Platymeris biguttatus – cimice assassina
Nera e lucida, segnata da due macchie bianche come un sigillo, Platymeris biguttatus è una cacciatrice notturna delle savane africane. Afferra la preda con le zampe, vi conficca il rostro e le inietta un veleno che la paralizza e la scioglie dall'interno, fino a lasciare solo un guscio vuoto. Dopo ogni muta emerge di un rosso fiammante e in due giorni torna nera come il carbone. Robusta, facile da allevare e affascinante da osservare, questa cimice assassina è la porta d'ingresso perfetta nel mondo dei reduvidi, purché si rispetti la sua puntura. In vendita singolarmente e in gruppi. Spedizione in tutta Europa, arrivo vivo garantito.
Difficoltà: 1/5 – Principiante
Cimice assassina africana di circa 3,5 cm, robusta e facile da allevare. Terrario asciutto e ventilato a 24–30 °C, con sughero per le mute e un angolo umido per la deposizione delle uova, e prede variate. Non va manipolata: la sua puntura è dolorosa; sempre con bicchiere e pinzette lunghe.
Platymeris biguttatus (Linnaeus, 1767) è una cimice assassina predatrice della famiglia Reduviidae che vive nell'Africa tropicale continentale, soprattutto nelle savane aperte, ed è uno dei reduvidi più allevati in terrario.
Biologia
Digerisce le prede dall'esterno
Caccia soprattutto di notte: afferra la preda con le zampe anteriori e vi conficca gli stiletti del rostro. Il veleno della ghiandola salivare principale posteriore la paralizza e, con le sue proteasi, la scioglie dall'interno. È una digestione extraorale: la cimice succhia il contenuto liquefatto e lascia l'esoscheletro vuoto.
In video: il dissennatore degli insetti
In questo breve video di MacroArtist la si vede cacciare e succhiare la preda:
Platymeris biguttatus in piena caccia (MacroArtist).
Puntura e veleno proiettato
Se disturbata con le pinzette, di solito fa comparire una goccia di saliva sulla punta del rostro, e se viene trattenuta, punge. La puntura dei reduvidi provoca un dolore locale intenso e un gonfiore che, secondo gli allevatori, dura alcuni giorni.
La sua parente P. rhadamanthus proietta il veleno in getti fino a circa 30 cm: sulla pelle non ha effetto, ma negli occhi e sulle mucose provoca un dolore intenso. In P. biguttatus lo riferiscono allevatori e zoo, ma nessuno studio lo ha descritto. È raro: basta non avvicinare il viso.
Rossa dopo la muta, nera in due giorni
Dopo la muta, la ninfa dell'ultimo stadio e l'adulto escono di un rosso intenso e diventano neri in circa 18 e 48 ore, rispettivamente; le macchie restano bianche.
Dimensioni e morfologia
Corpo nero e lucido, con due macchie biancastre alla base delle emielitre, una banda gialla sui femori e il connexivo nero: i tre caratteri che la distinguono dalle altre Platymeris. Le ninfe attraversano cinque stadi; quella appena nata ha l'addome rosso con placche nere.
Misure indicative
- Maschi: 32,5–32,6 mm; femmine: 34,1–34,8 mm (Li et al. 2010)
- Ninfe appena nate (stadio I): 7,2–7,5 mm (Chłond et al. 2015)
- Ninfe dell'ultimo stadio (V): 26,5–28,2 mm (Chłond et al. 2015)
Allevamento in cattività
Parametri consigliati
- Temperatura: 24–30 °C. Se serve, un tappetino riscaldante su un lato con termostato, mai sotto tutto il fondo.
- Umidità: ambiente piuttosto asciutto e molto ventilato, intorno al 50–60 %, con un angolo di substrato umido per la deposizione.
- Acqua: la ricavano quasi tutta dalle prede. Nebulizza leggermente il sughero 1–2 volte a settimana.
Terrario consigliato
Per un gruppo fino a circa cinque adulti, in Antomas consigliamo il Gaia Oasis di Anthouse: si chiude con chiavistelli, ha mini-sportelli per nutrire senza aprire il coperchio principale e una ventilazione regolabile, dalle cui fessure non escono nemmeno le ninfe.
Per una decina di adulti, il Gaia Explorer. All'interno:
- Substrato: uno strato sottile; va bene quasi qualsiasi, come sabbia o fibra di cocco, la più usata. Le uova vengono deposte una per una nel substrato.
- Sughero e cartoni per uova: corteccia in diagonale con spazio sotto per appendersi durante la muta, e nascondigli per tutte.
- Coperchio chiuso: gli adulti possono volare.
Alimentazione
Prede della loro taglia o poco più piccole: grilli, blatte Blaptica dubia o Shelfordella lateralis e tarme della farina. Cambia insetto ogni settimana: in una prova a 25 °C, le ninfe con dieta mista sono diventate adulte prima, e la blatta è risultata la migliore preda singola.
- Frequenza: in Antomas, ogni 3–4 giorni. Più mangiano, meglio è, anche se resistono bene a digiuno; un addome piatto indica che è ora.
- Ninfe appena nate: in Antomas diamo loro grilli, tarme della farina e zophobas a pezzi; più ninfe possono condividere una preda.
- Resti: togli gli esoscheletri vuoti e, il giorno dopo, le prede ancora vive.
Convivenza, mute e riproduzione
Non è un insetto sociale e non forma colonie, ma vive bene in gruppo. In Antomas di solito le teniamo così: con cibo in abbondanza, il cannibalismo è raro. Quando compare, riguarda soprattutto le ninfe affamate o appena mutate.
- Uova: non si sviluppano finché il substrato non è umido; a 25 °C schiudono in circa tre settimane.
- Sviluppo: da 8 a 12 mesi dall'uovo all'adulto a 25 °C, a seconda della dieta.
- Mute: si appendono a testa in giù e prima smettono di mangiare; in quei giorni, niente prede vive. Non aiutarle mai a uscire dall'esuvia.
Manipolazione e sicurezza
- Mai con le mani: per spostarla, un bicchiere con un cartoncino sotto o pinzette lunghe.
- Nutrila con pinzette lunghe.
- Se il veleno finisce negli occhi, sciacquali con abbondante acqua; in caso di puntura, lava la zona e applica del freddo.
Cosa non fare
- Prenderla con le mani o avvicinare il viso al terrario aperto.
- Tenerla con muschio o substrato bagnato: porta acari, muffe e mute fallite.
- Lasciare seccare del tutto l'angolo della deposizione.
- Dare sempre lo stesso insetto, o prede molto più grandi di lei.
- Lesinare il cibo a un gruppo: è ciò che porta al cannibalismo.
- Lasciare prede vive in eccesso quando ci sono ninfe in muta.
- Tenerla insieme ad altre cimici assassine.
- Buttare il vecchio substrato senza congelarlo: può contenere uova.
- Liberarla: è una specie esotica.
Fonti scientifiche
Questa scheda è stata redatta a partire dalla letteratura scientifica su Platymeris biguttatus e sulla sua parente P. rhadamanthus, e dalla pratica degli allevatori. Riferimenti principali:
- Edwards, J. S. (1961). The action and composition of the saliva of an assassin bug Platymeris rhadamanthus Gaerst. (Hemiptera, Reduviidae). Journal of Experimental Biology 38: 61–77. doi:10.1242/jeb.38.1.61
- Li, H., Zhao, G., Cao, L., Xu, K. & Cai, W. (2010). Taxonomic and bionomic notes on the white spot assassin bug Platymeris biguttatus (Linnaeus) (Hemiptera: Reduviidae: Reduviinae). Zootaxa 2644: 47–56. doi:10.11646/zootaxa.2644.1.3
- Chłond, D., Bugaj-Nawrocka, A. & Junkiert, Ł. (2015). Current and potential geographical distribution of Platymeris biguttatus (Linnaeus, 1767) with description of nymphs. Zoological Studies 54: 9. doi:10.1186/s40555-014-0092-5
- Walker, A. A., Robinson, S. D., Undheim, E. A. B., Jin, J., Han, X., Fry, B. G., Vetter, I. & King, G. F. (2019). Missiles of mass disruption: composition and glandular origin of venom used as a projectile defensive weapon by the assassin bug Platymeris rhadamanthus. Toxins 11: 673. doi:10.3390/toxins11110673
- Zhang, Y., Li, H., Du, J., Zhang, J., Shen, J. & Cai, W. (2019). Three melanin pathway genes, TH, yellow, and aaNAT, regulate pigmentation in the twin-spotted assassin bug, Platymeris biguttatus (Linnaeus). International Journal of Molecular Sciences 20: 2728. doi:10.3390/ijms20112728
- Fischer, M. L., Wielsch, N., Heckel, D. G., Vilcinskas, A. & Vogel, H. (2020). Context-dependent venom deployment and protein composition in two assassin bugs. Ecology and Evolution 10: 9932–9947. doi:10.1002/ece3.6652
- Holmes, M. (2020). Diet matters in the growth of captive African white spotted assassin bug Platymeris biguttatus (Hemiptera: Reduviidae). Tesi di master, Colorado State University. doi:10.25675/3.02817
- Gao, F., Tian, L., Li, X., Zhang, Y., Wang, T., Ma, L., Song, F., Cai, W. & Li, H. (2022). Proteotranscriptomic analysis and toxicity assay suggest the functional distinction between venom gland chambers in twin-spotted assassin bug, Platymeris biguttatus. Biology 11: 464. doi:10.3390/biology11030464
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