Acquista Camponotus pseudoirritans – Facile | Antomas
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Camponotus pseudoirritans

19,99 €
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L'hanno chiamata «falsa irritans» per la somiglianza con una cugina che viaggiò nelle casse di Alfred Russel Wallace, ma questa formica carpentiera asiatica ha un carattere tutto suo: serena finché non la toccano, capace di fingersi morta e di mordere forte quando decide di tenere testa. Camponotus pseudoirritans è una Camponotus polimorfa, con operaie color ambra e gastro striato, descritta nel 1989 e quasi sconosciuta in Europa, ideale per iniziare: difficoltà 2/5, un QBIK ONE a 24–28 °C con umidità nelle provette, nettare nell'abbeveratoio, proteine varie e nessuna diapausa obbligatoria. Regina con operaie e covata. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.

Colonia

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Difficoltà: 2/5 – Principiante

Formica carpentiera asiatica del sottogenere Tanaemyrmex, descritta nel 1989 e quasi sconosciuta nell'hobby europeo. Polimorfa, con operaie color ambra dal gastro striato e operaie maggiori dalla testa grande che compaiono presto. Venduta come colonia già avviata: regina con 10–20 operaie e covata, monogina. Nido a 24–28 °C con calore su un lato, umidità nelle provette e il resto del nido asciutto, e un QBIK ONE della gamma Alpha con gallerie medie per iniziare. Nettare nell'abbeveratoio e proteine abbondanti e varie. Nessuna diapausa obbligatoria: se vuoi, un riposo leggero di 4–8 settimane a 15–20 °C. Trasloco per rovesciamento e barriera di olio minerale. Tranquilla, ma morde forte: sempre con gli strumenti.

Camponotus pseudoirritans Wu & Wang, 1989 è una formica carpentiera della Cina meridionale che porta nel nome la sua somiglianza con un'altra specie: è la «falsa irritans». L'hanno descritta due mirmecologi cinesi a partire da operaie e operaie maggiori, e da allora non è quasi più stata studiata. La sua descrizione e le chiavi per riconoscerla sono pubblicate in cinese e non si possono consultare online. Nell'hobby europeo è una rarità.

Poiché se ne sa così poco, in questa scheda separiamo con cura ciò che è documentato sulla specie, ciò che si sa delle sue parenti e del genere Camponotus, ciò che raccontano i negozi che la vendono e ciò che consigliamo in Antomas. E ci sono cose da raccontare: una cugina che viaggiò nelle casse di Alfred Russel Wallace, uno studio del 2026 che l'ha messa di fronte alla formica di fuoco e un'abitudine curiosa: fingersi morta.

Biologia

«Falsa irritans»: che cosa racconta il suo nome

Il nome si capisce scomponendolo. Pseudo- viene dal greco e significa «falso», e irritans è un participio latino: «colei che irrita» o «colei che provoca». Pseudoirritans è dunque «la falsa irritans». Un nome così indica che i suoi autori la vedevano molto simile a Camponotus irritans, una specie descritta più di un secolo prima, ma diversa.

La descrissero Wu e Wang nel 1989, all'interno di uno studio sulle Camponotus della Cina pubblicato in cinese sulla rivista Forest Research. L'esemplare di riferimento, l'olotipo, è un'operaia raccolta nel 1983 nella provincia del Guangdong, e la serie fu completata con 34 operaie dello Hunan, dello Yunnan, del Sichuan e del Fujian. Gli esemplari sono conservati a Pechino, nella collezione dell'Accademia cinese di scienze forestali. La descrizione comprende l'operaia e il «soldato», come in quella letteratura si chiama l'operaia maggiore. La regina e il maschio non sono mai stati descritti.

Una cugina che viaggiò con Wallace

La irritans «vera» ha una storia da esploratrice. L'entomologo britannico Frederick Smith la descrisse nel 1857 come Formica irritans, a partire da operaie di Malacca, nella penisola malese, e del Sarawak, nel Borneo. Le aveva raccolte Alfred Russel Wallace, il naturalista che arrivò all'idea della selezione naturale nello stesso periodo di Darwin, e Smith le pubblicò nel suo catalogo degli imenotteri che Wallace aveva riunito durante quei viaggi.

C. irritans è molto più diffusa della sua «falsa» parente: va dall'India e dallo Sri Lanka alla Cina meridionale e a Taiwan, e verso sud fino a Sumatra, Giava e la Nuova Guinea. Per molto tempo è stata considerata una sottospecie di Camponotus maculatus, e oggi comprende una dozzina di sottospecie, una delle quali, hongkongensis, della Cina meridionale. Con tante forme simili nella stessa regione, non sorprende che vengano confuse: almeno un negozio europeo vende oggi C. pseudoirritans con il nome di C. irritans.

Come si distingue? Una specie descritta in cinese

Ecco la difficoltà. I caratteri che separano C. pseudoirritans da C. irritans si trovano nella descrizione originale e nelle chiavi di identificazione delle formiche della Cina, tutte in cinese: quelle di Wang e Wu del 1994, di Wu e Wang del 1995, di Zhou del 2001, sulle formiche del Guangxi, e di Zhang e Zheng del 2002. Nessuna si può consultare online, e non abbiamo trovato alcuno studio genetico che includa la specie. Non esiste nemmeno una chiave accessibile che la separi da Camponotus nicobarensis, un'altra formica carpentiera della Cina meridionale che compare accanto a lei negli studi.

Il nome, invece, è ben consolidato: il catalogo mondiale delle formiche e l'elenco delle formiche della Cina (Guénard e Dunn, 2012) la riportano come specie valida, senza sinonimi né sottospecie. Ciò che alleviamo in Antomas è la formica che circola nell'hobby con quel nome, e ti raccontiamo ciò che sappiamo di lei senza abbellirlo.

Una Tanaemyrmex, come barbaricus e ocreatus

Nel 1997 il mirmecologo Alexander Radchenko la collocò nel sottogenere Tanaemyrmex, lo stesso in cui Carlo Emery aveva collocato C. irritans nel 1925. In quel sottogenere sono state collocate anche altre formiche carpentiere del nostro negozio, come l'iberica Camponotus barbaricus o la nordamericana Camponotus ocreatus.

Detto questo, i sottogeneri di Camponotus sono una classificazione provvisoria. La grande revisione delle formicine del 2016 riconosce che molti sono raggruppamenti artificiali, in attesa che qualcuno riveda un genere che supera le mille specie. Condividere il sottogenere non garantisce una parentela stretta.

Una formica carpentiera della Cina meridionale

Tutto ciò che si sa della sua distribuzione viene dalla Cina. Oltre alle province della serie tipica, Guangdong, Hunan, Yunnan, Sichuan e Fujian, è stata segnalata nel Guangxi e nel Jiangxi, e compare nell'elenco aggiornato delle formiche dello Yunnan pubblicato nel 2020. Negli ultimi anni si sono aggiunte fotografie di naturalisti della Cina meridionale identificate come questa specie, raccolte da GBIF, la banca dati mondiale sulla biodiversità. Ciò che non esiste è una descrizione scientifica del suo habitat o dei suoi nidi.

Il suo clima. È una regione dal clima subtropicale monsonico. Nelle pianure del sud del suo areale l'estate è lunga, calda e molto umida, con medie di circa 29 °C a luglio e notti che non scendono sotto i 26–27 °C. L'inverno è fresco e secco: la media di gennaio si aggira sui 13–14 °C nell'entroterra e sui 16–17 °C sulla costa, con minime medie di circa 10 °C e qualche rara gelata nell'entroterra. Più a nord e nelle province interne l'inverno è più freddo. Questo inverno fresco, senza vero freddo nelle pianure, spiega perché non abbia bisogno della diapausa e tolleri bene un riposo leggero (vedi «Riposo invernale: facoltativo e leggero»).

La formica che si finge morta

Nel 2026 un gruppo dell'Accademia delle scienze del Guangdong e dell'Università agraria della Cina meridionale ha messo la formica di fuoco rossa, Solenopsis invicta, una delle specie invasive più dannose al mondo, di fronte a otto formiche della Cina meridionale. Tra queste c'erano C. pseudoirritans, C. nicobarensis, la formica tessitrice Oecophylla smaragdina e la tessitrice dorata Polyrhachis dives. Si tratta di un preprint, un lavoro diffuso prima della revisione tra pari, quindi va preso con cautela. Ma è quanto di più completo sia stato pubblicato sul comportamento della specie:

  • Tranquilla finché non la toccano. Negli scontri uno contro uno è stata tra quelle che attaccavano meno: circa 3,7 attacchi per scontro, contro i 6,4 di C. nicobarensis. Restava immobile e non reagiva finché la formica di fuoco non la toccava, e gli autori osservano che ha l'abitudine di fingersi morta.
  • Ma morde forte. Dopo i suoi scontri si trovavano formiche di fuoco con le zampe o il gastro rotti, cosa che gli autori attribuiscono alle sue potenti mandibole.
  • Efficace ad armi pari. Negli scontri di gruppo con lo stesso numero di operaie per specie, C. pseudoirritans e C. nicobarensis sono state quelle che hanno causato la mortalità più alta tra le formiche di fuoco.
  • Chimica difensiva. Tra i composti della sua ghiandola del veleno hanno trovato il nonadecano, un idrocarburo che, provato puro, si è rivelato molto tossico per contatto per la formica di fuoco. E quando le hanno sigillato con lo smalto per unghie l'acidoporo, l'uscita di quella ghiandola, negli scontri sono morte più operaie di C. pseudoirritans.

Gli autori non hanno messo alla prova l'abitudine di fingersi morta: la propongono come un modo per evitare le operaie grandi della formica di fuoco. A casa la vedrai come una formica calma, che non cerca guai, ma che non va sottovalutata (vedi «Manipolazione e sicurezza»).

Acido formico: arma, antidoto e disinfettante

Come tutte le formicine, non ha pungiglione. La sua arma è l'acido formico, che produce nella ghiandola del veleno ed espelle dall'acidoporo, un piccolo ugello sulla punta del gastro. Due studi su altre specie mostrano che le serve a molto più che difendersi:

  • Un antidoto contro la formica di fuoco. Nel 2015 un gruppo dell'Università del Texas ha scoperto che, quando una formica di fuoco applica loro il suo veleno, le formicine si spalmano con il proprio acido, che neutralizza gli alcaloidi del veleno e ne migliora la sopravvivenza. Lo hanno osservato in specie di tutti i grandi gruppi della sottofamiglia.
  • Un disinfettante per la dispensa. Nel 2020 Simon Tragust e i suoi colleghi hanno visto che le formicine ingeriscono il proprio acido: si piegano, portano la bocca all'acidoporo e prendono qualche goccia. Così mantengono molto acida l'ingluvie, lo «stomaco sociale» in cui conservano il cibo che poi distribuiscono, e frenano i microbi che entrano con il cibo.

Nessuno dei due studi è stato fatto su C. pseudoirritans, ma sono caratteri di tutta la sottofamiglia. Quando vedrai un'operaia piegata su se stessa, con la bocca sulla punta del gastro, saprai che cosa sta facendo.

Blochmannia, la socia che le permette di vivere di zucchero

Tutte le Camponotus ospitano un batterio, Blochmannia, che vive in cellule speciali dell'intestino e passa dalla regina alle sue uova. Nel 2007 Heike Feldhaar e i suoi colleghi hanno dimostrato su Camponotus floridanus che il batterio migliora la dieta della formica: le fornisce aminoacidi essenziali, e le colonie in cui i batteri venivano ridotti con antibiotici allevavano meno covata quando il cibo ne era povero. È uno dei motivi per cui queste formiche prosperano con diete così ricche di liquidi zuccherini.

Da dove viene la socia? Uno studio del 2009 propone che le antenate di queste formiche l'abbiano acquisita accudendo insetti succhiatori di linfa, come afidi e cocciniglie. Il batterio, però, non sostituisce le proteine: le larve hanno bisogno di insetti per crescere (vedi «Alimentazione»).

Operaie di taglie diverse

Come quasi tutte le Camponotus, è polimorfa: la descrizione originale distingue già l'operaia dal «soldato». Nel 1953 Edward O. Wilson spiegò che questo polimorfismo è soprattutto una questione di crescita: man mano che aumenta la taglia dell'operaia, la testa cresce più in fretta del resto del corpo, ed è per questo che le operaie maggiori hanno teste così sproporzionate.

E la taglia si decide, in parte, di bocca in bocca. Nel 2016 Adria LeBoeuf e i suoi colleghi hanno analizzato il liquido che le C. floridanus si passano di bocca in bocca, la trofallassi, e vi hanno trovato proteine, piccoli RNA e ormone giovanile. Quando aggiungevano ormone giovanile al cibo delle operaie nutrici, le loro larve avevano il doppio delle probabilità di completare la metamorfosi e diventavano operaie più grandi. Quando vedrai due operaie con le bocche unite, non stanno solo condividendo il cibo.

Dimensioni e morfologia

Una Camponotus polimorfa e senza pungiglione, con operaie di diverse taglie. Poiché la descrizione originale non è accessibile, qui uniamo il poco che è stato pubblicato su di lei ai caratteri di tutto il genere.

  • Caste descritte. L'operaia e l'operaia maggiore, il «soldato» della descrizione cinese. La regina e il maschio non sono stati descritti.
  • Operaie maggiori. Testa proporzionalmente più grande di quella delle minori e mandibole forti: nello studio del 2026, i loro morsi rompevano zampe e gastri alle formiche di fuoco.
  • Colorazione. Non esiste una descrizione scientifica accessibile del suo colore. Nelle foto delle nostre colonie, la regina ha la testa nerastra e lucida, il torace bruno scuro con toni rossicci sui lati, zampe e antenne color ambra e il gastro bruno scuro con bande chiare tra i segmenti. Le operaie sono color ambra aranciato, con zampe lunghe e il gastro striato: bande brune che si alternano ad altre chiare, dal crema al biancastro.
  • Profilo. Come in tutte le Camponotus, il dorso del torace disegna un arco visto di lato: da qui il nome del genere, dal greco kampé, «curva», e nôton, «dorso».
  • Gastro. Termina con l'acidoporo, da cui espelle l'acido formico. Non ha pungiglione.
  • Sviluppo. Le larve tessono un bozzolo di seta per impuparsi, come in tutte le Camponotus.

Misure indicative

  • Regina: circa 14–16 mm (secondo i negozi)
  • Operaie minori: circa 5–8 mm (secondo i negozi)
  • Operaie maggiori: circa 9–14 mm (secondo i negozi)
  • Maschio: non descritto

Non esistono misure scientifiche accessibili: la descrizione del 1989 non si può consultare e la regina non è mai stata descritta. Quelle che diamo sono le misure pubblicate dai negozi che la vendono, che non sempre coincidono tra loro, quindi prendile come indicative.

Allevamento in cattività

Difficoltà: 2/5 – Principiante

In Antomas la consideriamo una specie per iniziare. Arriva come colonia già avviata, con regina, 10–20 operaie e covata, così salti la fase più delicata: la fondazione. Mangia di tutto, si accontenta di un nido piuttosto asciutto, non ha bisogno della diapausa e, nella vita di tutti i giorni, è tranquilla.

Perché non 1/5? Per tre dettagli:

  • Ha bisogno di calore. I negozi che la vendono concordano su un nido a 24–28 °C, e in una casa europea, fuori dall'estate, questo richiede una fonte di calore con termostato.
  • Cresce e chiede spazio. Le operaie maggiori compaiono presto, dopo pochi mesi, e da lì in poi la colonia chiede più proteine e ampliamenti al momento giusto (vedi «Formicai consigliati»).
  • Morde forte. È calma, ma quando morde fa sul serio: sempre con gli strumenti (vedi «Manipolazione e sicurezza»).

E ne vale la pena. È una formica carpentiera asiatica quasi sconosciuta in Europa, con operaie di diverse taglie e un carattere sereno che è un piacere osservare. Inoltre esiste pochissima esperienza pubblicata con lei: se ti lanci, sarai tra i primi ad allevarla. E se cerchi un'altra Camponotus asiatica per iniziare, C. nicobarensis, la sua vicina della Cina meridionale, è una delle più gratificanti.

Parametri consigliati

  • Temperatura del nido: 24–28 °C nella stagione attiva, con un calore leggero su un lato e sempre con termostato, perché la colonia scelga dove stare.
  • Perché così: è l'intervallo su cui concordano i negozi che la vendono, e si adatta all'estate lunga e calda del suo areale.
  • Area di foraggiamento: a temperatura ambiente, o un po' più calda a un'estremità.
  • Umidità: nelle provette; il resto del nido asciutto (vedi «Umidità: nelle provette, il resto asciutto»).
  • Acqua: sempre disponibile, in una provetta con acqua e cotone nell'area di foraggiamento.
  • Luce: nido al buio e area di foraggiamento illuminata, con un normale ciclo giorno-notte.
  • Inverno: nessuna diapausa obbligatoria; se vuoi, un riposo leggero di 4–8 settimane a 15–20 °C (vedi «Riposo invernale: facoltativo e leggero»).

Umidità: nelle provette, il resto asciutto

Nel suo clima l'estate è molto umida e l'inverno secco. In casa, come quasi tutte le Camponotus, ha bisogno di umidità finché la colonia è piccola, e una colonia di 10–20 operaie lo è ancora:

  • In un Qbik Alpha il nido è piuttosto asciutto e l'umidità sta nelle provette. Tienile sempre piene d'acqua.
  • La colonia sceglie: di solito porta la covata piccola vicino all'umidità e si distribuisce nella parte asciutta con il resto.
  • Mai bagnato: l'eccesso d'acqua porta condensa, muffa e acari. Se vedi gocce sulle pareti, arieggia e aspetta qualche giorno.
  • Asciutto non vuol dire senz'acqua: la provetta d'acqua nell'area di foraggiamento non deve mancare mai.

Formicai consigliati

In Antomas consigliamo la gamma Qbik Alpha di Anthouse: formicai modulari, con un nido piuttosto asciutto e l'umidità nelle provette, che si ampliano man mano che la colonia cresce. La colonia che ricevi può andare direttamente in un QBIK ONE con gallerie medie:

Per ampliare, il QBIK DUO e, quando la colonia cresce e le operaie maggiori ne hanno bisogno, gallerie più grandi e i formati maggiori della stessa gamma:

Amplia quando vedi operaie ferme nell'area di foraggiamento perché dentro non c'è più posto, cosa che con questa specie arriva presto. Ma non anticipare i tempi: in un nido enorme per una colonia piccola, le camere in più finiscono per diventare discariche. Completa l'allestimento così:

  • Un'area di foraggiamento con un po' di sabbia, una pietra piatta e un rametto, senza nulla che arrivi fino alla barriera.
  • Acqua in provetta con cotone, e un abbeveratoio per i liquidi zuccherini, mai sul cotone.
  • Calore leggero su un lato del nido, con termostato e lontano dall'abbeveratoio.
  • Una barriera di olio minerale e un coperchio ben chiuso (vedi «Fughe e barriere»).

Arrivo e trasloco per rovesciamento

La tua colonia arriva in una provetta, con la sua riserva d'acqua dietro il cotone. Lasciala riposare uno o due giorni in un luogo tranquillo e buio, a 24–26 °C, e controlla che nella provetta ci sia ancora acqua. Con 10–20 operaie ha già le dimensioni per passare al formicaio. In Antomas lo facciamo per rovesciamento:

  • Prepara prima il formicaio, con le provette d'umidità piene, l'acqua al suo posto e la barriera d'olio già applicata.
  • Lavora sopra un vassoio, con un pennello morbido o una pinzetta morbida, mai con le mani.
  • Apri la provetta nell'area di foraggiamento, accanto all'ingresso del nido, e rovescia con delicatezza la regina, le operaie e la covata, aiutando le ritardatarie con il pennello.
  • Chiudi il coperchio e lascia il nido al buio. In poche ore avranno portato dentro la covata.

Per passarla più avanti a un modulo più grande, lo stesso metodo.

Una regina e una colonia che cresce

In natura, come in quasi tutte le Camponotus, la regina fonda la colonia da sola e in modo claustrale: si chiude in una camera e alleva le prime operaie con le riserve del proprio corpo, senza uscire a nutrirsi. La tua colonia ha già superato questa fase.

  • Una sola regina. È monogina: nell'esperienza di Antomas, e secondo i negozi che la vendono, ogni colonia ha una regina. In Antomas non uniamo regine né colonie.
  • Crescita. Non esistono conteggi pubblicati. I negozi concordano nel dire che, con calore e cibo abbondante, cresce bene una volta avviata, e parlano di colonie di diverse migliaia di operaie, ma sono stime, non conteggi.
  • Le operaie maggiori. Nell'esperienza di Antomas compaiono abbastanza presto, pochi mesi dopo l'arrivo della colonia. Da quel momento la colonia chiede gallerie più grandi e più proteine.
  • Calore e pazienza. Con il nido a 24–28 °C, la covata si sviluppa molto più in fretta che a temperatura ambiente.

Alimentazione

Zucchero nell'abbeveratoio, sempre disponibile. Come tutte le Camponotus, vive in buona parte di liquidi zuccherini: in natura, nettare e melata di insetti succhiatori. In Antomas consigliamo di variare: il Nettare Blue Sugar di Anthouse 4–5 volte a settimana e un altro nettare o liquido zuccherino 1–2 volte a settimana. Puoi anche aggiungere un po' di proteine al nettare. Offrilo sempre in un abbeveratoio, dove la goccia resti «stesa» e accessibile, e mai sul cotone, che ammuffisce e rovina il liquido in pochi giorni.

Proteine: più sono, meglio è. Sono ciò che fa crescere la colonia: la regina ne ha bisogno per deporre e le larve per diventare operaie. Se fai manutenzione spesso e rimuovi gli avanzi, è meglio eccedere che stare scarsi: nell'esperienza di Antomas, la colonia capisce di avere risorse e cresce più in fretta e in numero maggiore. Se non potrai pulire spesso, meglio non sovralimentare, perché il cibo avanzato marcisce e porta muffa e acari. Cambia il tipo di insetto da una settimana all'altra, perché non mangino sempre la stessa cosa:

Togli gli avanzi entro un giorno al massimo e compra gli insetti da un fornitore affidabile: quelli trattati con insetticidi possono sterminare la colonia. Non serve darle semi.

Acqua: sempre, nella provetta con cotone dell'area di foraggiamento, separata dallo zucchero.

Riposo invernale: facoltativo e leggero

Non ha bisogno della diapausa. Non esistono studi sul suo ciclo annuale, i negozi che la vendono non la chiedono e, nell'esperienza di Antomas, si alleva come la sua vicina C. nicobarensis: attiva tutto l'anno a 24–28 °C. Il suo clima, però, ha un inverno fresco e secco, con medie di 13–17 °C nelle pianure del sud del suo areale, quindi tollera bene un riposo leggero se vuoi concederglielo:

  • Quanto: 4–8 settimane, in pieno inverno.
  • Temperatura: 15–20 °C. Non serve scendere di più.
  • Entrata e uscita graduali: togli il riscaldamento e lascia scendere la temperatura poco a poco nell'arco di una settimana; alla fine, riportala allo stesso modo a 24–28 °C.
  • Durante il riposo: acqua sempre, un po' di nettare e meno proteine. Disturba la colonia il meno possibile.
  • Dove: di solito basta una stanza non riscaldata. Controlla la temperatura con un termometro accanto al nido.

Durante il riposo è normale che la regina deponga meno e che la colonia si muova poco. Se preferisci non farlo, tienila a 24–28 °C tutto l'anno: continuerà a crescere.

Comportamento e osservazione

Serena. Tutto fa pensare a una formica tranquilla, che non cerca guai: nello studio del 2026 era tra quelle che attaccavano meno. Non stupirti se, quando la disturbi, qualche operaia resta immobile: è quello che facevano in quello studio prima di reagire. Ma non fidarti troppo: quando decide di difendersi, morde forte e può spruzzare acido formico.

Ritmo. Non esistono dati pubblicati su quando si alimenta, se più di giorno o di notte. Molte Camponotus si animano al crepuscolo: osserva in quali ore la tua colonia esce di più e approfittane per osservarla e nutrirla.

Trofallassi. Guarda come si passano il cibo di bocca in bocca: le bottinatrici tornano con l'ingluvie piena di nettare o di succo di preda e lo distribuiscono tra le compagne e le larve.

Osservare senza paura. In Antomas pensiamo che le formiche siano fatte per essere godute, osservate e per imparare da loro, non per essere tenute nascoste. Basta lasciare il nido al buio e l'area di foraggiamento illuminata, e osservarle con delicatezza, intervenendo il meno possibile. Si abituano alla tua presenza.

Segnali d'allarme:

  • Una colonia che non cresce in piena stagione: quasi sempre mancano calore o proteine.
  • Larve che non crescono fuori dal riposo invernale: mancano proteine.
  • Condensa sulle pareti, muffa o acari: troppa umidità o avanzi dimenticati.
  • Molte operaie ferme nell'area di foraggiamento: è ora di ampliare.

Fughe e barriere

Come quasi tutte le Camponotus, si arrampica bene su vetro e plastica. In Antomas usiamo l'olio minerale:

  • Una striscia sottile e continua di olio minerale nella parte alta delle pareti dell'area di foraggiamento. Rinnovala quando accumula polvere o residui.
  • Un coperchio ben chiuso, come seconda linea di difesa.
  • Nessuna fessura in raccordi, tappi e tubi.
  • Niente che faccia da ponte fino alla barriera: né rametti né pietre appoggiate vicino.

Manipolazione e sicurezza

Non punge: non ha pungiglione. Ma morde, e forte, e può spruzzare acido formico, che brucia sulla pelle sensibile o su un piccolo taglio. Niente di grave se lavori con calma:

  • Sempre con gli strumenti: un pennello morbido, una pinzetta morbida e, per i trasferimenti, provette e adattatori. Mai con le mani.
  • Apri il formicaio solo quanto serve, lavora lentamente sopra un vassoio e richiudilo quando hai finito.
  • Non unire regine o colonie diverse, e non tenerla con altre specie.
  • Con bambini piccoli in casa, che se la godano guardandola, con il formicaio chiuso.

È una specie esotica: in nessun caso deve essere liberata.

Cosa non fare

  • Tenerla tutto l'anno a temperatura ambiente, senza calore nel nido.
  • Riscaldare tutto il nido dal basso senza lasciarle una zona più fresca.
  • Bagnare tutto il nido o lasciar seccare le provette d'umidità finché la colonia è piccola.
  • Farle una diapausa fredda, come a una specie europea, o cambiare la temperatura di colpo all'inizio o alla fine del riposo.
  • Mettere una colonia piccola in un formicaio enorme.
  • Mettere i liquidi zuccherini sul cotone o lasciarli finire.
  • Darle sempre lo stesso insetto o lasciare avanzi per più di un giorno.
  • Unire regine o colonie diverse.
  • Manipolarla con le mani o trascurare la barriera.

Fonti scientifiche

Su Camponotus pseudoirritans è stato pubblicato pochissimo, e la sua descrizione e le chiavi per identificarla sono in cinese. Questa scheda si basa su quella descrizione e sui cataloghi delle formiche (AntCat, AntWiki e GBIF), sullo studio del 2026 sulla formica di fuoco, sulla letteratura scientifica sul genere Camponotus e sulle formicine, sui dati climatici del suo areale, su ciò che pubblicano i negozi che la vendono e sull'esperienza di Antomas. Riferimenti principali:

  1. Smith, F. (1857). Catalogue of the hymenopterous insects collected at Sarawak, Borneo; Mount Ophir, Malacca; and at Singapore, by A. R. Wallace. Journal of the Proceedings of the Linnean Society of London, Zoology 2: 42–88. doi:10.1111/j.1096-3642.1857.tb01759.x
  2. Wilson, E. O. (1953). The origin and evolution of polymorphism in ants. The Quarterly Review of Biology 28: 136–156. doi:10.1086/399512
  3. Wang, C., Xiao, G. & Wu, J. (1989). Taxonomic studies on the genus Camponotus Mayr in China (Hymenoptera, Formicidae) [concl.]. Forest Research 2: 321–328. In cinese; descrizione originale di C. pseudoirritans (senza DOI).
  4. Feldhaar, H., Straka, J., Krischke, M., Berthold, K., Stoll, S., Mueller, M. J. & Gross, R. (2007). Nutritional upgrading for omnivorous carpenter ants by the endosymbiont Blochmannia. BMC Biology 5: 48. doi:10.1186/1741-7007-5-48
  5. Wernegreen, J. J., Kauppinen, S. N., Brady, S. G. & Ward, P. S. (2009). One nutritional symbiosis begat another: phylogenetic evidence that the ant tribe Camponotini acquired Blochmannia by tending sap-feeding insects. BMC Evolutionary Biology 9: 292. doi:10.1186/1471-2148-9-292
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  7. LeBrun, E. G., Diebold, P. J., Orr, M. R. & Gilbert, L. E. (2015). Widespread chemical detoxification of alkaloid venom by formicine ants. Journal of Chemical Ecology 41: 884–895. doi:10.1007/s10886-015-0625-3
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  11. Tragust, S. et al. (2020). Formicine ants swallow their highly acidic poison for gut microbial selection and control. eLife 9: e60287. doi:10.7554/eLife.60287
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