante proteine. Nessuna diapausa (riposo facoltativo di 4–8 settimane a 15–20 °C). Si arrampica: barriera di olio minerale.

Camponotus nicobarensis Mayr, 1865 è una formica carpentiera di taglia media dell'Asia tropicale e subtropicale: bruno-rossastra, polimorfica, con operaie di diverse taglie e abitudini soprattutto notturne. È una delle Camponotus esotiche più popolari nell'hobby in tutto il mondo e una delle specie che ci chiedete più spesso in Antomas. Eppure, come ricordavano nel 2025 gli autori di un articolo su una colonia allevata in casa, la letteratura scientifica non dice quasi nulla sulla sua biologia.

Le cose stanno cambiando. Nel 2026 è stata una delle specie modello di uno studio che ha dimostrato che il veleno delle Camponotus non è solo acido formico, e altri lavori recenti l'hanno messa a confronto con le formiche di fuoco. In questa scheda distinguiamo sempre ciò che è documentato dalla scienza, ciò che raccontano altri allevatori e ciò che abbiamo imparato allevandola in Antomas.

Biologia

Un nome che ha viaggiato sulla fregata Novara

La descrisse l'entomologo austriaco Gustav Mayr nel 1865, nel volume dedicato alle formiche della spedizione scientifica della fregata Novara, che fece il giro del mondo tra il 1857 e il 1859. Il nome dice tutto: Mayr la descrisse sulla base di operaie raccolte a Car Nicobar, una delle isole Nicobare, nell'Oceano Indiano. Quegli esemplari di riferimento, i sintipi, sono conservati al Museo di Storia Naturale di Vienna.

Da allora ha cambiato più volte «casella»: Forel la collocò nel 1914 nel sottogenere Myrmothrix, ed Emery nel 1920 in Myrmoturba e nel 1925 in Tanaemyrmex, dove si trova ancora oggi. Camponotus è un genere enorme, con più di mille specie, la cui classificazione interna è tuttora un cantiere aperto: la filogenomica della tribù del 2025 ha dimostrato che diverse specie asiatiche descritte come Camponotus appartengono in realtà a generi nuovi.

Oltre alla forma tipica, sono state descritte tre forme infraspecifiche, monticola, rabbani e la varietà exiguoguttatus, che Bingham citava nel 1903 come forme più scure. Il loro status attuale non è chiaro e la specie non è mai stata oggetto di una revisione moderna, con misure dettagliate o analisi del DNA. Per questo, come vedrai tra poco, sulla sua identità restano domande aperte.

Molto più che acido formico: il veleno antifungino del 2026

Per oltre un secolo si è dato per scontato che le formicine, la sottofamiglia senza pungiglione a cui appartengono le Camponotus, avessero un veleno semplice: uno spruzzo di acido formico, che in questa sottofamiglia rappresenta tra il 40 e il 70 % del veleno. Nel 2026 uno studio pubblicato su Science Advances da Lukas Koch e una ventina di ricercatori ha smontato questa idea, e C. nicobarensis è stata una delle protagoniste.

I ricercatori hanno analizzato il veleno di otto specie di Camponotus di diverse parti del mondo e hanno trovato 35 peptidi, piccole catene di amminoacidi, appartenenti a due famiglie di geni. Li hanno battezzati formicitossine. In C. nicobarensis il veleno si è rivelato un vero e proprio cocktail:

  • Acido formico, come in tutte le formicine.
  • Un peptide principale di 22 amminoacidi, con una massa di 2.507,53 Da, chiamato FRTX1-Cnic1a: «FRTX» sta per formicitossina e «Cnic» per C. nicobarensis. La sua concentrazione media è di circa 0,36 mg per millilitro di veleno.
  • Lipidi (N-aciletanolammine e lisofosfatidilcoline) e una buona quantità di potassio, il metallo più abbondante del veleno, con 1,3 mg/ml.

E ne produce in abbondanza. Le operaie di C. nicobarensis hanno espulso spesso più di 1 µl di veleno: un millimetro cubo, una goccia di poco più di un millimetro di diametro, enorme per una formica della sua taglia.

A che cosa serve il peptide? Qui arriva la sorpresa. FRTX1-Cnic1a frena la crescita dei funghi: in laboratorio ha inibito tutti e tre i funghi testati a concentrazioni molto basse, di 0,5–2,2 micromolare, e non danneggia i globuli rossi, cioè non è emolitico. Poi lo hanno provato dove conta davvero: su pupe di C. nicobarensis infettate da Metarhizium, un fungo che uccide gli insetti. Sulle pupe trattate con il peptide il fungo ha impiegato molto più tempo a comparire. Gli autori lo interpretano come un ruolo del veleno nell'igiene della colonia: le operaie non si limitano a difendersi con il veleno, ma lo usano anche per proteggere la covata dalla muffa.

Un altro dettaglio: nello stesso studio è stato isolato un fungo, Penicillium brocae, da una pupa di una colonia di C. nicobarensis allevata in laboratorio. In altre parole, viene allevata nei laboratori europei come formica da studio, proprio come nelle nostre case. E non è la prima volta: nel 2024 era una delle nove specie di un lavoro pubblicato su PLoS Biology sulla neuroparsina A, un ormone del cervello che frena le ovaie e il cui livello cala quando una giovane regina inizia a riprodursi.

Inghiotte il proprio acido per disinfettare la dispensa

L'acido formico non è solo un'arma. Nel 2020 un gruppo di ricerca tedesco ha dimostrato che le formicine inghiottono il proprio veleno. Durante la pulizia, la formica piega il gastro in avanti, porta alla bocca la punta, dove si trova l'acidoporo, il piccolo ugello da cui esce il veleno, e assume qualche goccia di acido. In questo modo mantiene molto acido l'ingluvie, lo «stomaco sociale» in cui conserva il cibo che poi distribuisce bocca a bocca alle compagne. Quell'acido filtra i microbi che entrano con il cibo e frena i contagi all'interno della colonia.

Lo studio è stato condotto su C. floridanus e su altre sette formicine, non su C. nicobarensis, ma si tratta di un tratto comune a tutta la sottofamiglia. E lo studio del 2026 aggiunge un tassello: ha fotografato operaie major di C. nicobarensis mentre si pulivano l'acidoporo, con lo stesso gesto. Mettendo insieme i due tasselli, il veleno di questa formica è al tempo stesso un'arma, un disinfettante per la dispensa e un fungicida per la covata. Quando vedrai un'operaia piegata su se stessa, con la bocca sulla punta del gastro, saprai che cosa sta facendo.

Una specie o più? Che cosa significa «cf.»

Con C. nicobarensis succede una cosa frequente nelle formiche asiatiche dell'hobby: il nome è corretto nella sostanza, ma la specie è stata così poco revisionata che nessuno può garantire che tutto ciò che si alleva con quel nome sia esattamente la stessa cosa. Per questo uno dei grandi negozi europei la vende come Camponotus cf. nicobarensis. «Cf.» viene dal latino confer, «confronta», e indica che l'identificazione è probabile, ma provvisoria.

Diversi indizi fanno pensare che dietro questo nome possa nascondersi un complesso di specie, cioè un gruppo di specie molto simili tra loro:

  • La confusione viene da lontano. Proprio a Car Nicobar, Mayr identificò in modo errato un'operaia di un'altra specie del gruppo.
  • Ha una «gemella». Nella Cina meridionale convive con C. pseudoirritans, molto simile, e i caratteri per distinguerle si trovano in chiavi cinesi non disponibili online.
  • Variabilità nell'hobby. Gli allevatori descrivono colori, taglie e abitudini che cambiano a seconda della provenienza, e nei forum è stato ipotizzato che il nome raggruppi più specie.

Ma ci sono anche dati rassicuranti. In uno studio di DNA barcoding della Cina meridionale, le cinque sequenze di C. nicobarensis erano quasi identiche tra loro, con una differenza dello 0–0,2 %, e molto diverse da quelle delle altre specie. Almeno lì, la specie è coerente. E nel 1903 Bingham indicò un carattere pratico per riconoscerla: le tibie molto appiattite e percorse da un solco (vedi «Dimensioni e morfologia»). La nostra conclusione è onesta: ciò che alleviamo in Antomas è ciò che l'hobby conosce come C. nicobarensis, una specie la cui tassonomia attende una revisione. Per allevarla, ciò che conta è l'esperienza con le colonie reali, ed è proprio questo che ti raccontiamo in questa scheda.

Dall'India alla Cina meridionale

È una formica dell'Asia tropicale e subtropicale. Il suo areale va dall'India e dalle isole Nicobare, attraverso l'Indocina, fino alla Cina meridionale e a Taiwan, con segnalazioni sporadiche nel Sud-est asiatico insulare. Su GBIF, la grande banca dati mondiale sulla biodiversità, conta quasi 1.700 segnalazioni, per lo più della Cina meridionale, soprattutto perché lì è stato effettuato un campionamento intenso.

Gli ambienti antropizzati non la spaventano. In un campionamento con quasi 4.000 strisce adesive innescate con salsiccia, distribuite in parchi, bordi stradali, vivai e boschetti di una grande città della Cina meridionale, è comparsa in 98. E su alcune ha fatto una cosa curiosa: ha «lastricato» la striscia, ricoprendola di particelle per camminarci sopra senza restare incollata. Dei suoi nidi naturali non esistono descrizioni scientifiche; gli allevatori parlano di legno morto, ceppi e terreno sotto le pietre.

Il suo clima. Nel nord subtropicale del suo areale l'estate è monsonica, con medie di 26–29 °C e un'umidità relativa del 78–83 %, mentre l'inverno è fresco e secco, con medie di 16–18 °C nei mesi più freddi e senza gelate. Nel sud tropicale non c'è inverno: le medie restano tra 26,5 e 28,7 °C tutto l'anno. Questo spiega perché si trovi bene a 24–28 °C e non abbia bisogno della diapausa, pur tollerando bene un riposo invernale leggero (vedi «Riposo invernale: facoltativo e leggero»).

Faccia a faccia con le formiche di fuoco

Che cosa succede quando C. nicobarensis incontra le formiche di fuoco? Due studi recenti, condotti in Cina, lo hanno misurato in laboratorio.

Contro Solenopsis invicta, la formica di fuoco rossa importata, un lavoro del 2026 l'ha messa a confronto con otto specie in scontri individuali e di gruppo. C. nicobarensis e la sua «gemella» C. pseudoirritans sono state quelle che hanno causato la mortalità più alta tra le formiche di fuoco negli scontri in proporzione 1:1, con lo stesso numero di formiche per ciascuna specie. Gli autori attribuiscono un ruolo chiave alle sostanze difensive: tappando il poro della ghiandola dell'acido delle specie dominanti del test, la mortalità che causavano è calata in modo significativo. Attenzione, però: è un preprint, cioè un lavoro pubblicato prima della revisione tra pari, e va preso con cautela.

Contro Wasmannia auropunctata, una piccola formica di fuoco con operaie di poco più di un millimetro, la storia è cambiata. Uno studio del 2023 l'ha messa a confronto con cinque formiche residenti della Cina meridionale, tra cui C. nicobarensis, e Wasmannia ha avuto la meglio anche a parità di operaie, con un vantaggio tanto maggiore quanto più era numerosa. Un dettaglio dello studio: negli scontri di gruppo, più la formica residente era grande, meno moriva.

Niente di tutto questo succede in un formicaio, è chiaro, ma aiuta a capirne il carattere: è una formica che, quando deve difendersi, si difende molto bene, anche se non è invincibile.

La colonia che traslocò in una teiera

La storia più curiosa della specie l'ha pubblicata nel 2025 un gruppo di mirmecologi di Varsavia, ed è accaduta in un appartamento di quella città. Un appassionato teneva da diversi anni una colonia di C. nicobarensis in un formicaio. Un giorno la colonia trovò una via d'uscita, esplorò la casa e decise, di sua iniziativa, di stabilirsi in una teiera di ceramica vuota.

Non fu una fuga disperata. Nella teiera la regina continuò a deporre e la covata si sviluppò normalmente. Otto mesi dopo l'intera colonia traslocò in un'altra teiera lì accanto, e lì tornò ad allevare covata. Cinque mesi più tardi, quando la colonia era ormai cresciuta molto, un gruppo di operaie tornò nella prima teiera con molte larve e vi formò un nido secondario, un nido satellite della stessa colonia. Le formiche uscivano di notte a cercare cibo per casa, soprattutto in cucina, e d'estate arrivavano fino al balcone.

Gli autori la presentano come una prova della sua enorme flessibilità nella scelta del nido e della sua grande capacità di adattamento. Per noi l'aneddoto lascia tre lezioni. È molto adattabile: si sistema volentieri in quasi qualsiasi cavità asciutta e riparata. Può distribuirsi in più nidi, ciò che si chiama polidomia. E le barriere contano: una colonia che vive tranquilla da anni nel suo formicaio può trovare un giorno la fessura che nessuno aveva notato (vedi «Fughe e barriere»).

Una formica della notte

Non esistono studi sul suo ritmo giornaliero in natura, ma la colonia di Varsavia era chiaramente notturna, e gli allevatori concordano: è una formica soprattutto notturna, che esce a foraggiare al calar della sera. Detto questo, le colonie grandi si fanno vedere spesso anche di giorno, soprattutto quando c'è cibo in vista. Alcuni allevatori interpretano un'attività diurna intensa e costante come un segnale di fame. Se vuoi vedere la colonia in piena attività, osservala al tramonto.

Afidi, nettare e un batterio che produce amminoacidi

Come quasi tutte le Camponotus, vive in buona parte di liquidi zuccherini. È stata inclusa in uno studio sulle formiche associate agli afidi della Cina meridionale, quelle che accudiscono questi insetti per raccoglierne la melata, il liquido zuccherino che espellono, ed è stata fotografata mentre sfruttava i nettari extraflorali, piccole ghiandole nettarifere che alcune piante hanno al di fuori dei fiori proprio per attirare formiche che le difendano. È la trofobiosi: zucchero in cambio di protezione.

Una dieta così zuccherina nasconde un segreto. Tutte le Camponotini, la tribù delle Camponotus, ospitano un batterio, Blochmannia, che vive in cellule speciali dell'intestino e passa dalla regina alle figlie attraverso le uova. Il suo genoma conserva le vie metaboliche per produrre quasi tutti gli amminoacidi essenziali, quelli che la formica non è in grado di sintetizzare, e un enzima che le permette di riciclare l'azoto.

È un'alleanza molto antica. Secondo un'ipotesi del 2009, la tribù acquisì il batterio proprio accudendo insetti che succhiano la linfa. La filogenomica del 2025 colloca l'origine della tribù a circa 38 milioni di anni fa, probabilmente in Australasia o nella regione indomalese, quella di C. nicobarensis, con una storia del batterio in buona parte parallela a quella delle sue formiche. E uno studio del 2026 sui batteri di 26 formiche, tra cui C. nicobarensis, l'ha individuato come batterio caratteristico del gastro delle Camponotini. Attenzione: questo non è una scusa per lesinare sulle proteine, perché le larve hanno bisogno di insetti per crescere (vedi «Alimentazione»).

Più regine: che cosa sa la scienza e che cosa vediamo in Antomas

È la domanda che ci fate più spesso, perché in Antomas vendiamo anche gruppi da 2, 3 e 5 regine. Andiamo con ordine.

Che cosa sa la scienza: niente. Non esiste alcuno studio sul numero di regine delle sue colonie in natura né sulla fondazione con più regine in questa specie. Conviene distinguere due termini. Nella pleometrosi più regine fondano insieme una colonia e uniscono le forze nella fase più delicata; nella poliginia una colonia adulta mantiene più regine che depongono uova. In molte formiche l'alleanza dura solo per la fondazione; in altre le regine convivono per anni. In C. nicobarensis nessuno l'ha studiato.

Che cosa raccontano altri allevatori. I negozi la descrivono quasi sempre come monoginica, cioè con una sola regina, oppure come «oligoginica», con più regine che si tollerano ma vivono in zone diverse del nido. E nei forum si legge di tutto:

  • Colonie con 3 e 4 regine che convivono. Una fondazione con tre regine è arrivata a circa 120 operaie in pochi mesi, senza combattimenti visibili.
  • Regine aggiunte a una colonia già formata che hanno fatto una brutta fine: secondo un allevatore, fatte a pezzi dalle operaie in pochi minuti.
  • Qualche caso di una coppia di fondatrici in cui, col tempo, le operaie hanno eliminato una delle regine.

Che cosa vediamo in Antomas. Le regine di C. nicobarensis non si uccidono tra loro, soprattutto se stanno insieme fin dall'inizio. Per questo le vendiamo in gruppi che convivono già e che hanno allevato insieme la loro prima covata. Quello che non consigliamo mai è aggiungere regine in un secondo momento a una colonia già formata: in quel caso le operaie possono rifiutarle.

Che cosa ci guadagni con più regine? Più regine significano più deposizione e, secondo la nostra esperienza, una crescita molto più rapida, soprattutto all'inizio, quando una colonia di Camponotus procede più lentamente. Inoltre la colonia non dipende da una sola regina. Non possiamo prometterti cifre, ma la differenza si nota (vedi «Gruppi da 2, 3 o 5 regine»).

Fin dove cresce una colonia?

Non esiste alcun dato scientifico sulle dimensioni delle sue colonie in natura. Quello che circola proviene da negozi e allevatori, e va da qualche migliaio di operaie a 10.000–20.000 nelle colonie più grandi. Le cifre più alte che a volte si leggono non hanno alcuna fonte alle spalle.

Su un punto, invece, quasi tutti i racconti concordano: il ritmo. Una partenza tranquilla, come in tutte le Camponotus, fino a qualche decina di operaie, e poi una crescita che un allevatore descriveva come «folle per una Camponotus». Una colonia con una sola regina chiude di solito il primo anno con qualche decina di operaie o poco più di cento, a seconda dell'allevatore e del cibo.

Secondo la nostra esperienza, le colonie ben curate possono superare la decina di migliaia di operaie con relativa facilità. Il motore è doppio: proteine in abbondanza e più regine. Le colonie con più regine crescono molto in fretta, e una colonia ben nutrita cambia da una settimana all'altra.

Regine per molti anni

Quanto vive una regina di C. nicobarensis? Nessuno l'ha misurato. La colonia di Varsavia viveva da «diversi anni» nel suo formicaio prima di scappare. Quello che si sa, invece, è che le regine delle formiche sono tra gli insetti più longevi che esistano.

Nel genere c'è un record celebre. Gli entomologi Caryl ed Edna Haskins mantennero nel loro laboratorio una regina di una Camponotus australiana, della forma allora chiamata C. perthiana, che visse 23,2 anni e allevò in quel periodo tra 5.000 e 7.000 operaie. Quando fu pubblicato, nel 1992, era uno dei casi di longevità più lunghi documentati in una formica, superato solo da una regina di Lasius niger vissuta quasi 29 anni. È un'altra specie e il dato non si può trasferire così com'è, ma rende l'idea: una regina di Camponotus ben curata è una compagna per molti anni.

Dimensioni e morfologia

Camponotus di taglia media, polimorfica, con operaie di diverse taglie, dalle minor alle major, e senza pungiglione. La descrizione scientifica di riferimento è quella di Bingham (1903).

  • Colore. Bruno-rossastro, con la parte posteriore del gastro più scura. Nelle nostre colonie è marrone con riflessi rossastri, soprattutto su capo e torace. Il colore varia all'interno dell'areale: Bingham citava già forme più scure.
  • Superficie. Opaca e finemente rugosa, senza lucentezza.
  • Capo delle major. Subtriangolare, con il margine posteriore incavato e mandibole corte e larghe, con sette denti. Secondo la nostra esperienza, le major di questa specie sono discrete: hanno il capo grande, ma non così esagerato come quello di altre Camponotus.
  • Minor. Più slanciate, più piccole e più chiare delle major, con il capo ovale e il torace proporzionalmente più lungo.
  • Zampe. Corte nelle major, con le tibie molto appiattite e percorse da un solco longitudinale: un carattere utile per identificarla.
  • Peziolo. Il nodo, il «nodo» della vita, è convesso davanti, arrotondato in alto e concavo dietro nelle major, e conico nelle minor.
  • Gastro. Quasi globoso nelle major. Termina con l'acidoporo, da cui esce il veleno.
  • Regina e maschio. Non esiste alcuna descrizione pubblicata.

Misure indicative

  • Regina: circa 10 mm (regine di Antomas; non esistono misure pubblicate)
  • Operaie: 3–5 mm nelle nostre colonie; minor di 5–7 mm secondo Bingham (1903)
  • Soldati (major): 6–10 mm nelle nostre colonie; 7–8 mm secondo Bingham (1903)
  • Maschio: nessuna misura pubblicata

L'unica descrizione scientifica con misure che abbiamo potuto consultare è quella di Bingham (1903); quelle delle nostre colonie sono indicative. Le prime operaie di una colonia giovane sono le più piccole, e la taglia media aumenta a ogni generazione. Non ci sono dati pubblicati su quando compaiono le prime major, ma secondo la nostra esperienza arrivano piuttosto presto: dopo 3–4 mesi possono già nascere le prime.

Allevamento in cattività

Difficoltà: 1/5 – Principiante

In Antomas la consideriamo una delle migliori Camponotus per iniziare, ed è anche l'opinione prevalente nell'hobby: la maggior parte dei negozi e delle guide la consiglia ai principianti. Ecco perché:

  • Non ha bisogno di diapausa: può restare attiva tutto l'anno.
  • Mangia di tutto, e con appetito. È un'ottima cacciatrice.
  • Cresce in fretta appena parte, e ancora di più con più regine.
  • Si adatta a nidi diversi e alla temperatura di casa, con un po' di calore in più.
  • È facile da gestire: timida nella vita di tutti i giorni, anche se difende il suo nido.

L'unica cosa che chiede davvero è una buona barriera antifuga (vedi «Fughe e barriere»). E ne vale davvero la pena: è una Camponotus dai toni caldi, con major e minor, che cresce a vista d'occhio e che nasconde nel suo veleno una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni.

Parametri consigliati

  • Temperatura del nido: 24–28 °C nella stagione attiva. Coincide con le medie estive del suo areale, di 26–29 °C, e con quanto consigliano gli allevatori. Con un po' meno resta attiva, ma cresce più lentamente.
  • Area di foraggiamento: a temperatura ambiente, oppure con un'estremità un po' più calda, se vuoi.
  • Umidità: da bassa a moderata, con gradiente: una zona leggermente umida e il resto asciutto (vedi «Umidità: da bassa a moderata, con gradiente»).
  • Acqua: sempre disponibile, in una provetta con acqua e cotone nell'area di foraggiamento.
  • Luce: basta lasciare buia la zona del nido e illuminata l'area di foraggiamento, con un normale ciclo giorno-notte.
  • Diapausa: non la fanno. Se vuoi, puoi concedere loro un riposo leggero di 4–8 settimane in inverno, a 15–20 °C (vedi «Riposo invernale: facoltativo e leggero»).

Per il calore in più è meglio un cavetto o un tappetino riscaldante su un lato del nido, con termostato, piuttosto che una fonte che scaldi tutto il formicaio in modo uniforme. Evita il sole diretto e i termosifoni.

Umidità: da bassa a moderata, con gradiente

È una formica da nido piuttosto asciutto. In Antomas consigliamo un'umidità da bassa a moderata, sempre con gradiente: una parte del nido leggermente umida, dove la colonia possa portare la covata quando ne ha bisogno, e il resto asciutto, con l'area di foraggiamento asciutta. Così è la colonia a scegliere. Gli allevatori concordano sul fatto che il substrato dell'area di foraggiamento non debba essere bagnato, e la colonia di Varsavia scelse di sua iniziativa una teiera di ceramica, un nido asciutto.

  • Nel Qbik Alpha l'umidità arriva dalle provette con acqua: lasciane una collegata, soprattutto finché la colonia è piccola.
  • Nel Qbik Wild, in gesso, che trattiene l'umidità, aggiungi acqua con moderazione, quanto basta perché una zona resti leggermente umida.
  • Segnali di umidità eccessiva: condensa sulle pareti, muffa o acari.
  • Segnali di umidità insufficiente: la covata ammassata vicino all'acqua.

Formicai consigliati

In Antomas consigliamo i formicai Anthouse della linea Qbik Alpha o della linea Qbik Wild, indifferentemente, perché a C. nicobarensis piacciono entrambi. I Qbik Alpha sono modulari e con un nido piuttosto asciutto, con l'umidità nelle provette; i Qbik Wild sono in gesso, un materiale che conserva un po' di umidità. Scegli quello che preferisci. Per iniziare, un QBIK ONE con gallerie medie:

Per ampliare, il QBIK DUO e, quando la colonia cresce e compaiono le major, gallerie più grandi e i formati maggiori della stessa linea:

Se preferisci il gesso, un'ottima alternativa è il Qbik Wild Duo P 2C Ibrido: un serbatoio inferiore, separato dalle gallerie, trasmette l'umidità attraverso una rete e si completa con una provetta-abbeveratoio laterale. Così puoi controllare bene quanta umidità dai:

Amplia quando il nido diventa troppo piccolo, cosa che con questa specie, e soprattutto con più regine, arriva prima di quanto pensi. Ma non anticipare i tempi: in un nido enorme per una colonia piccola, le camere in eccesso finiscono per diventare discariche. Completa l'allestimento con questi dettagli:

  • Barriera antifuga: una striscia di olio minerale nella parte alta delle pareti dell'area di foraggiamento, e il coperchio ben chiuso (vedi «Fughe e barriere»).
  • Area di foraggiamento asciutta, con un po' di sabbia, pietre piatte e qualche rametto o pezzo di corteccia su cui arrampicarsi, senza nulla che faccia da ponte fino alla barriera.
  • Acqua sempre disponibile, in una provetta con acqua e cotone.
  • Un abbeveratoio per i liquidi zuccherini, mai sul cotone (vedi «Alimentazione»).
  • Calore leggero, solo se serve, su un lato del nido e lontano dall'abbeveratoio, con termostato.

Fondazione e prime settimane

In Antomas vendiamo C. nicobarensis in diverse versioni: regina con covata, regina con 5–15 operaie e covata e gruppi da 2, 3 o 5 regine con covata. In tutti i casi si tratta di colonie già avviate in provetta. La fondazione della specie è claustrale: la regina alleva le prime operaie senza uscire a nutrirsi, con le riserve del proprio corpo.

  • Provetta e tranquillità. Tieni la provetta così come arriva, con la sua riserva d'acqua dietro il cotone, in un luogo tranquillo, buio e senza vibrazioni, a 24–28 °C.
  • Acqua. Controlla ogni tanto che il cotone sia ancora umido e che nel serbatoio ci sia acqua. Se finisce o la provetta si sporca molto, trasferisci la colonia in una provetta nuova per travaso.
  • Cibo. Appena ci sono operaie, offri una goccia di liquido zuccherino su qualcosa che non bagni il cotone, come un pezzetto di carta stagnola, e un pezzetto di insetto una o due volte alla settimana. Togli i resti il giorno dopo. Anche una regina sola con la sua covata gradisce, di tanto in tanto, una gocciolina di zucchero. Non mettere mai lo zucchero sul cotone della provetta: ammuffisce e rovina la riserva d'acqua.
  • Pazienza. Secondo gli allevatori, dall'uovo all'operaia passano circa 4–6 settimane, a seconda della temperatura. Le prime operaie sono piccole.

Quando trasferirla nel nido? In Antomas la trasferiamo quando ha almeno 5 operaie; l'ideale è farlo con 5–10, sempre in un nido adatto alle sue dimensioni, con gallerie medie. Un nido troppo grande per una colonia piccola complica la gestione dell'umidità e la pulizia: un allevatore racconta di aver perso così la sua prima colonia.

Gruppi da 2, 3 o 5 regine

Se hai scelto un gruppo di regine, la gestione è la stessa, con alcune regole in più:

  • Tienile insieme. Arrivano insieme e hanno allevato insieme la prima covata, ed è così che convivono. Non separarle per poi riunirle.
  • Non aggiungere mai regine in seguito. Le regine nuove in una colonia già formata di solito fanno una brutta fine.
  • Non allarmarti se si dividono. Col tempo ogni regina può occupare una zona del nido, ed è normale vederle separate: gli allevatori lo descrivono in questa specie.
  • Più deposizione, più cibo. Una colonia con più regine ha bisogno di più proteine fin dall'inizio.

Quante sceglierne? Con 2 regine noterai già la differenza nella deposizione; con 3 o 5 la colonia parte ancora più in fretta. Non possiamo darti cifre, ma secondo la nostra esperienza le colonie con più regine crescono molto rapidamente. E se un giorno viene a mancare una regina, per l'età o per un incidente, la colonia va avanti con le altre.

Arrivo e trasloco

Quando ricevi la colonia, lasciala riposare in un luogo tranquillo e buio, a 24–28 °C, e controlla che nella provetta ci sia acqua. Non trasferirla nel nido appena arrivata. Quando sarà il momento di passarla nel formicaio, in Antomas lo facciamo per travaso: apriamo la provetta dentro l'area di foraggiamento, accanto all'ingresso del nido, e versiamo delicatamente la regina o le regine, le operaie e la covata, aiutando le ritardatarie con un pennellino morbido. Tre consigli:

  • Prepara tutto prima: il formicaio montato, con la barriera di olio già applicata e la provetta d'acqua collegata.
  • Lavora sopra un vassoio, nel caso qualche operaia si arrampichi lungo la provetta o sugli attrezzi.
  • Con calma: dopo il travaso le operaie raccolgono la covata e la portano nel nido. Tieni al buio la zona del nido perché lo occupino subito.

Se un giorno dovrai cambiare formicaio alla colonia, usa lo stesso metodo.

Alimentazione

Liquidi zuccherini, sempre disponibili. In natura vive in buona parte di melata e nettare, e in casa lo zucchero non deve mai mancare. Varia gli zuccheri: in Antomas consigliamo il Nettare Blue Sugar di Anthouse 4–5 volte alla settimana e un altro liquido zuccherino o nettare 1–2 volte alla settimana. Puoi anche aggiungere un po' di proteine al nettare. Offrili sempre in un abbeveratoio e mai sul cotone, perché il cotone ammuffisce e rovina subito il liquido. Usa un abbeveratoio classico o fai da te, in cui la goccia resti «stesa» e accessibile, e rinnovalo prima che fermenti.

Proteine: più ce ne sono, meglio è. Sono voraci: secondo la nostra esperienza, una colonia in crescita si avventa su qualsiasi insetto e non lascia nulla. Le proteine sono il motore della sua crescita, ed è la filosofia di Antomas: se fai manutenzione ogni giorno e togli i resti, è meglio sovralimentare, perché la colonia capisce di avere più risorse e cresce più in fretta e in numero maggiore. Se non potrai pulire spesso, meglio non sovralimentare: il cibo avanzato marcisce e porta muffa e acari.

  • Cambia tipo di insetto da una settimana all'altra, perché non mangino sempre la stessa cosa: mosche, grilli, piccole blatte, tarme della farina a pezzi e, per le colonie piccole, Drosophila. Gli allevatori citano anche le blatte del legno.
  • Anche prede vive. È una buona cacciatrice: cattura piccole prede vive e finisce gli insetti feriti. Alle colonie giovani è meglio dare insetti a pezzi o appena soppressi; a quelle grandi anche piccole prede vive.
  • Fresche e affidabili. Le proteine liofilizzate vanno bene come integrazione, ma quelle fresche sono migliori. Compra gli insetti da un fornitore affidabile: quelli trattati con insetticidi possono uccidere la colonia.

Un trucco per una specie notturna: metti le proteine nel tardo pomeriggio, quando iniziano a muoversi, e togli i resti la mattina dopo.

Acqua: sempre, nella provetta con cotone dell'area di foraggiamento. Anche se il loro nido è piuttosto asciutto, l'acqua da bere non deve mai mancare.

Riposo invernale: facoltativo e leggero

C. nicobarensis non fa diapausa: può restare attiva tutto l'anno, ed è quello che fa la maggior parte degli allevatori. Ma, se vuoi, puoi farla riposare per qualche settimana in inverno, a una temperatura mite di 15–20 °C. È coerente con il suo clima: nella parte settentrionale del suo areale l'inverno è fresco e secco, con medie di 16–18 °C. È utile, per esempio, se d'inverno la tua casa si raffredda e non vuoi riscaldare il formicaio: la colonia lo sopporta bene.

  • Durata: 4–8 settimane, per esempio in pieno inverno.
  • Gradualmente: abbassa la temperatura nell'arco di una o due settimane, e alla fine rialzala allo stesso modo.
  • Mai sotto i 15 °C: è un riposo leggero, non una diapausa fredda come quella delle formiche europee.
  • Durante il riposo: acqua sempre disponibile, un po' di liquido zuccherino e poche o nessuna proteina. La deposizione rallenta, ed è normale.
  • Alla fine: torna alle proteine appena vedi attività e covata.

Se non vuoi farlo, nessun problema: a 24–28 °C tutto l'anno, semplicemente continua a crescere.

Comportamento in cattività

Notturne. Sono più attive al tramonto e di notte, anche se le colonie grandi si vedono spesso di giorno, soprattutto se c'è cibo in vista (vedi «Una formica della notte»).

Timide… e sicure di sé. Le fonti la descrivono come una formica timida e tranquilla nella vita di tutti i giorni, ma molto determinata quando il suo nido è minacciato. Secondo la nostra esperienza, quando la colonia è ormai grande si mostra molto sicura nel suo territorio: occupa tutta l'area di foraggiamento, si avventa sul cibo e caccia con voracità. Le due cose si conciliano: prudente con ciò che non conosce e decisa con ciò che considera suo.

Un tambureggiamento d'allarme. Secondo gli allevatori, quando sono in allarme le operaie battono il gastro sul substrato, un tambureggiamento che a volte si riesce persino a sentire. Se lo senti, qualcosa le ha disturbate.

Una divisione dei compiti ben visibile. Come in altre Camponotus polimorfiche, sono soprattutto le minor a uscire a foraggiare, mentre le major, quando compaiono, si occupano soprattutto della difesa e di sezionare e trasportare le prede grandi.

Nidi distribuiti. Non stupirti se la colonia occupa diverse zone del formicaio o porta la covata in un angolo dell'area di foraggiamento: è una specie flessibile (vedi «La colonia che traslocò in una teiera»).

Osservare senza timori. In Antomas pensiamo che le formiche siano fatte per essere godute, osservate e per imparare da loro, non per tenerle nascoste. Basta lasciare buia la loro zona del nido e illuminata l'area di foraggiamento, e osservarle con delicatezza, intervenendo e stressandole il meno possibile. Si abituano alla tua presenza.

Segnali d'allarme:

  • Covata che si blocca o scompare: quasi sempre mancano proteine.
  • Molta attività di giorno, in modo costante: potrebbero avere fame.
  • Condensa sulle pareti o muffa: c'è troppa umidità o ci sono resti dimenticati.
  • Molte operaie ferme nell'area di foraggiamento, senza spazio dentro: è ora di ampliare.

Fughe e barriere

C. nicobarensis si arrampica sulle superfici lisce, e gli allevatori la descrivono come una buona arrampicatrice. Inoltre è un'esploratrice: come insegna la colonia delle teiere, se c'è una via d'uscita, prima o poi la trova. Secondo la nostra esperienza, la barriera migliore è l'olio minerale:

  • Una striscia di olio minerale nella parte alta delle pareti dell'area di foraggiamento, sottile e continua. Rinnovala quando vedi che accumula polvere o detriti.
  • Coperchio ben chiuso, come seconda linea di difesa.
  • Nessuna fessura: controlla raccordi, tappi e provette, soprattutto quando la colonia cresce e ci sono più operaie in esplorazione.
  • Niente che faccia da ponte: né rametti né pietre appoggiati vicino alla barriera.
  • Attenzione quando apri: apri lo stretto necessario, lavora con calma e richiudi alla fine.

Con la barriera di olio e tutto ben chiuso, non danno problemi.

Manipolazione e sicurezza

Non pungono: non hanno pungiglione. Se si sentono attaccate mordono e possono spruzzare acido formico, che brucia un po' sulla pelle sensibile o su una piccola ferita. Secondo gli allevatori il morso delle operaie si sente appena, mentre la regina può dare un bel morso. Niente di cui preoccuparsi se lavori con calma. Maneggiale con attrezzi entomologici, come un pennellino morbido o delle pinzette morbide, non con le mani, e lavora lentamente per non ferire nessuna operaia, e tanto meno una regina. Non unire colonie diverse, perché combattono, e non tenerle insieme ad altre specie. È una specie esotica: in nessun caso deve essere liberata in natura.

Cosa non fare

  • Aggiungere regine a una colonia già formata, o separare un gruppo di regine per poi riunirle.
  • Trascurare le barriere: lasciare fessure, raccordi allentati o coperchi chiusi male, o non rinnovare l'olio.
  • Trasferire una colonia piccola in un nido troppo grande per le sue dimensioni.
  • Bagnare tutto il nido o il substrato dell'area di foraggiamento.
  • Farle fare un riposo invernale freddo: mai sotto i 15 °C.
  • Mettere i liquidi zuccherini sul cotone, o lasciare che finiscano.
  • Dare sempre lo stesso insetto, o lasciare resti senza pulire.
  • Unire colonie diverse.
  • Maneggiarle con le mani.

Fonti scientifiche

Questa scheda è stata redatta a partire dalla bibliografia scientifica su Camponotus nicobarensis e sul suo genere, dalle segnalazioni di distribuzione e dai dati climatici del suo areale, e dall'esperienza di Antomas e di altri allevatori. Riferimenti principali:

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Difficoltà
Principiante
1 Recensioni

Very good!!!
Everything went great. It’s a really lovely colony. Thank you.
Di Danny il 03/11/2026

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